Doveva testimoniare nel processo in cui era imputato Silvio Berlusconi, ma di Ruby Rubacuori nessuno sapeva nulla. Neanche il suo avvocato. Ma la giovane marocchina era volata via in Messico e scriveva sul suo profilo Facebook di essere felice: “Con i nonni e la sofy…soy feliz”. L’aggiunto Ilda Boccassini rinunciò a quel teste e ora dagli atti dell’inchiesta ter, che si è chiusa oggi,  emerge che quella lunga vacanza tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013, periodo in cui era citata per ben due volte in aula come teste e non si era presentata, era stato pagato circa 320mila euro per conto dell’ex premier. Che, secondo i pm di Milano, ha versato, attraverso bonifici, in totale 7 milioni di euro proprio su un conto in Messico.

A svelare, per primo, anche la cifra approssimativa di questa munificenza era stato l’avvocato Egidio Verzini, ex legale della giovane. Verizini, che nel 2011 voleva farla costituire parte civile contro l’allora leader del Pdl, rinunciò al mandato per contrasti con la ragazza e di fatto l’istanza di costituzione di parte civile non venne mai presentata nel dibattimento. Il legale poi, però, comunicò alla stampa che “non essendo state condivise dalla cliente le impostazioni e le modalità difensive proposte” era “venuto meno il rapporto di fiducia con conseguente interruzione del mandato”. A distanza di due anni l’avvocato, quando ormai Berlusconi aveva incassato l’assoluzione, rivelò che c’erano “stati degli interventi esterni, ovviamente intuibili da chiunque, e anche delle pressioni sul mio operato”.

Gli inquirenti non hanno potuto, però, ancora verificare il presunto versamento di cui ha parlato l’avvocato Verzini perché, allo stato, il Messico non ha fornito risposte alla rogatoria inoltrata. Sulla vicenda Messico vale la pena ricordare che Luca Risso, ex compagno di Ruby, è indagato per riciclaggio, perché secondo l’accusa ha ricevuto da Karima El Mahroug i soldi che poi, in parte, sono stati utilizzati “per mezzo di bonifici provenienti dal suo conto corrente e dunque facendolo apparire come proprio” ad acquistare immobili, aziende e macchinari che spediva in Messico dall’Italia destinandoli alla società Playa Cooperation”.

Inoltre, tra le carte raccolte dalla Procura di Milano, c’è anche la prova che il lungo documento letto nell’aprile 2013 dalla ragazza durante la conferenza stampa da lei convocata davanti al Palazzo di Giustizia, per difendere se stessa e Berlusconi, sia stato scritto da un avvocato.