Controlli meno stringenti da parte del Parlamento, mani sempre più libere per il governo. Ecco cosa accadrebbe se il disegno di legge (ddl) recante “Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali”, già approvato a Montecitorio ed esaminato dalle commissioni competenti del Senato nel silenzio generale, ora al vaglio dell’Aula di Palazzo Madama, dovesse ottenere il via libera definitivo. Il testo modifica, infatti, la procedura di autorizzazione delle missioni. Prevedendo un iter che, di fatto, sposterebbe l’ago della bilancia a tutto vantaggio dell’esecutivo. Nonostante la delicatezza della materia sulla quale, anche in virtù di quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”), l’attuale disciplina prevede che sia proprio il Parlamento, valutata la natura e gli obiettivi delle singole missioni, a dire l’ultima parola per legge.

GOVERNO SENZA VINCOLI – Ad oggi, infatti, come spiegato nel sito della Camera dei deputati, “il principale strumento attraverso il quale il Parlamento è chiamato a pronunciarsi in merito alle missioni internazionali è costituito dall’approvazione di un provvedimento legislativo che periodicamente dispone il finanziamento delle missioni stesse”. Si tratta del cosiddetto “decreto legge missioni”, emanato dal governo ma sul quale le Camere esercitano pieno controllo attraverso il procedimento di conversione in legge. Cosa cambierebbe con il ddl all’esame del Senato? “La partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali è deliberata dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica”, si legge nel testo. Tali deliberazioni sono poi trasmesse alle Camere che “tempestivamente le discutono e, con appositi atti di indirizzo, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, le autorizzano, eventualmente definendo impegni per il governo, ovvero ne negano l’autorizzazione”. Stesso iter anche per le proroghe e i relativi rifinanziamenti. Una formulazione che, secondo un dossier del Servizio Studi di Palazzo Madama, però, “pare escludere che l’autorizzazione assuma la forma legislativa”. Una differenza sostanziale rispetto all’attuale procedura. “Perché gli atti di indirizzo non sono vincolanti e, quindi, potranno essere anche disattesi dal governo”, spiega a ilfattoquotidiano.it il senatore Vincenzo Santangelo, componente della commissione Difesa del Senato in quota Movimento 5 Stelle.

RIPARTO PER DECRETO – Non solo. Se la complessiva copertura finanziaria delle missioni sarebbe assicurata (insieme al controllo del Parlamento) attraverso la legge di stabilità, che provvederebbe alla definizione della dotazione del Fondo missioni internazionali, al riparto delle risorse in esso stanziate si procederebbe, invece, in via meramente amministrativa. “Rispetto a quanto avviene attualmente con il ‘decreto-legge missioni’ – chiariscono, infatti, i tecnici del Servizio Studi del Senato –, si profila qui un’ipotesi di delegificazione della materia che affida ad un atto amministrativo, ossia ad un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, il compito di ripartire le risorse del Fondo missioni internazionali tra le singole operazioni”. Senza, quindi, alcun coinvolgimento delle Camere. A confermarlo, del resto, sono anche i relatori del provvedimento, Nicola Latorre del Pd e Pier Ferdinando Casini di Area Popolare, rispettivamente presidente della commissione Difesa ed Esteri di Palazzo Madama: “Mentre la complessiva copertura finanziaria delle missioni viene dunque assicurata per legge (in particolare dalla legge di stabilità, che definisce la dotazione del fondo per il finanziamento delle missioni internazionali) – scrivono nella loro relazione –, al riparto delle risorse tra le varie missioni si provvede in via regolamentare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri”.

FUORI CONTROLLO – Un testo che non piace per niente alle opposizioni. A cominciare dal Movimento 5 Stelle. “Avevamo presentato in commissione degli emendamenti che puntavano a rendere vincolanti i pareri delle Camere – spiega ancora Santangelo –. Ma visto il parere negativo del governo, li abbiamo ritirati per conservare la possibilità di ripresentarli in Aula, dove però non ci aspettiamo grosse sorprese”. Anche la deputata di Sel, Donatella Duranti, tra l’altro prima firmataria di una delle proposte di legge accorpate poi nell’attuale ddl licenziato da Montecitorio e ora all’esame del Senato, mette a verbale la sua contrarietà al provvedimento. “Noi chiedevamo delle regole molto più stringenti – sottolinea –. Non solo per la necessità di assicurare l’autorizzazione per legge delle missioni internazionali, ma anche per l’opportunità di definire chiaramente le tipologie delle missioni da autorizzare”. Tutto inutile. “Una legge perfettamente in linea con lo spirito della riforma della Costituzione che l’esecutivo Renzi sta portando avanti: mentre si limitano i poteri del Senato a vantaggio di quelli della Camera, anche in tema di missioni internazionali, si limitano i poteri di controllo del Parlamento e si rafforzano quelli del governo – conclude Santangelo –. In entrambi i casi si produrranno gli stessi effetti perversi: se la Camera dovesse approvare una legge sbagliata non ci sarà più il Senato che potrà eventualmente correggerla; allo stesso modo, se il governo dovesse commettere un abuso nell’invio di forze militari all’estero, il Parlamento potrà solo farglielo notare ma senza in alcun modo poterlo obbligare a cambiare rotta”.
Twitter: @Antonio_Pitoni