Erri De Luca è stato assolto dall’accusa di istigazione a delinquere nel processo per alcune interviste in cui sosteneva che la “Tav va sabotata”. Il pm aveva chiesto una condanna di otto mesi di reclusione. Per il giudice Immacolata Iadeluca il “fatto non sussiste“. La sentenza è stata accolta dagli applausi dei numerosi No Tav presenti in tribunale a Torino. “E’ stata impedita una ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo” ha commentato De Luca dopo la pronuncia del dispositivo della sentenza. “Ora – continua lo scrittore – mi sento tornato un cittadino qualunque. Ma la Valle di Susa resta una questione che mi riguarda. Di questo processo mi rimane la grande solidarietà delle persone che mi hanno sostenuto, in Italia e in Francia.”La sentenza ribadisce il valore dell’articolo 21 della Costituzione. Ho letto sui giornali della telefonata di Hollande a Renzi, ma non credo che abbia influito sulla sentenza”. Lo scrittore, prima della pronuncia, aveva rilasciato dichiarazioni spontanee con le quali aveva confermato la sua “convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua” e si era detto “disposto a subire condanna penale per il suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana”.

Alberto Mittone, legale della Ltf, società che gestisce la linea No Tav, ha spiegato di rispettare “la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare”. Dall’altra parte c’è il commento di Gianluca Vitale, avvocato di De Luca: “Questa sentenza riporta le cose al posto giusto e dimostra che non avremmo dovuto essere qui. Mi auguro che la Procura e la Digos di Torino capiscano che c’è un limite anche all’attività di repressione. La libertà di pensiero deve essere tale in Valle di Susa come nel resto del Paese”.

Tutto era cominciato il 1° settembre 2013 quando Erri De Luca aveva risposto alle domande di una giornalista dell’Huffington Post sul rischio terrorismo in Val di Susa in relazione alla presenza del movimento No Tav. A De Luca veniva chiesto di commentare le dichiarazioni dell’allora procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli dopo l’arresto di due militanti sulla cui auto erano state trovate bottiglie di plastica con la benzina, tubi in plastica, cesoie e altro. Era l’ultimo episodio di cronaca riconducibile alla protesta: a metà maggio c’era stato un blitz notturno al cantiere attaccato con bengala e molotov, un atto su cui era stata avviata un’indagine per terrorismo. Caselli aveva criticato la “complicità” di intellettuali sostenitori della causa.

E l’autore napoletano – un passato nel servizio d’ordine di Lotta Continua – il 5 dicembre 2005, dopo uno spettacolo a Torino, era andato a incontrare i militanti del presidio di Venaus, allora “avamposto” dell’opposizione al progetto della Torino-Lione, sgomberato quella stessa notte dalle forze dell’ordine. Da allora ha seguito la causa dei valligiani. Così in quell’intervista all’Huffington De Luca negò l’esistenza di rischi eversivi e poi affermava che quanto trovato sull’auto era “pericoloso materiale da ferramenta. Proprio quello che normalmente viene dato in dotazione ai terroristi” aggiungendo che “la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo”. Alla fine Ltf presentò denuncia.

Dopo l’inchiesta dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, De Luca finisce a processo (durato 5 udienze, con 4 testimoni) e comincia la mobilitazione a suo sostegno: Domenico Procacci  gli dedica il Nastro d’oro vinto a Taormina, le mobilitazioni diventano più frequenti, vengono organizzate letture dei suoi libri, tra cui il pamphlet La parola contraria, l’hashtag #Iostoconerri diventa virale nei giorni delle udienze, al Salone del libro a Torino molti scrittori indossano la maglietta preparata dalla Feltrinelli e in Francia vengono lanciate molte petizioni, ultime quelle dei cineasti e degli avvocati, a cui aderiscono anche politici e componenti del governo.

Il presidente della Repubblica François Hollande afferma che uno scrittore non dovrebbe essere perseguito per quanto scrive. Secondo il Journal du dimanche Hollande e altri “responsabili dello Stato” hanno chiesto a Matteo Renzi di far ritirare la denuncia, ma la ricostruzione è stata smentita da Palazzo Chigi. Di sicuro c’è il tweet che il ministro della Giustizia francese Christiane Taubira ha pubblicato alla vigilia della sentenza: “Erri de Luca, quanto tutto sarà scomparso dietro all’ultimo sole, resterà la piccola voce dell’uomo, parlando ancora Tennessee Williams”.