Dieci milioni di euro, sette soltanto a Ruby: sarebbe costato tanto il silenzio delle Olgettine a Silvio Berlusconi, secondo la procura di Milano, che oggi ha recapitato l’avviso di conclusione delle indagini all’ex cavaliere ed altre 33 persone. Agli atti degli inquirenti milanesi figurano pagamenti provenienti dai conti nelle disponibilità dell’ex premier  fino al marzo del 2015, e cioè dopo che i magistrati milanesi avevano iniziato ad indagare. Era il 17 febbraio, infatti, quando l’inchiesta Ruby ter, fino a quel momento sotto traccia, esplose: Olgettine perquisite e audizione del tesoriere di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli. Oggi la tranche dell’inchiesta, nata dalla trasmissione degli atti dei giudici del Tribunale dei due primi processi – quello in cui era imputato l’ex Cavaliere assolto in via definitiva dalla Cassazione e quello in cui sono stati condannati in appello Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti – è stata chiusa. Falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari i reati contestati a vario titolo. Stralciata la posizione degli legali  storici dell’ex premier: gli avvocati  Niccolò Ghedini e Piero Longo, che erano indagati per corruzione in atti giudiziari e che adesso vanno verso l’archiviazione.

Versamenti fino a marzo 2015
Nella ricostruzione degli investigatori, l’ex cavaliere viene individuato come il “corruttore”: avrebbe versato più di dieci milioni di euro alle Olgettine,  in cambio del loro silenzio sulle serate ad Arcore. Sette milioni di euro è – secondo i pm – il denaro elargito da Berlusconi a Karima el Mahroug: l’ex cavaliere iniziò a versare denaro a Ruby nel novembre del 2011 e la marocchina avrebbe incassato soldi in contanti, tra cui 800mila euro tra metà 2013 e metà 2014. Quei soldi sarebbero stati investiti dalla ragazza per aprire attività commerciali all’estero, come un ristorante in Messico  o altri investimenti a Dubai per due milioni di euro. Quegli investimenti sarebbero stati gestiti dall’ex compagno della marocchina, Luca Risso, al quale viene contestata l’accusa di riciclaggio.  “Abbiamo tracciato due milioni a Dubai, dei valori immobiliari non calcolabili in Messico (pastificio, alloggi per dipendenti, un appartamento) e un enorme quantitativo di contanti”, hanno spiegato i magistrati.  Nel giugno del 2013, l’ex cavaliere avrebbe versato a Ruby “320mila euro al fine di finanziare il trasferimento in Messico della El Mahroug Karima e di Luca Risso”. In cambio di quei 7 milioni di euro, Ruby   “falsamente negava di aver mai avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi, di aver accettato la promessa di ricevere ingentissime somme di denaro per passare per pazza, ossia per mentire nel corso dei dibattimenti” a carico di Fede, Mora e Minetti, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini.

Il “canale” era l’ex avvocato di Ruby

Il pm Tiziana Siciliano ha sottolineato che il “canale” principale scelto da Berlusconi per fare arrivare i soldi in contanti a Ruby era l’avvocato Luca Giuliante, il suo primo legale, ma il denaro sarebbe arrivato anche tramite altre persone “con compiti di fattorini”. Ma dalle tasche di Berlusconi non sarebbe uscito soltanto denaro per convincere le ragazze a testimoniare il falso in aula di tribunale: l’ex premier avrebbe finanziato anche l’acquisto di case, spese mediche e doni “di elevato valore economico”, come risulta dall’avviso di conclusione delle indagini. Secondo il pm Siciliano la tesi difensiva di Berlusconi è “smentita da prove“: i legali dell’ex cavaliere, infatti, hanno sempre sostenuto che i versamenti di denaro fossero dovuti a semplici motivi di “generosità”.  “Il materiale probatorio è tale che vanifica l’ipotesi difensiva”, ha spiegato il magistrato. Il sostituto procuratore ha spiegato che agli atti dell’indagine ci sono “intercettazioni, documenti contabili, filmati coi telefonini, contratti di lavoro” che dimostrano l’esistenza di un “accordo corruttivo” stretto tra Silvio Berlusconi e le ragazze, che avrebbero testimoniato il falso nei processi Ruby e Ruby bis.

Soldi anche anche ad Apicella
È un’indagine complessa quella sui versamenti di Berlusconi alle Olgetti, un’inchiesta composta soprattutto di prove documentali. Il procuratore aggiunto Pietro Forno e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno tirato le fila del lavoro di mesi: le deposizioni di testimoni e l’analisi di documenti cartacei ed informatici sequestrati e con il deposito del 415bis mettono a disposizione degli indagati tutti gli atti raccolti. Chi vorrà potrà essere interrogato e trascorsi 20 giorni la Procura di Milano potrà chiedere il rinvio a giudizio.  Dall’avviso di conclusione delle indagini emerge anche che l’ex premier avrebbe versato a Mariano Apicella 98.600 euro, tutti tramite bonifico, per “deporre il falso nei processi a suo carico e a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti“.

La storia dell’inchiesta: soldi per mentire in tribunale 
Quando gli inquirenti chiusero la proroga di indagine al gip le posizioni al vaglio erano 45: oltre Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari, c’erano la stessa Ruby, il suo primo avvocato Luca Giuliante, e una trentina di ragazze. Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ha spiegato in conferenza stampa che undici posizioni (comprese quelle degli avvocati Ghedini e Longo) sono state stralciate mentre l’avviso di conclusione delle indagini è stato alla fine inviato inviato 34 persone. Sono soprattutto le ragazze che durante il processo principale e il processo bis avevano dichiarato di essere stipendiate dall’ex presidente del Consiglio. E che hanno continuato a essere retribuite sottoponendo il leader di Forza Italia anche a una sorta di pressing.

In verità il gentile ospite delle cene eleganti ad Arcore aveva cercato di smarcarsi dalle richieste inviando una amorevole lettera alle ragazze, ma tutto è stato inutile. Oltre che dispendioso. Per l’accusa, infatti, l’ex premier avrebbe retribuito le giovani testimoni in cambio del loro silenzio o di dichiarazioni false o reticenti. A ricevere bonifici anche l’ex consigliera regionale ed ex igienista dentale Nicole Minetti. Colei che la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 prese in custodia Ruby, liberata dopo una telefonata dell’allora premier, per poi affidarla a una cittadina brasiliana.

Convocata in Procura Ruby si è avvalsa della facoltà di non rispondere: secondo gli investigatori è probabile che sia stata ad Arcore tra novembre e dicembre 2014. Su come abbia investito il denaro, che secondo i pm avrebbe ricevuto da Berlusconi, è stata attivata anche una rogatoria in Messico dove l’ex compagno della giovane marocchina ha alcune attività imprenditoriali. L’uomo, nel gennaio scorso si era sfogato su Facebook sostenendo che Berlusconi era un bugiardo, senza però scendere nei particolari e sembrava voler far intuire di voler raccontare qualcosa. A questo sfogo si è aggiunta l’audizione dei genitori di Risso che hanno messo nero su bianco quali fossero le possibilità economiche di Ruby: “Si comporta come una principessa”. Una persona che, a domanda precisa, solo alcune settimane fa rispondeva: “Disoccupata”.