Gli appelli a Mattarella da parte di Forza Italia e M5s, le denunce di “forzatura” del calendario da parte di Sel, un altro Aventino (questa volta in commissione) dei Cinque Stelle, Pierluigi Bersani capo della minoranza del Pd che nega qualsiasi incontro in programma con Renzi e i suoi che giurano di essere compatti. Ma il vero corpo a corpo che potrebbe verificarsi dopo l’approdo del disegno di legge sulle riforme costituzionali è tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente del Senato Piero Grasso. Tema del possibile scontro, l’articolo 2 del testo, quello che parla dell’elettività dei senatori. Già ieri, su questo, si erano parlati con cordiale sopportazione reciproca lo stesso Grasso e la presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro (ex “anti” e ora celebratissima dai renziani): è stata lei, infatti, a decidere – regolamento alla mano – che quell’articolo è ormai inemendabile perché approvato già in lettura conforme. Così quello del capo del governo nei confronti della seconda carica dello Stato sembra quasi un avvertimento. “Se il presidente del Senato riaprirà la questione dell’articolo 2 della riforma costituzionale ascolteremo le motivazioni per cui ha riaperto e decideremo di conseguenza”. Quali siano le conseguenze è tutto da capire. Ma il pressing del governo sul presidente del Senato va avanti da ore se non da giorni: “In mano non ha il cerino, ma il regolamento. Lo aspettiamo” ha detto in un’intervista al Corriere il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. La cosa certa è che il dibattito, che proseguirà anche domani e martedì, si concluderà mercoledì 23 settembre.

Grasso: “Non si possono relegare le istituzioni nel museo”
La replica di Grasso non può essere diretta per via del galateo istituzionale, ma non è carente di chiarezza. Durante un convegno parla di “giorni convulsi” e “i prossimi temo saranno peggio” e dice di coltivare “la remota speranza che la politica, chiamata proprio in queste ore a compiere scelte fondamentali per il futuro istituzionale del nostro Paese, possa far sua questa stessa capacità di fare del confronto leale e della comprensione reciproca la modalità principale della sua azione, piuttosto che far trapelare la prospettiva che si possa addirittura fare a meno delle istituzioni relegandole in un museo“. La metafora del museo (“Altrimenti il Senato lo chiudo e ci faccio un museo”) era stata usata dalla Stampa in un retroscena poi smentito da Palazzo Chigi.

La partita interna al Pd: la contromossa dei renziani? Il listino
Renzi e BersaniIntanto si prepara la battaglia parlamentare. I senatori della minoranza Pd (quantificabili tra 25 e 28) hanno presentato di nuovo tutti gli emendamenti sull’articolo 2. “Possono dire quello che vogliono – dice Federico Fornaro, nuovo portabandiera della minoranza democratica – Fino a prova contraria siamo tutti lì”. Ma la contromossa della maggioranza renziana è pronta, secondo l’AdnKronos: si starebbe valutando, infatti, la presentazione di un emendamento (il termine del deposito scade mercoledì) con cui si inserire nel ddl Boschi il famoso listino alle Regionali con cui i cittadini potranno scegliere i componenti del nuovo Senato. Tutto questo in un articolo diverso dal numero 2, che secondo Renzi è immodificabile. “Vedremo se la minoranza non lo vota…” dicono al Nazareno. Renzi e Pierluigi Bersani si sono incontrati a Piacenza, ma l’ex segretario ha subito precisato che hanno parlato solo di alluvione, mentre se si vuole parlare di riforme, è sempre disponibile a Roma.

L’evangelizzazione dei renziani intanto continua e qualcuno, preso dall’euforia, si lascia scappare un futuro finora inimmaginabile: il governo – dichiara Vincenzo D’Anna, verdiniano del gruppo Ala – “avrà i numeri al Senato, con buona pace della minoranza Pd e noi di Ala siamo pronti a sostenerlo. Quello che auspichiamo però è un processo di avvicinamento di Renzi al centro nei prossimi mesi, se fosse così appoggiando la maggioranza saremmo pronti anche ad entrare nel governo“.

