Renzo Ulivieri presidente dell’Assoallenatori è membro del consiglio federale che oggi dovrebbe commissariare la Lega Pro dopo ben 18 anni di regno di Mario Macalli: cinque mandati consecutivi prima di rassegnare le dimissioni senza revoca.

Mister, si candida per la presidenza?
Sarei inadeguato. Capisco sia un aggettivo che garba a pochi, ma non esistono persone adeguate a tutto. Mi dichiaro dunque inadatto così si chiude sin da ora l’eventuale partita.

Anche sulla Federcalcio di Tavecchio, a soli 11 mesi dalla sua nomina, soffia un venticello di commissariamento. Ieri sulla Gazzetta dello Sport due pagine di intervista in cui lo stesso presidente si smarca praticamente da tutto.
Che la Lega Pro venga commissariata non è motivo di commissariamento di tutta la Federazione. Servono cause ben specifiche ed estremi che oggi non ci sono. Che poi in Federazione le cose non funzionino è un’altra cosa. Il fatto che si sarebbe potuto intervenire prima per fare andare meglio le cose è un discorso, così come è evidente che il caso Parma si poteva evitare. Il problema è che fummo soltanto noi dell’AIAC a votare contro la norma che disciplinava i controlli societari. Questo è un Paese in cui in generale non ci si può permettere di abbassare la guardia e il calcio non fa eccezione. La decisione di allentare i vincoli sui parametri di sorveglianza delle società mi sembrava pericolosa: lo si capiva eppure la si è introdotta. Ora mi tocca ripetere a me stesso: ho avuto ragione io a votare contro.

Calcio e soldi: il CT della nazionale viene pagato dallo sponsor mentre sempre più spesso, in categorie come la Lega Pro, se non porti in dote lo sponsor non riesci ad allenare. Più che conoscere la tattica adesso un mister deve essere un esperto di marketing?
No, si deve conoscere la tattica. Noi si insegna la tecnica, la gestione delle risorse umane e gli allenatori escono con conoscenze superiori a quelle che avevamo noi. Eppure a volte non basta perché molti allenatori si devono pagare il tirocinio nelle società. Così come alcuni calciatori giocano se portano lo sponsor. L’allenatore è un mestiere duro che chi ha giocato a calcio persegue con passione, determinazione e con enormi sacrifici. Poi ci sono situazioni che potrei semplificare con un esempio: un sindaco prende un imprenditore e gli dice “devi fare il presidente della squadra”. Quello gli risponde di no. Poi alla fine capisce che gli conviene, compra un terreno e quello è un modo per fare entrare soldi. Non è giusto che certe attività si reggano su questi sistemi.

Oggi i grandi fondi di investimento finanziario la fanno da padroni nell’acquisito dei calciatori tanto da controllarli molto più dei presidenti delle società stesse…
Questa è una cosa partita da fuori e noi si pensava che la UEFA riuscisse a gestirla se non proprio ad impedirla. Mi sembra una roba assai pericolosa e istintivamente non mi piace. Trovo che tra i mali del calcio potevamo fare a meno della prevalenza della finanza rispetto alla passione. Ma comunque la mia è una considerazione di istinto.

Dopo anni di austerity Silvio Berlusconi sta rimettendo liquidità nel Milan. Come lo interpreta? Un nuovo ritorno alla politica?
Io pensavo di essere immortale come lui. Eravamo in tre: il mio parrucchiere, lui ed io. Poi il parrucchiere è morto e dunque mi sono venuti dei dubbi in merito. Io penso che più che un suo ritorno in politica ci sia la seria consapevolezza che negli anni c’è stato un depauperamento del valore tecnico della squadra a cui bisogno porre rimedio.

Il presidente del Catania è solo l’ultimo dei presidenti al centro di inchieste giudiziarie…
Primo: il nostro mondo ha delle regole e pensare che ci sia qualcuno che non le eluda mi sembra impossibile. Secondo: non sono d’accordo con chi sostiene che il mondo del calcio esprima di per sé dei valori etici. Basta pensare come nell’arco della storia lo sport sia stato strattonato e utilizzato dai vari regimi. Terzo: tutti i contesti hanno regole chiare compresa la politica, l’economia, la finanza e la società stessa. Concludo ribadendo il concetto che l’unica cosa che può salvarci è non abbassare il livello dei parametri di controllo. Magari ci sarà un giorno in cui si potrà farlo. Ma ora non è tempo.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it