Un passo in avanti, ma non ancora sufficiente. Le misure di contrasto alla povertà messe in campo dalla legge di Stabilità rappresentano un miglioramento rispetto al passato, ma servirà ben altro per dare un colpo definitivo al dramma dell’indigenza. A dirlo sono studiosi e associazioni di settore, che si erano pronunciati sulle bozze del provvedimento, ora confermate dal testo arrivato in Parlamento: il governo mette sul piatto 600 milioni di euro, per un pacchetto totale di 1,6 miliardi. Ma ne servivano almeno cinque. E a beneficiare degli interventi saranno un quarto delle persone che ne avrebbero bisogno.

Nel dettaglio, le misure contro la povertà previste dalla manovra destinano 380 milioni al Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, mentre 220 milioni finanzieranno l’Asdi, l’assegno di disoccupazione pensato per i senza lavoro di lunga durata. Sommando le nuove risorse con i fondi preesistenti, si arriva a un totale di 854 milioni per il Sia e 600 milioni per l’Asdi, cui vanno aggiunti i 200 milioni della vecchia carta acquisti: un pacchetto da circa 1,6 miliardi di euro. Queste misure dovranno intervenire in un contesto dove, come certifica l’Istat, si trovano in condizione di povertà assoluta 1,4 milioni di famiglie, per un totale di 4,1 milioni di persone, il 6,8% della popolazione residente in Italia. Una quota raddoppiata dall’inizio della crisi.

A partire da questi numeri, bisogna capire se l’intervento del governo darà una spallata decisiva alla piaga della povertà. “L’importo del finanziamento è una cifra molto significativa, – sostiene Massimo Baldini, economista dell’università di Modena e Reggio Emilia, in un articolo per lavoce.info – ma ancora meno di quanto servirebbe per ridimensionare in modo evidente la povertà assoluta in Italia”. Il professore spiega che “sarebbero necessari circa 5-6 miliardi per colmare il divario tra soglie di povertà assoluta e spese delle famiglie povere” e che, invece, i fondi messi sul piatto dal governo “sono circa il 25-30% del ‘gap di povertà’ italiano”.

Il docente basa il suo ragionamento su un calcolo: dividendo i finanziamenti per il numero di famiglie con minori in povertà, si ottengono circa 1.250 euro all’anno. Eppure, sulla base degli importi della fase sperimentale del Sia, si ipotizza che ogni famiglia percepirà 3-4mila euro all’anno. Di conseguenza, ragiona Baldini, i soldi non bastano per tutti: “Solo i più poveri tra i poveri saranno ammessi al beneficio. Realisticamente, si tratterà di circa 200-250mila famiglie“. In particolare, fa notare lo studioso, il bonus del Sia è destinato a famiglie con almeno un minore, escludendo una fetta importante della popolazione povera, quella senza figli a carico.

Non si discosta di molto la visione di Gianni Bottalico, presidente delle Acli e portavoce dell’Alleanza contro la povertà. Pur riconoscendo “un cambio di passo” da parte del governo, Bottalico ricorda che “è ancora troppo esigua la platea di quanti potranno beneficiare di tali interventi”. E rivolge un appello al Parlamento per trovare maggiori fondi per avviare un piano pluriennale di contrasto all’indigenza. Obiettivo: “Consentire di raggiungere una fetta più ampia di quegli oltre 4 milioni di cittadini in povertà assoluta, rispetto al milione che verrebbero coinvolti con le risorse indicate”.

Anche Francesco Marsico, vicedirettore vicario di Caritas italiana, apprezza il maggiore impegno del governo, ma non manca di segnalare le criticità degli interventi. D’altra parte, l’associazione non era stata tenera con il premier Matteo Renzi, che aveva accusato di non avere “ancora assunto una posizione pubblica precisa sulla lotta alla povertà”, confermando “la tradizionale disattenzione della politica italiana nei confronti delle fasce più deboli”. Il rappresentante della Caritas, intervistato da Radio Vaticana, ha giudicato positivamente il carattere strutturale delle misure e l’aumento dei fondi per la lotta alla povertà. Anche se non ha mancato di sottolineare i limiti e la lentezza degli interventi. “Chiaramente, è una incrementalità abbastanza limitata – ha precisato – In altri termini, si va nella direzione giusta, anche se forse si va troppo lentamente. Accompagnamento e risorse, presa in carico, piani personalizzati e struttura di riferimento per i prossimi anni per le famiglie in povertà. Di questo hanno bisogno il Paese e le famiglie povere italiane”.