Renzi: “Troppo veloci? Aspettiamo da 70 anni”

trolley senatoMentre per l’ennesima volta le proteste rabbiose delle opposizioni e la promessa di “fare veloce” della maggioranza fanno attrito con i trolley dei senatori pronti a un passo dall’uscita di Palazzo Madama, il confronto tra Pd e alleati da una parte e M5s, Forza Italia, Lega e Sel dall’altra riparte dalle liti di ieri, quando la conferenza dei capigruppo e poi l’assemblea avevano approvato il salto diretto dalla commissione all’Aula del disegno di legge. C’è, appunto, da fare veloce come ripete ancora il presidente del Consiglio: “Troppo veloci? Sono 70 anni che aspettiamo – replica, anche se la Costituzione di anni ne ha 67 – La prima commissione bicamerale fu fatta nel 1983 (era la bicamerale Bozzi, ndr)”. L’attesa è soprattutto per la partita interna al Partito democratico, decisiva in relazione all’esito finale. Voci si sono rincorse parlando di un possibile incontro tra Renzi e Pierluigi Bersani a Piacenza, ma l’ex segretario ha subito precisato che lui si trova nella sua città per parlare di alluvione, mentre se si vuole parlare di riforme, è sempre disponibile a Roma.

Cara Laura Bottici (M5S), mi sa che i trolley pronti per il weekend erano i vostri. Io sono al Senato a seguire il dibattito sulle riforme costituzionali mentre i vostri banchi sono vuoti…Buon weekend!

Posted by Francesco Russo on Giovedì 17 settembre 2015

L’ennesimo Aventino del M5s: “Commissione esautorata”
Nel frattempo il Movimento Cinque Stelle ha annunciato un aventino limitato alla commissione Affari costituzionali fino a data da destinarsi. “Il M5s – scrivono in una nota i commissari Cinque Stelle Giovanni Endrizzi, Nicola Morra e Vito Crimi – abbandona a tempo indefinito la commissione Affari Costituzionali del Senato, che di fatto è stata commissariata ed esautorata dal Governo per la seconda volta in pochi mesi”.

Grillo e Forza Italia: “Intervenga Mattarella”
Si moltiplicano gli appelli al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra questi quello di Beppe Grillo: “Alla luce di quanto avvenuto, il Movimento 5 Stelle, come gruppo di opposizione e seconda forza politica del Paese, avverte la necessità e l’urgenza di manifestare al Capo dello Stato la sua preoccupazione per il grave strappo delle regole e delle procedure parlamentari in atto in queste ore”. E ha aggiunto: “Confidiamo di trovare in lui la sensibilità istituzionale e l’attenzione che è mancata nell’Aula del Senato e che il Capo dello Stato ha sempre manifestato, come dimostrano le sue autorevoli parole pronunciate nel discorso in Aula nel 2005 proprio mentre si discuteva di riforma costituzionale e in cui il M5S si ritrova completamente”. Stessa richiesta di intervento del capo dello Stato arriva da vari esponenti di Forza Italia: “L’atteggiamento di Renzi e del Pd – dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – va fermato e su questo chiediamo l’intervento anche della massima istituzione dello Stato”.

Respinte le pregiudiziali con 171 no: la maggioranza tiene
La cronaca parlamentare racconta per il momento della bocciature di tutte le pregiudiziale di costituzionalità e le cosiddette “sospensive” (per il ritorno in commissione) presentate da tutte le minoranze (Sel, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega). Le pregiudiziali sono state respinte con 171 voti contrari che dimostrano la tenuta della maggioranza. Le opposizioni avevano chiesto un rinvio per parlare prima del ddl sulle missioni internazionali. “Il provvedimento scomparirà dal calendario – ha detto in Aula la capogruppo di Sel Loredana De Petris – Di fatto è un cambiamento surrettizio del calendario”. “Non c’è alcuna modifica del calendario”, ha ribattuto Grasso. Un vocìo si è alzato in aula, al che Grasso ha ribattuto: “Cos’è? Un coro?”. Dopo uno scambio di battute con la Lega Nord, e un intervento della Finocchiaro a difesa dell’iter, De Petris ha ribattuto: “E’ l’ennesima evidente forzatura”.