Tangenti per i lavori di ricostruzione dell’oratorio Don Bosco dell’Aquila dopo il terremoto del 2009. Con questa accusa è finito ai domiciliari l’ex vicesindaco della città abruzzese Roberto Riga (Pd) che fino a gennaio (quando si era dimesso perché indagato) aveva anche la delega all’urbanistica. In tutto sono state eseguite, a 6 anni e mezzo di distanza dal terremoto, 4 misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza su ordine del gip Giuseppe Romano Gargarella che ha accolto la richiesta della Procura. A coordinare questo nuovo filone sono il procuratore capo Fausto Cardella e il sostituto David Mancini.

L’ipotesi di reato contestata all’ex vicesindaco Riga è corruzione. Gli sono stati sequestrati beni per circa 58mila euro che secondo i magistrati sono ricollegabili alle presunte mazzette. A finire agli arresti domiciliari anche il noto imprenditore Massimo Mancini, proprietario dell’azienda omonima impegnata nella ricostruzione oltre che vicepresidente dell’Aquila Calcio (che milita in Lega Pro, la vecchia serie C). Altri due imprenditori edili aquilani hanno ricevuto invece una misura interdittiva del divieto temporaneo all’esercizio d’impresa per un mese. Nell’impostazione dell’accusa sono loro i presunti corruttori dell’ex vicesindaco.

L’inchiesta riguarda in particolare due appalti per un totale di 28 milioni di euro. Al centro delle indagini l’appalto privato affidato alla Mancini degli interventi di riparazione e ricostruzione post-sisma dell’oratorio Don Bosco e, successivamente, di quelli relativi all’intero complesso edilizio di proprietà dell’Opera Salesiana, di cui l’oratorio faceva parte integrante.

Secondo la Finanza l’ex vice sindaco si spese con il rappresentante dell’Opera salesiana per favorire l’affidamento alla ditta di Mancini e in cambio stipulò con Mancini un contratto di affitto di 12 anni (6 anni + 6) a prezzo maggiorato rispetto a quelli di mercato di una delle due abitazioni acquistate in precedenza da sua moglie. Non solo. Sempre secondo i pm le pratiche per l’appalto approvate dal Comune nel 2013 e nel 2014 non sono regolari perché non si tratterebbe di prima abitazione per il rappresentante legale, ma di spazio “ricettizio e religioso” quindi non ad uso abitativo, il che farebbe scattare un contributo massimo di 80mila euro.