Una commissione d’inchiesta si occuperà della tragedia del Moby Prince, la sciagura del mare avvenuta il 10 aprile 1991 a poche miglia dal porto di Livorno nella quale morirono 140 delle 141 persone a bordo del traghetto diretto ad Olbia. Il sì definitivo – che nelle ultime settimane era diventato “agognato” a causa di stop e rinvii – è arrivato in Aula al Senato: l’assemblea ha votato in modo unanime, i voti favorevoli sono stati alla fine 228. Il relatore, il senatore livornese del Pd Marco Filippi, ha ricostruito brevemente l’accaduto di quella sera di 24 anni fa: quando – ha detto – 140 persone morirono arse vive “in attesa di soccorsi mai arrivati”. “La magistratura non ha accertato responsabilità in una vicenda su cui gravano molte ombre” ha detto Filippi. E’ una decisione storica, a suo modo, visto che non solo la magistratura ha indagato e assolto o archiviato per due volte a distanza di 20 anni, ma ogni tentativo di istituire una commissione d’inchiesta nelle legislature precedenti era naufragato. Al testo finale che dà la “cornice” entro la quale i senatori commissari lavoreranno nei prossimi mesi si è arrivati dopo una rielaborazione e una sintesi tra varie proposte di Movimento Cinque Stelle, Sel e Pd. In particolare nelle ultime settimane erano stati M5s e Sel a chiedere insistentemente la calendarizzazione del voto finale, ma la richiesta era stata respinta un paio di volte dall’Aula. “Da oltre un anno – dichiara la senatrice dei Cinque Stelle Sara Paglini – abbiamo insistito e fatto pressione insieme ai comitati dei famigliari delle vittime per raggiungere questo risultato e finalmente iniziare un percorso di verità. Oggi dopo 24 anni, ci sono le condizioni politiche per riuscire a dare risposte per troppi anni tenute nei cassetti “.

L’istituzione della commissione – ha detto Andrea Cioffi (M5s) al Senato – è dovuta “ai 140 morti e ai loro familiari e al popolo italiano” e quindi “non si può più rinviare” ha aggiunto Alessia Petraglia (Sel).  “È inutile ricercare a 24 anni di distanza la verità su questa strage? – ha affermato in dichiarazione di voto Silvio Lai, Pd – Assolutamente no, lo Stato non può dimenticare nessuno dei suoi figli e per questo, per il rispetto che si deve ai familiari delle vittime, la si deve non solo cercare ma anche trovare. E la politica, accertando responsabilità e dando risposte, può scrivere una pagina positiva, grazie all’unità e al consenso manifestato da tutti i gruppi per l’istituzione della Commissione”. “Non può essere sufficiente infatti la conclusione processuale di questa vicenda, che ha attribuito tutto a un errore umano – ha concluso – Senza le manomissioni che sono state fatte e accertate dopo il disastro, la verità sarebbe già emersa. Ora a questo ci penserà la Commissione, alla cui istituzione il Pd dà il suo sì più convinto”.

Jonny Crosio (Lega Nord) ha assicurato il contributo del Carroccio in commissione “per dare voce agli innocenti che hanno perso la vita in questa tragedia” e ha definito “anomalo che in un Paese civile per fare chiarezza su un fatto del genere si debba istituire una commissione parlamentare”. Tra i più diretti Altero Matteoli, anche lui livornese e presidente della commissione Trasporti che ha dato il via unanime all’iter del disegno di legge che istituisce la commissione d’inchiesta, che ha ricordato tra l’altro le dichiarazioni “discordanti” dell’ammiraglio della Capitaneria (l’allora comandante del porto Sergio Albanese) che “forse solo un ubriaco”: la sera stessa – ha ricordato Matteoli – parlò di nebbia, il giorno dopo lo stesso, 4 giorni dopo parlò di visibilità buona. E questo si lega anche al ritardo dei soccorsi, ormai acclarato a distanza di tanti anni: “Vi assicuro che dalla Terrazza Mascagni (il lungomare di Livorno, ndr) a nuoto si sarebbe arrivati sul luogo della collisione in minor tempo di quello impiegato dai soccorritori”. E d’altra parte la richiesta di verità parte proprio da Livorno che “questa tragedia la sente nelle proprie viscere”.

Non credono ai propri occhi – dopo aver perso la voce per oltre 20 anni – i familiari delle 140 vittime. Certo, sono consapevoli del fatto che il percorso sarà “difficile”, come dice Loris Rispoli (che quella notte a bordo del Moby perse la sorella Liana e ora guida una delle associazioni dei parenti): “Abbiamo lottato per 24 anni – aggiunge Rispoli – chiedendo che si facesse piena luce sull’evento che si sanasse l’errore e l’incapacità dimostrata dalla magistratura a fare chiarezza e giustizia”. Per Luchino Chessa (figlio di Ugo, il comandante del Moby Prince, che morì a bordo con la moglie Maria Giulia) è un “giorno storico”: “Non possiamo che essere felice e pieni di entusiasmo per il cambio di rotta della politica. Ora realmente possiamo dire che le Istituzioni si avvicinano ai familiari delle vittime e supportano la loro ricerca della verità. Il nostro compito sarà quello di dare il nostro massimo  contributo, sia umano che tecnico, ma anche quello di vigilare che tutto vada avanti secondo le linee che la Commissione si dovrà dare”.