Il presidente della Lega Pro Mario Macalli si è dimesso. Insieme a lui anche tutto il consiglio direttivo. Il 7 luglio sarà nominato un commissario che traghetterà la terza lega del calcio professionistico fino a fine agosto-inizio settembre, quando ci saranno le elezioni per decidere il nuovo presidente. Macalli lascia dopo 18 anni a capo della Lega Pro: cinque mandati consecutivi dopo la prima elezione nel 1997.

Lo scorso 30 giugno l’assemblea aveva bocciato per la seconda volta in sei mesi il bilancio della terza lega del calcio professionistico italiano: 38 “no” contro 23 “sì”, con 2 astenuti e 6 assenti. Il Coni aveva giudicato la situazione “incandescente” e tramite il presidente Giovanni Malagò aveva fatto sapere che “il commissariamento della Lega Pro è più di un rischio. Ho parlato con Tavecchio (presidente della Figc, ndr) e sa che non si può scherzare – ha speigato– Lo statuto prevede che ci sia un passaggio per la convocazione del consiglio, perché forse all’epoca non si erano previste situazioni di stallo come questa. Di fatto serve una forma di intervento per una nuova elezione o per commissariare, a prescindere da questi aspetti regolamentari”. Ma già a dicembre il rendiconto 2013/2014 era stato bocciato e aveva aperto una crisi che avrebbe potuto portare in tempi rapidi il commissariamento e le nuove elezioni.

Oltre alla bocciatura del bilancio 2013/2014, c’è anche un’altra questione: un’indagine aperta dalla Procura di Napoli che vede indagato Claudio Lotito per tentata estorsione. Una situazione aggravata dall’inchiesta di Catanzaro e dalla precarietà economica di molti club. Proprio a causa delle vicende giudiziarie, il presidente della Figc Carlo Tavecchio aveva detto che non era da escludere la possibilità che i campionati di Serie B e Lega Pro 2015/2016 possano partire in ritardo. Per velocizzare i tempi delle indagini, Malagò si era fatto avanti. “Per ciò che riguarda il nostro appoggio anche se siamo un organo terzo, diamo la massima disponibilità a supportare in termini di velocità della pratica – ha detto il presidente del Coni – perché non ci devono essere alibi in questo senso. È chiaro che se questo non dovesse avvenire sono a rischio le partenze dei campionati, l’iscrizione delle squadre e questa è una cosa che il Coni non può accettare”.