Che i contrasti in casa Rcs siano davvero appianati è difficile da credere. Il prossimo scoglio non è lontano: sarà la scelta del nuovo direttore del Corriere della Sera, il cui nome verrà individuato solo dopo l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione. Ma per ora, con i buoni uffici di Mediobanca, i grandi soci del gruppo editoriale hanno trovato la quadra sulla lista per il rinnovo del cda: John Elkann, primo azionista del gruppo con il 16,7% attraverso Fiat Chrysler Automobiles, voterà gli stessi nomi di Intesa Sanpaolo e Pirelli. E lo stesso farà Diego Della Valle. All’assemblea del 23 aprile l’imprenditore marchigiano che solo un anno fa demoliva l’amministratore delegato Pietro Jovane, sponsorizzato da Elkann, definendolo “inadeguato, sosterrà anche lui il “listone” che prevede la conferma di Jovane sulla poltrona di ad. Ma il margine di manovra del numero uno uscirà notevolmente ridimensionato, perché il futuro presidente avrà deleghe e un ruolo di “indirizzo strategico” che controbilanceranno i suoi poteri.

Per ricoprire la carica al posto di Angelo Provasoli è stato scelto Maurizio Costa, numero uno della Federazione italiana editori (Fieg) ed ex amministratore delegato di Mondadori. Alla quale come è noto Rcs si appresta a cedere la divisione Libri per ridurre il proprio indebitamento come prevedono gli accordi con gli istituti di credito. Costa, indicato da Della Valle, avrà un ruolo di indirizzo strategico e presiederà i “comitati tecnici”, dedicati a singoli temi, che saranno istituiti per aumentare la “collegialità della gestione”. Accanto a Costa e Elkann, nel board dovrebbero entrare il banchiere Gerardo Braggiotti, l’amministratore delegato di Virgin Tom Mockridge e la numero uno di Cartasì Laura Cioli oltre alla riconfermata Teresa Cremisi, presidente di Flammarion.

L’accordo di voto siglato venerdì mette d’accordo il 38,9% del capitale più il 4,6% di UnipolSai – che non ha potuto aderire al patto solo per motivi “tecnici” – ed è stato promosso, appunto, da Piazzetta Cuccia. Che, bilancino alla mano, ha stilato un elenco capace di non scontentare quasi nessuno. La famiglia Rotelli, è vero, si è tenuta le mani libere, ma l’unica voce fortemente critica nei confronti della gestione dell’amministratore delegato Pietro Jovane è rimasta quella di Urbano Cairo, titolare del 3% delle azioni della società. Che, dopo aver demolito la gestione di via Rizzoli dalle pagine di Repubblica, davanti al nome di Costa ha commentato che si tratta di “persona perbenissimo”, ma “non credo abbia lasciato Mondadori in condizioni strepitose e, visto che Rizzoli è reduce da annate un po’ difficili, magari ci vuole qualcosa d’altro”. “Qualcosa”, o meglio qualcuno, che lo stesso ex direttore commerciale di Publitalia e fondatore di Cairo Communication potrebbe proporre, presentando entro lunedì una propria lista di minoranza accanto a quella che sarà depositata dagli investitori istituzionali coordinati da Assogestioni.

Quanto a Della Valle, invece, sono lontani i tempi in cui non risparmiava attacchi frontali al rampollo di casa Agnelli. Nei giorni in cui la sua Ntv (la società dei treni Italo) sta rinegoziando il debito da 675 milioni accumulato nei confronti delle banche, in prima linea proprio Intesa, il patron della Tod’s è passato a più miti consigli. Resta da vedere se la ritrovata armonia consentirà di sciogliere senza strappi anche il nodo del prossimo direttore del Corriere. E soprattutto resta da capire se il gruppo, che ha chiuso il 2014 con una perdita di 110,8 milioni di euro contro i 218,5 dell’anno prima, riuscirà con la cessione dei libri Rizzoli, Bompiani, Sonzogno, Adelphi, Marsilio e Fabbri e della partecipazione nelle radio di Finelco a ridurre a sufficienza il proprio indebitamento. Che lo scorso 31 dicembre si attestava ancora a 482,5 milioni. Se Jovane non riuscirà a rispettare le clausole concordate con le banche, Rcs dovrà mettere in campo la seconda tranche dell’aumento di capitale varato nel luglio 2013. Uno scenario che, quello sì, metterebbe a dura prova la tenuta della nuova “armonia” di interessi tra i soci.