Come da indiscrezioni della vigilia, il numero uno di Rcs Pietro Jovane ha dato le dimissioni durante il consiglio di amministrazione che si è riunito giovedì, ufficialmente per rinegoziare i termini del finanziamento con le banche creditrici dopo la cessione dei libri Rizzoli a Mondadori. Il manager, spiega la nota del gruppo che edita il Corriere della Sera, lascerà la poltrona già il 15 ottobre e riceverà in tutto 750mila euro: una buonuscita da 150mila euro che gli verrà versata entro il 30 ottobre più 600mila euro in tre rate trimestrali a fronte dell’impegno a non lavorare per altre società del settore per 12 mesi. E ovviamente il tfr. Condizioni piuttosto svantaggiose per il manager, considerato che quando ha assunto l’incarico, nel 2012, ha ricevuto un bonus di ingresso di 300mila euro solo per lasciare Microsoft in tempi brevi e ha portato a casa uno stipendio complessivo di 1,066 milioni per sei mesi di lavoro.

Quel tappeto rosso è un lontano ricordo ora che gli azionisti del gruppo, nonostante la vendita di Rcs Libri alla società della famiglia Berlusconi, rischiano di essere chiamati a contribuire a una seconda tranche di aumento di capitale da 190 milioni di euro. Dopo quella da 409 milioni del 2013. Infatti non è detto che i 127 milioni incassati dalla casa editrice di Segrate (che ha peraltro ottenuto uno sconto rispetto ai 135 milioni previsti) siano sufficienti per evitare l’ulteriore ricapitalizzazione. Tutto dipende da quanta parte verrà destinata a ridurre l’indebitamento, che lo scorso 30 giugno si attestava a 526,2 milioni ma a fine anno, stando alle clausole stipulate con gli istituti di credito, non dovrà superare quota 440 milioni. I proventi dunque basterebbero a stento. Jovane però aveva promesso che sarebbero stati usati in gran parte per “accelerare i nostri piani di sviluppo” e “la crescita del core business che sono le news e lo sport.

Così il manager vicino a John Elkann, primo azionista del gruppo con il 16,7% attraverso Fiat Chrysler Automobiles, si prepara ora a svuotare l’ufficio dello storico palazzo di via Solferino venduto nel 2013 al fondo Blackstone in soli sette giorni. Lo scorso aprile, dopo l’insediamento del nuovo cda, era stato riconfermato nonostante le performance del gruppo, che ha archiviato il 2014 con ricavi in calo del 2,6%, a 1,27 miliardi di euro rispetto agli 1,3 dell’anno precedente, nonostante i proventi da pubblicità siano cresciuti del 3%, a 491,2 milioni, e ha chiuso l’esercizio con una perdita di 110,8 milioni di euro dopo i 218,5 dell’anno prima.

In attesa di individuare il nuovo amministratore delegato, le deleghe per l’ordinaria amministrazione sono state attribuite ad interim al presidente Maurizio Costa.