Un paio di consigli alla ministra Boschi, che ha acquistato i biglietti per il concerto di Mika dopo gli insulti omofobi apparsi sui cartelloni pubblicitari a Firenze, e una considerazione di tipo linguistico riguardo la vicenda.

Il fatto che ancora oggi, in Italia, si senta l’esigenza di sottolineare l’orientamento sessuale di qualcuno in chiave dispregiativa, la dice lunga su quale sia certo sentimento sociale per le persone non conformi al canone ritenuto “normale”. Perché è vero: in TV ci emozioniamo per le storie d’amore di Callie e Arizona in Grey’s Anatomy e su Facebook mettiamo le foto arcobaleno per festeggiare il matrimonio egualitario negli USA. Ma una civiltà, per esser tale, non può limitarsi ad atti meramente mediatici, per quanto anche questi aiutino. I simboli, si sa, sono importanti. Ma il problema, cara ministra, è culturale. E nella nostra cultura qualcuno entra ancora in crisi di fronte a una persona dichiaratamente gay. Al punto tale che si sente minacciato nella sua mascolinità. Per salvaguardarla, pone un limite verbale tra norma e “deviazione” dalla stessa. Usando un evergreen linguistico quale “frocio”, appunto. Questo per altro dovrebbe suggerirci quanto sia solida la considerazione del proprio essere maschile da parte di certi soggetti, ma non è questa la sede per questo tipo di argomenti, che lasciamo all’analisi dei gender studies.

Cambiare culturalmente il paese è un processo che necessita di passi giuridici precisi. Riguardo a questo, le suggerisco alcuni consigli: in primis, esiste un ddl sulle unioni civili in Senato che dovrebbe essere velocizzato. Ed esistono migliaia di emendamenti di personaggi istituzionalmente lugubri che vanno in direzione contraria rispetto a quanto lei fatto, ministra, dichiarando di partecipare al concerto del cantante. Se è davvero volontà politica del suo partito approvare quella legge, lei e il suo leader, che avete il potere di fare le cose quando le volete fare – basta vedere cosa è successo per jobs act, RAI e “buona” scuola – avete il dovere di comportarvi di conseguenza. E questo è il primo.

Ecco il secondo: scongelare, visto che ci siete, anche la legge sull’omofobia, quella scritta da Ivan Scalfarotto e ispirata da Paola Binetti, ripulirla dagli emendamenti omofobi (il Gitti-Verini, che “istituzionalizza” le affermazioni contro le persone LGBT nelle scuole, per intenderci) e approvarla in tempi rapidissimi. La legge dovrebbe prevedere inasprimenti penali per le violenze e discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (in modo da coprire il 100% della popolazione, persone etero incluse) e sanzioni amministrative e pecuniarie per gli hate speech. Perché la prima forma di discriminazione e di violenza è linguistica. Si ricordi il manifesto per cui lei, ministra, ha comprato i biglietti.

Last but not least: cambiare anche il linguaggio del suo partito, inerentemente alla questione omosessuale italiana. Il volantino che avete prodotto per “spiegare” le unioni civili è una toppa peggiore del danno che si voleva aggiustare. Sembra che vogliate rassicurare gli omofobi utilizzando i loro stessi discorsi. Come fare una legge contro il razzismo ma suggerendo implicitamente a qualche cappuccio bianco: tranquilli, non saranno mai come noi “normali”. E non è così che si combatte la discriminazione. Non sposando tesi e concetti analoghi a quel pensiero che si dice di voler combattere.

E qui mi fermo, gentile ministra. Le lascio questi consigli e ne faccia quello che vuole, anche se forse non li leggerà mai. Ma credo che siano buoni suggerimenti, almeno se è vero che lei è a favore della piena parità tra persone LGBT e maggioranza etero. E se è vero che lei ha comprato quei biglietti perché crede realmente alle cose che dice e non per fare l’ennesimo atto di pinkwashing a favore di un governo che ha molto da farsi perdonare, anche in tema di diritti civili. Dopo di che, si diverta a Firenze a fine settembre. Mika merita. E non perché è gay, ma perché è bravo.

manifesto pd