La commissione d’inchiesta del Senato sulla tragedia del Moby Prince comincerà a lavorare da domani, 4 novembre. Alle 14 è convocata la prima seduta. Il presidente dell’organismo sarà Silvio Lai, senatore del Pd, sardo di Sassari, come ha annunciato in Aula la presidente di turno Linda Lanzillotta. L’istituzione della commissione è stata approvata all’unanimità nel luglio scorso e la sua composizione è stata completata la scorsa settimana dopo che il presidente Piero Grasso ha dovuto sollecitare i presidenti di 4 gruppi parlamentari (Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Gal e Conservatori e Riformisti). Il presidente è stato invece scelto da Grasso al di fuori dei 20 componenti previsti. I commissari sono 7 del Pd (Stefano Collina, Marco Filippi, Manuela Granaiola, Laura Cantini, Doris Lo Moro, Claudio Moscardelli, Carlo Pegorer), 2 del Movimento Cinque Stelle (Enrico Cappelletti e Sara Paglini), 2 di Forza Italia (Emilio Floris e Riccardo Villari), 2 di Area Popolare (entrambi di Ncd, Ulisse Di Giacomo e Renato Schifani), 2 del gruppo misto (Maria Mussini e Luciano Uras, quest’ultimo in quota Sel), un senatore ciascuno per la Lega Nord (Jonny Crosio), per Gal (Bartolomeo Pepe), per i Conservatori e riformisti, cioè i fittiani (Francesco Bruni), per le Autonomie (Lorenzo Battista) e per i verdiniani di Ala (Pietro Langella).

Soddisfazione da parte di Loris Rispoli, presidente di una delle associazioni che rappresentano i familiari delle 140 vittime della tragedia avvenuta il 10 aprile 1991 poche miglia al largo del porto di Livorno. Rispoli, che nei giorni scorsi aveva minacciato uno sciopero della fame se la commissione approvata ormai mesi fa non fosse diventata operativa, ha scritto allo stesso Lai: “Ti faccio i migliori auguri perché usando tutti i mezzi possibili che vi concede il ruolo, tu possa con gli altri arrivare a quelle verità che da 24 anni aspettiamo. Ho visto tra i membri serietà e professionalità: questo è un buon auspicio. Sin da ora ti comunico la nostra piena disponibilità a collaborare in tutto e per tutto”.

I parenti dei 140 tra passeggeri e membri dell’equipaggio del Moby Prince (traghetto che si incendiò dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo) da sempre chiedono “verità e giustizia”. Un primo processo arrivato fino al giudizio d’appello (con la sola prescrizione di un terzo ufficiale della petroliera) e una seconda inchiesta (aperta nel 2006 e chiusa nel 2010 con una richiesta di archiviazione) non hanno mai convinto i familiari, rappresentati principalmente da due associazioni guidate dallo stesso Rispoli e dai figli del comandante del Moby, Ugo Chessa, Angelo e Luchino. Proprio su impulso di questi ultimi, negli ultimi 3 anni lo studio di ingegneria forense Bardazza di Milano ha prodotto una serie di elementi “nuovi” rispetto all’inchiesta degli anni Novanta e all’indagine bis archiviata 5 anni fa.