“Quando questa norma è stata votata io tappavo le buche della città di Firenze. E’ il colmo che chi l’ha votata ora venga a dirci di restituire tutto”. E’ iniziato con questa frecciata il discorso di Matteo Renzi a valle dell’atteso Consiglio dei ministri di lunedì. Durante il quale è stato varato il decreto con cui il governo mette una toppa al buco delle pensioni aperto dalla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la norma Fornero. “Il nostro governo avrebbe potuto discutere mesi”, è stata la premessa del premier. “Quello che diamo ai nostri concittadini pensionati, lo togliamo a qualcun altro. Se dovessimo azzerare del tutto la norma bocciata dalla Consulta dovremmo restituire 18 miliardi di euro che andremmo a togliere a qualcos’altro: asili, infrastrutture, dipendenti“. Quindi l’annuncio, che ha confermato quanto anticipato domenica in diretta tv: “Il primo agosto 3,7 milioni di persone riceveranno un bonus, chiamiamolo bonus Poletti“. Dalla misura sono esclusi i 650mila pensionati con assegni sopra i 3.200 euro lordi al mese.

Diversamente da quanto detto domenica, poi, il bonus non sarà uguale per tutti a quota 500 euro ma variabile, da 750 a 278 euro, a seconda del reddito pensionistico. “Se prendi 1.700 euro di pensione lorda – ha dettagliato Renzi – il primo agosto avrai il bonus di 750 euro. Se ne prendi 2.200 avrai il bonus di 440 euro. Questa è una restituzione una tantum“, che vale solo per il 2015. Dal 2016, poi, i trattamenti così rimpolpati saranno nuovamente rivalutati rispetto all’inflazione. “Chi guadagna 700 euro al mese avrà 180 euro all’anno (15 al mese), chi prende 2.200 euro avrà 99 euro in più all’anno. E per chi prende 2.700 euro di pensione la rivalutazione sarà di 60 euro all’anno, 5 al mese”.

Per quanto riguarda le coperture, l’una tantum costa 2,18 miliardi di euro e sarà pagato, in parte, attingendo al cosiddetto tesoretto, la differenza tra il deficit tendenziale e quello programmatico emersa dai conti del Documento di economia e finanza. Quel deficit aggiuntivo vale però solo 1,6 miliardi, quindi restano da trovare circa 500 milioni. Quanto alla rivalutazione che sarà introdotta dal prossimo anno, per garantirla il governo intende attingere ai flussi di cassa degli anni a venire e sarà inserito nella normale programmazione economica. Su questo punto è intervenuto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha parlato di “un meccanismo di indicizzazione più generoso di quello utilizzato negli anni precedenti”, garantendo che sarà permanente. Sembra quindi di capire che il governo intenda anche rivedere l’attuale sistema di indicizzazione introdotto dal governo Letta, che prevede un adeguamento del 100% per gli assegni fino a 1.500 euro lordi, al 95% per quelle fino a 2mila euro lordi, al 75% per i trattamenti fino a 2.500 euro e al 50% per quelli pari a 3mila euro.

Padoan ha ribadito che rimborsare tutti i 6 milioni di danneggiati dalla norma Fornero il deficit 2015 sarebbe salito al “3,6%” del pil, il che “avrebbe significato per l’Italia una procedura per deficit eccessivo Ue, la rimozione della clausola per le riforme e il mancato rispetto della regola del debito. E questo avrebbe comportato un ulteriore aggiustamento della finanza pubblica e invertito la tendenza economica nel Paese”. “Credo che nel dibattito non siano state colte le conseguenze complete di un’adozione delle misure implicite della sentenza”, ha sostenuto il titolare del Tesoro. Secondo il quale comunque “nessuno perde niente. Il problema è chi ci guadagna e quanto”. Quanto agli eventuali ricorsi degli esclusi dal bonus Poletti, “se ci saranno vedremo ma i ricorsi dovranno tenere conto che con questo decreto le cose sono cambiate”.

Il Consiglio dei ministri ha anche dato il via libera al pagamento di tutte le pensioni il primo del mese, come auspicato dal presidente dell’Inps Tito Boeri. In più è stata annullata, per quest’anno, la riqualificazione del montante contributivo. Un intervento che va però in senso contrario rispetto a quello della norma Fornero e a favore dei pensionati: per effetto della crisi economica, nel 2015 gli assegni avrebbero dovuto essere infatti abbassati di un coefficiente legato al Pil “e paradossalmente ridursi di qualche euro”, ha spiegato Renzi. “Invece con questo intervento non decrementiamo le pensioni e nessuno perde un solo centesimo”.

Non sono mancati, poi, gli annunci di ulteriori interventi in futuro: “Le normative del passato sono intervenute in modo troppo rigido sulle pensioni”, ha detto Renzi. Di conseguenza “entro la legge di Stabilità”, come ventilato più volte dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, arriverà una norma mirata a consentire maggiore flessibilità in uscita e “dare un po’ più di spazio” a chi vuole andare in pensione prima rinunciando a parte dell’assegno. “Se una donna a 62 anni preferisce stare con il nipotino rinunciando 20-30 euro ma magari risparmiando di baby sitter – ha spiegato il presidente del Consiglio – bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.