Condannati all’irrilevanza. Sempre più marginali, sempre meno ascoltati. Ormai è un coro, dentro e fuori dal partito: “Non è possibile che un Paese come il nostro non riesca a pesare, l‘Italia di Matteo non conta nulla“, tuona l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, colpito soprattutto dalla mancanza di peso mostrata nell’ultima fase della crisi greca. Durissimo anche il fresco ex Stefano Fassina, fino a qualche giorno fa uno dei leader della minoranza democratica, appena uscito dal partito: “Con Tsipras, Renzi si è rivelato assolutamente inadeguato: si comporta come lo scolaro diligente che vuole ottenere il premio dal maestro”. Lapidario anche Alessandro Di Battista, uno degli esponenti più in vista del Movimento 5 Stelle. “Il premier ormai è privo di credibilità, anche in politica estera i suoi risultati sono drammaticamente negativi”.

PREMIER BOCCIATO L’Europa non sta portando bene all’ex sindaco di Firenze, che solo un anno fa pareva decisamente lanciato a conquistarsi il ruolo di “grande rottamatore” anche in politica estera reclamando dall’Unione la fine dei sacrifici e l’apertura di una fase di sviluppo. Tutto passato, tutto dimenticato. Anzi, una debacle ormai certificata. E non solo dagli avversari politici che il premier lo vedono ormai come fumo negli occhi, ma anche da studiosi e istituti di ricerca specializzati e solitamente molto prudenti. “Una politica estera che non sembra essere sempre in grado e, quindi, risultare del tutto preparata a mettere a punto indirizzi e scelte politiche necessari per affrontare degnamente lo scenario europeo e internazionale“: l’impietosa sentenza è contenuta nel rapporto “In mezzo al guado-Scenari globali e l’Italia” messo a punto qualche mese fa dall’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, che non è un think tank qualsiasi ma un qualificatissimo pensatoio di caratura internazionale che come presidente onorario vanta addirittura l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Il quadro che si compone – si legge ancora nel report dell’Ispi – è dunque quello di una politica difforme e frammentata, nella quale buoni risultati si accompagnano ad alcuni limiti, a una confusa azione internazionale e a un’inadeguata o appena sufficiente performance in altri ambiti”. Come per esempio il “ruolo dell’Italia in Europa”. Insomma: un fallimento. Provocato anche da quella “pletora di ministri” che si sono succeduti alla Farnesina negli ultimi due anni. Da Emma Bonino a Paolo Gentiloni passando per Federica Mogherini, la cui nomina ad Alto rappresentante per la politica estera, fortemente voluta dallo stesso Renzi, è sembrata rispondere “a una logica di facciata più che di sostanza”.

SU ATENE SI CAMBIA  Ecco perché, dopo un semestre europeo concluso senza lasciare traccia, il governo italiano si ritrova ora a fare da spettatore anche nella gestione della crisi greca. Il vertice bilaterale fra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, andato in scena all’Eliseo dopo la vittoria del no al referendum in Grecia, ha irritato non poco Renzi. Il quale, dal canto suo, in questi mesi ha tenuto un atteggiamento fortemente ambiguo nei confronti di Alexis Tsipras. “Dobbiamo leggere nelle elezioni greche il messaggio di speranza di una generazione che chiede più attenzione e riguardo per chi sta subendo la crisi”, affermava il premier a gennaio, dopo la vittoria di Syriza alle elezioni: “Per me l’arrivo di Tsipras è una benedizione“. Sei mesi più tardi, dopo il fallito tentativo di negoziato fra la Troika e Atene, ecco invece il “cambiamento di verso“. “Il referendum indetto da Tsipras è stato un errore” ha affermato il numero uno di Palazzo Chigi a Berlino in compagnia della Merkel. “Paradossalmente, sulla Grecia, Renzi avrebbe anche potuto non schierarsi in attesa del voto dei cittadini – dice il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, vicepresidente della commissione Esteri – Invece ha preferito andare dalla cancelliera tedesca a dire che il più grande strumento di democrazia diretta esistente era in realtà un errore. E questa sarebbe la “rottamazione”? Renzi è più vecchio di Giuliano Amato“. Giudizio molto negativo anche da Stefano Fassina. “Con Tsipras, Renzi è stato inadeguato – dice l’ex viceministro dell’Economia – Ha appoggiato la linea dei falchi per ottenere un decimale in più sul deficit”. Il deputato punta poi l’indice contro la mancanza di coraggio del presidente del Consiglio, che “già durante la presidenza del semestre europeo non è stato in grado di mettere in agenda una riflessione sulla situazione complessiva”.

