La Svizzera territorio della ‘ndrangheta. Con la sentenza emessa dal gup Domenico Santoro, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha dimostrato come le cosche calabresi abbiano creato locali di ‘ndrangheta anche fuori dal territorio nazionale. Al termine della camera di consiglio, il giudice ha inflitto 14 anni di carcere ad Antonio Nesci e 12 a Raffaele Albanese. Entrambi hanno chiesto il rito abbreviato.

Si è concluso così lo stralcio del processo “Helvetia”, nato da un’inchiesta dei carabinieri coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo. La ‘ndrangheta ha messo radici in Svizzera. Quella che era una supposizione dei pm, dimostrata dalle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, oggi trova riscontro nella sentenza di primo grado.

Con l’inchiesta “Helvetia”, la Procura distrettuale ha fatto luce sulla cosiddetta “questione Svizzera”. Già l’inchiesta “Patriarca” aveva svelato l’esistenza della “locale” di Singen, guidato da Bruno Nesci. Una leadership, quella di quest’ultimo, che “era insidiata – è scritto nel provvedimento di fermo emesso dalla Procura – da un altro gruppo dislocato in Svizzera, a Frauenfeld, alla cui testa risultava un personaggio, successivamente identificato per Nesci Antonio, alias ‘cucchiarune‘ che nelle intercettazioni veniva indicato ‘quel cornuto della Svizzera’… ‘la montagna della Svizzera‘”.

Contrasti tra locali che hanno avuto bisogno di un summit per essere risolti. Avviene nella primavera del 2010, vicino alla città di Frauenfeld, e lì le due famiglie rivali trovano una soluzione di equilibrio. “Dal territorio calabrese, – avevano scritto i due pm – la ‘ndrangheta si è da tempo proiettata verso i mercati del centro-nord Italia, verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia. L’infiltrazione e la penetrazione di questi mercati ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture ‘ndranghetiste in continuo contatto ed in rapporto di sostanziale dipendenza con la casa madre reggina”.

La testa pensante è sempre in Calabria dove si decidono i destini anche dei locali in Svizzera dove “la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di colonizzazione, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso”.

La “società di Frauenfeld”, guidata da Antonio Nesci, quindi era “una organizzazione ‘ndranghetista strutturata in maniera rigidamente gerarchica che ha un substrato di fortissima tradizione ed una proiezione esterna moderna e camaleontica”.