Discussione in commissione al via da domani, 9 luglio, termine per la presentazione degli emendamenti il 31 luglio, testo in Aula non prima di settembre. E’ il calendario deciso per il disegno di legge Boschi sulle riforme istituzionali approvato dall’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali con i soli voti contrari del Movimento Cinque Stelle e di Mario Mauro (Gal). Il voto sugli emendamenti è in programma nella prima settimana di agosto. Il testo non finirà all’esame dell’Aula del Senato prima della ripresa dei lavori: “A meno di miracoli” osserva la presidente della commissione, Anna Finocchiaro. “Il termine per gli emendamenti è il 31 luglio – aggiunge la Finocchiaro – e questo consente un tempo ampio per la discussione generale, con i primi voti nella prima settimana di agosto. Mi auguro che questo consenta di giungere a una soluzione il più ampiamente condivisa”.

La Finocchiaro spiega di voler “portare la riforma a buon esito ed è importante che il Senato possa esprimersi sul merito del testo. Il Senato, durante la prima lettura del disegno di legge un anno fa, ha già dato ottima prova di se stesso, approvando il superamento del bicameralismo perfetto ed escludendo lo stesso senato dal circuito fiduciario. Io credo che il Senato possa ancora occuparsi del testo, e vorrei che restasse all’altezza di quanto ha fatto finora”.

Nel frattempo continua il pressing di Forza Italia per attivare canali di dialogo con la maggioranza, visto che in commissione si è verificata l’impasse con 14 senatori sia per la maggioranza sia per l’opposizione. “Il Patto del Nazareno – dice il capogruppo berlusconiano alla Camera Renato Brunetta – è definitivamente morto e Forza Italia è disponibile a contribuire a scrivere le regole solo se queste ultime subiranno importati e consistenti modifiche”. Tra questo un metodo diverso dell’elezione del nuovo Senato. La maggioranza renziana in realtà sta pensando a varie ipotesi per sbloccare la situazione: tra queste un soccorso dei “verdiniani”, ma anche l’eventuale richiesta di ricomposizione della commissione che al momento non rispecchia i rapporti di forza dei gruppi all’interno del Senato.