ARMIAMOCI E PARTITE Sfogliando le pagine relative alle ultime grandi vicende internazionali, i tentennamenti e i voltafaccia del governo in carica si contano in abbondanza. Che dire, infatti, delle indecisioni legata al terrorismo internazionale? A febbraio, mentre l’Isis aveva appena conquistato la città di Sirte, in Libia, diffondendo anche un video con la decapitazione di decine di copti egiziani, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, parlava di un’Italia “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”. Insomma, il nostro governo si mostrava fiero di indossare l’elmetto per stroncare lo Stato islamico e arrestarne l’avanzata verso Tripoli. Di più. “L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di Paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato”, aveva rincarato la numero uno della Difesa, Roberta Pinotti. Ma poi, dopo le dichiarazioni da “armiamoci e partite” dei suoi due ministri, è arrivato il giudizio tranchant del premier: “Non è tempo per una soluzione militare”. Oggi la Libia resta un terreno favorevole ai guerriglieri di Abu Bakr al-Baghdadi, che possono reclutare miliziani e terroristi sfruttando la forte instabilità dell’area. E l’Italia, ancora una volta, sembra sparita dal palcoscenico internazionale. “Renzi – dice ancora Di Battista – si è circondato di persone mediocri“. Per il deputato del M5S si tratta comunque di “una scelta fatta a tavolino per non indebolire la sua figura ma che, oltre a rivelarsi fallimentare, sta mettendo in ridicolo l’immagine dell’Italia a livello internazionale”.

AMICO PUTIN Anche sulla questione russa il governo non sembra essersi districato al meglio. Anzi. Prima l’annessione della Crimea e poi la guerra nell’est dell’Ucraina hanno spinto l’Europa e gli Stati Uniti a varare sanzioni commerciali contro Vladimir Putin. “Siamo pronti ad altre sanzioni verso la Russia”, affermava all’inizio della vicenda il numero uno di Palazzo Chigi. Salvo poi, nel giugno scorso, accogliere a braccia aperte il presidente russo in visita all’Expo. Nel corso dei mesi, comunque, rispetto ai partner occidentali l’Italia ha mostrato un approccio più dialogante col Cremlino, quasi a volersi cucire addosso un ruolo da pontiere. Se “gli accordi di Minsk 2 saranno rispettati, la fase di tensioni, di sanzioni e di contro sanzioni commerciali verrà meno”, affermò Renzi al termine dell’incontro con Putin a Milano. Peccato però che qualche giorno dopo l’Europa – Italia compresa – abbia rinnovato per altri sei mesi le sanzioni nei confronti dei russi. Il tutto mentre in Ucraina persiste l’instabilità. Con il nostro Paese che rimane a guardare.

BACI E ABBRACCI Infine, la questione dei migranti. Ad aprile, dopo la più grande tragedia nel Mediterraneo dal dopoguerra ad oggi, sembrava che tutti i Paesi volessero fare la loro parte per non lasciare sola l’Italia. Era stato addirittura trovato un accordo sulle quote che prevedeva la ricollocazione equa dei richiedenti asilo in tutti gli Stati membri. Ma poi prima la Gran Bretagna e in seguito gli Stati del Nord Europa si sono sfilati. E così si è dovuto ricominciare da capo. A quel punto Renzi ha annunciato una «battaglia forte» con la preparazione di «un piano B» per affrontare il problema degli sbarchi sulle coste italiane. “Redistribuire solo 24mila persone è quasi una provocazione”, ha tuonato il capo del governo contro la bozza di un nuovo piano predisposta dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Ma dopo aver battuto i pugni sul tavolo il governo ha ottenuto soltanto un contentino: 40mila profughi redistribuiti in due anni. Praticamente uno schiaffo in faccia a Renzi che, però, a pochi giorni dal respingimento francese dei migranti a Ventimiglia, ha felicemente incontrato Hollande. Fra abbracci e attestati di stima.

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