Articolo 40. Comma 5. Ultimo periodo. Qualcuno ha letto fino in fondo le «Disposizioni finali» del ddl di riforma costituzionale Boschi-Renzi? Sicuramente non il vasto pubblico. Forse nemmeno tutti i 179 senatori che il 13 settembre l’hanno votato senza modificare di una virgola il testo già approvato dai loro colleghi deputati, che a loro volta lo avevano approvato nella stessa identica formulazione con cui l’anno scorso era uscito dal Senato, e che adesso ri-approveranno pari pari. Per farla corta: l’articolo 40, comma 5, è un moloch. Intoccabile.

ABBASSO I TAGLI Lo chiamano il «comma Napolitano». E infatti, sostengono i più critici, sembra una norma pensata, scritta e inserita nella riforma costituzionale appositamente per lui, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, oggi senatore di diritto e a vita. Una esagerazione, naturalmente. Ma cosa dice il codicillo in questione? Che «lo stato e le prerogative dei senatori di diritto e a vita restano regolati secondo le disposizioni già vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale». Traduzione: ben venga la riforma costituzionale, evviva i tagli alle indennità dei membri del futuro Senato delle Autonomie, ma nessuno si azzardi a toccare gli appannaggi, l’immunità, il trattamento e le dotazioni dei senatori «di diritto e a vita». Che, una volta approvata la riforma Boschi, non saranno più riformabili come accade adesso dalle amministrazioni del Senato e del Quirinale con un semplice intervento sui regolamenti interni, ma diventaranno (vedi Primoditutto) intoccabili in quanto blindati all’interno della Costituzione. Un vero capolavoro.

PRIVILEGI A VITA Gli ex presidenti della Repubblica, una volta lasciato il Quirinale, approdano infatti a Palazzo Madama e ivi restano vita natural durante, mantenendo alcuni privilegi del Colle (auto di servizio e chaffeur, linee telefoniche protette, scorta, perfino un maggiordomo e un guardarobiere a disposizione, volendo, per la residenza privata) e integrandoli con altri, elargiti questi dall’amministrazione del Senato. Attualmente di senatori «di diritto e a vita» in quanto ex capi dello Stato, se ne contano due, Carlo Azeglio Ciampi (in carica al Colle dal 1999 al 2006) e il suo successore, che è appunto Giorgio Napolitano. Ma se Ciampi al Senato ormai si vede pochissimo, viste le non ottimali condizioni di salute, Napolitano, da quando si è trasferito al quarto piano di palazzo Giustiniani (cento metri quadrati di ufficio, con una grande terrazza), a palazzo Madama è una presenza costante. E, ovviamente in base a quello che i regolamenti correnti gli consentono in quanto presidente emerito e appunto senatore a vita, pure parecchio costosa.

PAGA IL SENATO Dal Quirinale si è infatti portato il suo consigliere più fidato, Carlo Guelfi, e il portavoce Giovanni Matteoli; poi ha organizzato un cospicuo ufficio di segreteria, sempre a spese dal Senato. A quante persone ammonti il suo staff esattamente non è risaputo, ma in base al regolamento interno Napolitano può assumere un capo ufficio, tre funzionari, due addetti ai lavori esecutivi e altri due addetti ai lavori ausiliari, qualunque cosa significhi quest’incarico. Inoltre, a scelta, può dotarsi di un consigliere diplomatico o militare. Tutti dotati di ben 15 mensilità di stipendio.

CARISSIMI EMERITI Il costo? Variabile, ovviamente, in base alla consistenza dello staff. Fino all’estate 2015 per le «segreterie personali» dei presidenti emeriti il Senato prevedeva un tetto di 828.061 euro e 80 centesimi. Poi, a luglio, circa sei mesi dopo l’arrivo di Napolitano, il collegio dei questori ha imposto una bella sforbiciata, riducendo i fondi a disposizione del 30 per cento: oggi ammonta a 579.643 euro e 26 centesimi, 200 mila euro l’anno più della dotazione degli ex presidenti del Senato come Franco Marini o Renato Schifani (384.859,76 euro). Spicciolo più, spicciolo meno, Napolitano ha a disposizione un plafond di quasi 50 mila euro al mese. Una spesa sempre parecchio rilevante e che si aggiunge, peraltro, ad altri simpatici benefit. Intendiamoci. Il taglio, approvato alla vigilia della festicciola per i 90 anni di Napolitano che Pietro Grasso ha ospitato nel suo appartamento di rappresentanza a palazzo Giustiniani (più di cento gli invitati, da Matteo Renzi a Maria Elena Boschi, da Mario Monti a Sabino Cassese, passando per Luigi Zanda, Anna Finocchiaro, Massimo D’Alema, Pierferdinando Casini, Giuliano Amato), non è stato affatto gradito dal senatore «di diritto e di vita». Almeno così assicurano fonti autorevoli a ilfattoquotidiano.it.

MURO DI COMMA Ora però può stare tranquillo. Grazie proprio al «comma Napolitano» sarà direttamente la Costituzione a garantire a lui e a tutti gli altri presidenti emeriti della Repubblica, passati e futuri, «lo stato e le prerogative», le immunità e il trattamento attualmente in vigore. Chissà se tra «stato» e «prerogative» è compreso anche il piccolo appannaggio personale erogato dal Senato. Fanno 15 mila euro, tondi tondi.