Se c’è un personaggio della letteratura italiana che Matteo Renzi per varie ragioni rievoca, quello è proprio Pinocchio. A parte la comune origine regionale, vorrei citare due motivi ben più sostanziosi di affinità.

Primo, la propensione alle frottole, da me già messa in rilievo, facendo eco alle affermazioni dei lavoratori del trasporto pubblico di Firenze che lo conoscevano bene, quasi due anni fa. Pare però che a Renzi non si allunghi il naso, rendendo quindi meno immediata la rilevazione della bugia. Che si tratti di un Pinocchio geneticamente modificato (Pgm)?

Secondo, il rapporto estremamente controverso con la scuola e la cultura. Dimostrato sia dai suoi sforzi evidentemente volti a distruggerle, sia dalle sue uscite poco convincenti in materia (da Manzoni agli esilaranti show in similinglese, evidente dimostrazione del fatto che se i comici si buttano in politica, ben più proficuamente potrebbero i politici darsi al teatro farsesco).

Ci sono certo anche delle differenze, beninteso. Ad esempio, non si tratta certo di un burattino di legno, ma di un politico in carne ed ossa, anche se i suggerimenti e i compiti che si assume provengono da forze economiche e “culturali” (in senso molto lato) precise. Da ultimo parrebbe che si sia assunto quello della distruzione della scuola pubblica. Basta con questa storia dell’istruzione e della cultura per tutti. A che serve? Soldi non se ne fanno, anzi se ne spendono. E con che risultati? Assolutamente controproducenti, è un vero suicidio stimolare addirittura la crescita di una cultura critica quando abbiamo bisogno di automi che sappiano sì e no svolgere quelle funzioni elementari che servono al capitale per continuare il suo processo di accumulazione nelle condizioni sempre più difficili imposte dalla concorrenza internazionale.

E allora avanti con il modello Marchionne: trasformare i presidi in tanti capetti con poteri assoluti per annullare ogni soggettività autonoma degli insegnanti e ogni democrazia nelle scuole di ordine e grado. Spingere al massimo livello la competizione interna agli istituti e fra gli istituti. Sabotare, quindi, il progetto costituzionale di fare della scuola il centro della formazione di cittadini consapevoli e di creazione di una solidarietà nazionale allargata com’è giusto che sia anche ai migranti (neanche una parola diceva sull’immigrazione il documento sulla “buona scuola”, poi integrato in extremis con una paginetta in materia).

Questa di demolire la scuola pubblica è una vera e propria fissazione dei poteri forti, da Monti in poi. E’ noto come quest’ultimo avesse a suo tempo dichiarato l’intenzione di salvare la riforma Gelmini. Oggi ci pensa Renzi.

La situazione è grave. Qualche giorno fa a Roma c’è voluto tutto il carisma di Piero Bernocchi per salvare dagli insegnanti esasperati Corradino Mineo, neanche il peggiore, se vogliamo, dei senatori Pd, anche se a giudicare dall’intervista apparsa il giorno dopo sul manifesto ha le idee alquanto confuse. Mai confuse tuttavia come quell’altro modello di coerenza che risponde al nome di Gotor e che sembrerebbe avere bisogno di un lungo periodo di riposo assoluto. Una classe politica da buttare subito senza rimpianti.

Alla faccia di questa classe politica la scuola resiste. Come diceva uno striscione l’altro giorno “Il Senato fiducia, la scuola sfiducia“. E la sfiducia che parte dal mondo della scuola è ben più importante e strategica di quella che emana da un Parlamento di nominati, ostaggi o complici di Renzi e abbarbicati come incommestibili cozze alla poltrona e allo stipendio. E’ importante sia per rigettare una “riforma” che non potrà funzionare e farà solo danni ulteriori alla scuola e alla società, che per estromettere dal governo della Repubblica chi sta dimostrando tutta la sua insipienza e subalternità al potere economico.

Il popolo italiano si sta attrezzando per ottenere questo importante risultato e la scuola, come avviene da molti anni a questa parte, ancora una volta svolgerà un ruolo centrale e positivo. E’ questa la fiducia di cui abbiamo bisogno. Per Renzi è cominciato invece il conto alla rovescia. Si può scommettere che un colpo decisivo glielo darà il referendum che il mondo della scuola vuole promuovere contro la sua pessima legge. Dalla Grecia all’Italia comincia il tempo della democrazia, sarà una valanga di referendum a seppellire gli esecutori del capitale.