L’inceneritore a Parma, le trivelle a Ragusa e la maggioranza che boccia il bilancio a Livorno. Ovvero quando tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o meglio quando anche la protesta fa i conti con se stessa. Il Movimento 5 Stelle che sogna di guidare l’Italia, conosce già l’amarezza di chi è al governo e deve fare scelte scomode. “Compromesso” è la parola che nessuno vuole pronunciare, ma che in molti casi è già una realtà. Nella due giorni di Italia 5 Stelle a Imola c’erano anche gli amministratori locali, quelli che sulle poltrone del potere si sono già seduti e conoscono la difficoltà di dover fare i conti con promesse elettorali difficili da mantenere e aspettative oltre il limite. Sono il bagaglio culturale ancora molto inascoltato di un movimento giovane, che sogna di governare ma ha il terrore di fare passi falsi. Domenica mattina gli amministratori hanno chiesto a Luigi Di Maio di vedersi faccia a faccia nel silenzio di un bar per esporgli problemi e preoccupazioni. Perché governare vuol dire avere ansie e loro molto spesso non si sentono abbastanza le spalle coperte.

Video di Giulia Zaccariello

Patrizio Cinque, 30 anni e sindaco di Bagheria, parla di preparazione. Il suo Comune in provincia di Palermo ha dovuto affrontare alcune polemiche da cui più volte è uscito ammaccato. “Dipende tutto se hai studiato”, dice. “Dobbiamo fare promesse realizzabili per poi non deludere. C’è il rischio di non vincere così? Bisogna essere sinceri e non essere populisti”.

Chi ha le idee chiare è il più polemico del gruppo: Federico Pizzarotti. “Compromesso”, spiega, “è una parola che ha avuto una accezione negativa. Ma si tratta semplicemente di dialogo“. Il sindaco di Parma è quello che ha dovuto fare i conti con la promessa mancata di spegnere l’inceneritore. Questo gli è costato mesi di scontri con i vertici del Movimento, anche se sembra per ora essere stato perdonato: perché lui al governo c’è davvero e ha ragioni che gli altri non possono sapere. “Amministrare vuol dire cercare di risolvere i problemi di chiunque essi siano. Noi come sindaci stiamo dimostrando che è possibile fare compromessi. Certo forse a livello più alto si potrebbe fare di più”. Vedi in Parlamento, tanto per fare un esempio.

Sono frasi che suonano come eresie per gli integralisti M5S degli inizi, ma che ripetono simili tutti i primi cittadini a 5 Stelle. “Io per il bene della mia città dialogo anche con gli altri”, dice il sindaco di Gela Domenico Messinese. “Le scelte non sono mai difficili se vengono fatte per lo spirito di servizio”.

I parlamentari guardano da lontano alla scuola dei sindaci M5S. Sanno che sul territorio ci sono squadre di attivisti che chiedono il conto e che a quei voti dovranno dare risposte. “Dobbiamo confrontarci con le responsabilità amministrative”, dice il senatore Maurizio Buccarella. “Abbiamo tanto da imparare e non dobbiamo pensare di avere la bacchetta magica”. Gli eletti si nascondono dietro le buone volontà, sperando che possa bastare: “Per noi governare”, aggiunge Manlio Di Stefano, “è fare quello che farebbe un padre di famiglia“.

La paura dei 5 Stelle è di rimanere ingabbiati nelle loro stesse regole. La rigidità che li fa crescere nei sondaggi poi li frena quando è il momento di governare. Nei prossimi mesi c’è la prova delle elezioni a Roma: il terrore di salire al Campidoglio dovrà fare i conti con le ambizioni. Nei fatti però restano le preoccupazioni di chi ha il lusso, i politici, di porsele. Perché ad ascoltare gli attivisti è tutto molto più facile di così: “I compromessi noi non li potremo fare mai”, spiega Antonio Povio di Termoli. “Le scelte scomode? Non è detto che ci siano da fare. Basta andare avanti per la nostra strada e rispettare quanto detto in campagna elettorale”. La base dice di avere un’arma più degli altri che fa dormire tranquilli: la trasparenza. “Le mediazioni siamo pronti a farle con i cittadini, non con le altre parti politiche o con le lobby”, dice Marco da Torino. “Gli accordi con le idee giuste li abbiamo sempre fatti”. In pratica pronti a tutto purché la classe politica spieghi le sue ragioni, sperando che quelli che si candidano a essere i governanti di domani “non dimentichino da dove vengono”.