Non sarà ricordato per i successi in politica estera e forse neppure per quelli nel campo dell’economiaCertamente Matteo Renzi non passerà nei libri di storia per i risultati sul fronte dei costi di Palazzo Chigi, dove vive e governa dal 22 febbraio 2014 e, almeno nel primo anno di gestione diretta, ha fatto peggio del predecessore Enrico Letta.

MEGLIO LETTA Lo certificano i bilanci di una struttura mastodontica che, tra uffici di diretta collaborazione del premier, dipartimenti, strutture di missione e commissioni varie, smuove sistematicamente rendiconti a nove zeri. Nel 2014, primo anno da premier dell’ex sindaco di Firenze, la spesa impegnata dal motore trainante del governo italiano ammonta infatti a 3 miliardi 683 milioni 168 mila euro. Con Letta, nel 2013, si era fermata a 3 miliardi 543 milioni 655mila, ben 139,5 milioni in meno. Alla faccia “dell’incapace” affibbiato al rivale pisano dall’attuale premier fiorentino nel corso della telefonata intercettata con il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi e pubblicata dal Fatto Quotidiano.

Certo, una differenza minima in un bilancio miliardario, ma comunque significativa. Perché per la prima volta, dopo quattro anni di dieta ininterrotta, la spesa di Palazzo Chigi ha ripreso a salire. Gli ultimi aumenti si erano registrati durante i governi di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi: 3,621 miliardi nel 2006, 4,280 nel 2007, 4,294 nel 2008 e addirittura 5,256 nel 2009. Poi il anche il Cavaliere aveva provato a tirare la cinghia. Dimagrendo a 4,7 miliardi nel 2010 prima di scendere a 4,1 nel 2011. Un trend virtuoso proseguito con il governo di Mario Monti nel 2012 (4,001 miliardi) e quello di Enrico Letta nel 2013 (3,543 miliardi), che era riuscito a fare meglio del professore tutto Loden e rigore. Una tendenza che si è però invertita al primo anno da presidente del Consiglio di Renzi (3,683 miliardi). Nonostante il rottamatore abbia provato ad alleggerire la macchina governativa passando dai sette ministeri senza portafoglio nominati da Letta ad appena tre: Maria Elena Boschi ai Rapporti con il Parlamento, Marianna Madia alla Pubblica amministrazione e Carmela Lanzetta (poi dimessasi) agli Affari regionali. Tre complesse strutture burocratiche comunque a carico di Palazzo Chigi.

CHI SALE E CHI SCENDE Ma cosa ha fatto la Presidenza del Consiglio di questo fiume di denaro? Anche nel 2014, tra le principali voci di spesa di bilancio, ci sono i costi del personale di Palazzo Chigi: 236,8 milioni. Una cifra significativa ma in calo rispetto ai tre esecutivi precedenti: 38 milioni di euro in meno rispetto al 2013 (governo Letta). Il risparmio è stato ancora più significativo nel raffronto con il 2012 (governo Monti) e il 2011 (governo Berlusconi): rispettivamente 47,6 e 60,7 milioni di euro in meno. Sono invece aumentate, rispetto all’anno di Letta, le spese per beni e servizi: da 131 a 150 milioni. Un incremento ancor più significativo se comparato con i 130 milioni 800 mila euro stanziati nel 2011 (più 19,2 milioni) e i 125 milioni 997 mila euro del 2012 (più 24 milioni). Anche le spese per interventi hanno fatto segnare una crescita: da 1,29 miliardi del 2013 a 1,39 del 2014, dovuto in gran parte all’incremento degli impegni dalla Protezione civile per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma dell’Emilia Romagna. Sono diminuite, invece, le spese in conto capitale, cioè le spese per investimenti: da 1,8 miliardi del 2013 a 1,5 del 2014.

CARA PROTEZIONE A proposito di Protezione civile, da sempre una delle voci di spesa più pesanti a carico di Palazzo Chigi, il governo Renzi ha assegnato al dipartimento competente 3,3 miliardi di euro (dei quali poco più di un miliardo provenienti da riassegnazione di residui passivi e dell’avanzo 2013). Cifra a fronte della quale gli impegni di spesa assunti hanno toccato i 2,288 miliardi, dei quali 2,206 effettivamente pagati. Somma quest’ultima che fa segnare una diminuzione sia rispetto al governo Letta (2,315 miliardi nel 2013 a fronte di impegni di spesa per 2,456 miliardi) sia al governo Monti (2,448 miliardi nel 2012 a fronte di impegni per 2,677 miliardi). Nel 2011 invece il governo Berlusconi aveva assegnato al dipartimento la stessa somma messa a bilancio lo scorso anno da Renzi, 3,3 miliardi, a fronte di impegni di spesa per 2,619 miliardi.

EDITORIA A DIETA Anche sul fronte dei fondi all’informazione e all’editoria, destinati in parte anche all’erogazione di contributi diretti e indiretti alle imprese editoriali, i tagli sono stati considerevoli. Nel 2014, il governo Renzi ha impegnato poco più di 221 milioni di euro, circa 48 milioni in meno del governo Letta (269,5 milioni) e quasi 57 in meno del governo Monti (278 milioni). A confronto con la cifra impegnata nel 2011 dall’ultimo governo Berlusconi (341,2 milioni), invece, lo scorso anno il risparmio ha toccato quota 120 milioni.

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