Quindici giorni fa l’assoluzione – per alcuni clamorosa – di Silvio Berlusconi dai reati di concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby. Oggi alla vicenda di Karima El Mahroug, la ragazzina marocchina ospite delle cene eleganti di Arcore quando era minorenne e spacciata (invano) per nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak, si aggiunge un altro tassello.

È l’Espresso che svela che Ruby – riconosciuta come parte offesa nel processo ma che non si è mai costituita parte civile avrebbe ricevuto molti più soldi di quanto non sia emerso finora: “la giovane marocchina avrebbe incassato, in particolare, più di sei milioni di euro”. È stato l’avvocato Egidio Verzini – uno degli avvocati che si sono succeduti come legali di parte civile – il professionista che ha gestito quella trattativa economica per conto di Ruby, nella primavera del 2011, mentre era il suo difensore di fiducia. Il legale – già nel novembre scorso – aveva raccontato che Karima voleva costituirsi parte civile nel processo ma che poi per “interventi esterni” e anche pressioni rinunciò. Ora per questa rinuncia c’è un prezzo: 6 milioni di euro. Una cifra non molto diversa da quella di cui la ragazza scriveva nella sua contabilità: quando scriveva che aveva chiesto al presidente 5 milioni.

Dalle indagini era emerso l’allora presidente del Consiglio – che pagava lo stipendio alle Olgettine anche a processo di primo grado in corso – aveva versato circa 57 mila euro a Ruby nel 2010: un “atto di liberalità” verso una ragazza che aveva avuto una vita molto difficile, bisognosa. E per questo Berlusconi aveva pensato anche di donarle circa 60 mila euro per permetterle di aprire un centro estetico. In realtà, sostiene l’avvocato Verzini, “Ruby ha ricevuto molti più soldi, sicuramente. Quello che da sempre ha sostenuto la procura di Milano.  Il piccolo tesoretto ottenuto dalla Rubacuori supererebbe, secondo il legale, i 6 milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero stati bonificati all’estero. Fu proprio Ruby, in quei giorni, a confermare al suo legale “che aveva raggiunto l’accordo e che doveva percepire cifre molto più ingenti”. 

“Se Berlusconi fosse stato condannato anche in appello, avrei continuato a tacere, per non ledere la sua posizione di imputato. Ma ora la sentenza di assoluzione, purtroppo, viene usata come un’arma per colpire i magistrati della procura di Milano. Non si può far credere ai cittadini italiani che i fuorilegge, in questo Paese, siano i pubblici ministeri. A questo punto mi sento in dovere di parlare” dice il legale in una intervista al settimanale. 

“Ruby – si legge nell’articolo dell’Espresso domani in edicola – aveva capito che quella era l’occasione della sua vita ed era decisissima ad uscirne con un sacco di soldi. Io le avevo proposto una strada legale. Ruby doveva costituirsi parte civile nel processo contro Emilio Fede. Un bel giorno avremmo annunciato che la costituzione veniva revocata. Come succede normalmente nei processi, questo significa che la parte civile è stata risarcita privatamente. E visto che Ruby è stata screditata sulla stampa di tutto il mondo, una transazione di alcuni milioni era credibile. Poi, se Fede alla fine non avesse pagato di tasca sua, questi non erano fatti di Ruby né miei”. 

La trattativa, però, come aveva già raccontato il legale lo scorso novembre, è naufragata per pressioni esterne: “Qualcuno ha suggerito o imposto a Ruby una strada diversa e non la via legale da me consigliata. A quel punto ho deciso di interrompere il rapporto con la mia assistita, in quanto ciò che mi veniva proposto andava a collidere con il rispetto delle norme del nostro ordinamento”. E così Ruby venne assistita nuovamente nel processo da Paola Boccardi dopo essere stata tutelata da Luca Giuliante, Massimo Di Noia, lo stesso Verzini.