A fargli i conti in tasca ci ha pensato sabato scorso, intervistato da Repubblica, Urbano Cairo, che di Rcs Mediagroup è azionista con il 3% attraverso la holding Cairo Communications: “Basta fare due conti partendo dai numeri dei bilanci pubblicati. A fine 2011 Rcs aveva 938 milioni di debiti finanziari netti e da quel momento ha incassato 396 milioni sotto forma di aumento di capitale, realizzato dismissioni per altri 397 milioni e ha convertito le azioni di risparmio con un introito di altri 49 milioni.
Risultato: il debito netto sarebbe dovuto scendere ben sotto i 100 milioni. Ma nel frattempo le perdite di cassa sono ammontate a circa 288 milioni e sono stati fatti investimenti per altri 116 milioni e 15 sono stati spesi in acquisizioni. Così l’indebitamento a settembre 2014 era ancora pari a 515 milioni”. Verdetto finale: “Rcs negli ultimi tre anni ha continuato a bruciare cassa e le dismissioni sono servite a coprire le perdite“. Eppure Pietro Jovane, amministratore delegato del gruppo che edita il Corriere della Sera, ostenta ottimismo. E, nel giorno in cui la società comunica di aver chiuso il 2014 con una perdita di 110,8 milioni di euro (contro i 218,5 dell’anno prima), garantisce che l’incasso che deriverà dalla eventuale vendita della divisione Libri a Mondadori sarà utilizzato per “accelerare i nostri piani di sviluppo” e “la crescita del core business che sono le news e lo sport“, realizzando “primariamente, ma non esclusivamente” acquisizioni.

Versione che contrasta con la necessità, sottolineata da Cairo, di ridurre drasticamente il debito per rispettare i paletti finanziari previsti dagli accordi con le banche creditrici. Necessità ricordata peraltro anche nella nota diffusa dal gruppo, in cui si legge che “il perfezionamento delle cessioni di asset no-core e degli eventuali altri asset è strumentale alla riduzione della posizione finanziaria netta consolidata e al rispetto dei covenant (clausole, ndr) previsti nel contratto di finanziamento per il 31 dicembre 2015″. In caso contrario, infatti, il gruppo dovrebbe varare la seconda tranche (da 200 milioni) dell’aumento di capitale varato nel luglio 2013, ipotesi che fa storcere il naso a molti azionisti e che indebolirebbe la posizione dello stesso Jovane e del suo principale sponsor, John Elkann, primo socio di Rcs Mediagroup attraverso Fiat Chrysler.

I conti 2014 archiviati mercoledì permettono di inquadrare meglio il problema: Rcs ha archiviato l’ultimo esercizio con ricavi in calo del 2,6%, a 1,27 miliardi di euro rispetto agli 1,3 dell’anno precedente, nonostante i proventi da pubblicità siano cresciuti del 3% sul 2013, a 491,2 milioni. Il margine operativo lordo post oneri e proventi non ricorrenti è risultato positivo per 30 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai -83,4 del 2013. Ma l’indebitamento si attestava ancora, al 31 dicembre, a 482,5 milioni. Pesantissime, peraltro, sono state le ripercussioni sui dipendenti: nel 2014 l’organico medio è stato di 4.023 persone, 571 in meno rispetto all’anno prima, per effetto delle chiusure di testate e della vendita di Dada. Dalle “azioni di efficienza”, si legge nel comunicato, sono però derivati nel 2014 risparmi per 72 milioni, superiori all’obiettivo che era di 50-60 milioni.

Quanto ai risultati delle singole aree, i Media Italia segnano ricavi per 531,9 milioni (-4,5%), con un margine operativo lordo positivo per 60,1 milioni contro i -21 milioni del 2013, mentre l’area Media Spagna chiude l’esercizio con ricavi a 358,1 milioni in discesa dai 371,7 del 2013 e un margine positivo per 27,3 milioni, in miglioramento di 20,3 milioni. Male l’area Libri, quella per la quale la casa editrice della famiglia Berlusconi offre circa 130 milioni di euro: i ricavi sono ammontati a 222,6 milioni, in calo dell’11,4%, e il margine lordo è sceso a 2 milioni dai 3,8 del 2013.

Per quest’anno, la società prevede “ricavi consolidati in lieve crescita”, “un Ebitda consolidato ancora in crescita fino al raggiungimento di una marginalità ante oneri non ricorrenti pari a circa il 9% sui ricavi del 2015” e “un ritorno a un Ebit positivo a livello consolidato”. Il gruppo intende poi “proseguire nelle azioni di efficienza così da realizzare cumulativamente, al termine dei tre anni del piano per lo sviluppo, 220 milioni, di cui 164 milioni già realizzati nel biennio 2013-2014”.