Un voto di fiducia tra le proteste dentro e fuori dall’Aula. Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge per la riforma della scuola tra le manifestazioni degli insegnanti e le polemiche delle opposizioni. “Vergogna, vergogna”, hanno gridato i docenti in corteo davanti a Palazzo Madama, mentre M5S, Lega Nord e Sel dai banchi di Palazzo Madama intervenivano per criticare il provvedimento. I 5 Stelle si sono presentati con le candele da cimitero e hanno attaccato il governo. Se Matteo Renzi solo qualche mese fa aveva detto di volere una discussione in Aula senza bisogno di forzare i tempi, è stato costretto a rimangiarsi la parola per rispettare l’annuncio delle 100mila assunzioni entro settembre. Così dopo il ricatto lanciato in diretta dallo studio di “Porta a Porta” (“Se le opposizioni non ritirano gli emendamenti, saltano i nuovi contratti”), la decisione di chiedere la fiducia: i voti favorevoli sono stati 159 (tra cui gli ex di Forza Italia Manuela Repetti e Sandro Bondi), i contrari 112 e nessun astenuto. Non ha dunque pesato sulla maggioranza la decisione di alcuni dissidenti del Pd di non partecipare al voto. Tra loro Corradino Mineo, Walter TocciRoberto Ruta Felice Casson.

La riforma della scuola è uno degli obiettivi principali per il governo Renzi, ma fino a questo momento si è rivelata uno dei punti deboli per il presidente del Consiglio. Duramente contestata dalla minoranza Pd, ha provocato anche l’uscita dal partito del deputato Stefano Fassina. Il leader democratico dopo il voto si è limitato a rilanciare su Twitter la slide che parlava della riforma. A parlare è stata invece il ministro dell’istruzione Stefania Giannini: “Sfido ognuno a citare un’amministrazione pubblica che abbia compiuto un’operazione di questo genere. C’è una maggioranza solida. Al Senato siamo arrivati con il fiato un po’ più corto ma il voto di fiducia è uno strumento che si utilizza quando è necessario fare bene e presto”.

Video di Annalisa Ausilio

A contestare duramente il provvedimento sono stati insegnanti e sindacati. Momenti di tensione si sono registrati soprattutto in corso Rinascimento, di fronte all’accesso principale di palazzo Madama. Il senatore esponente della minoranza Pd Mineo è stato duramente contestato dal corteo degli insegnanti. “Buffone”, “Te ne devi andare”, “Cosa ci fai qui?”, gli hanno chiesto. Qualcuno ha anche lanciato degli oggetti, ma il senatore ha risposto: “Io e Tocci non abbiamo votato la fiducia”.  Qui una ventina, tra insegnanti e personale della scuola, ha rumorosamente contestato l’approvazione del ddl. Si sono sentite urla, si è visto qualche spintone e qualcuno ha tentato di avvicinarsi al portone del palazzo. La strada è stata anche chiusa al traffico per precauzione. In mattinata avevano protestato sindacati e studenti con una serie di blitz al ministero dell’Istruzione e in altri luoghi simbolo di Roma e annunciano nuove iniziative di lotta a partire dall’avvio del prossimo anno scolastico. 

 

Non sono mancate le proteste anche dentro il Parlamento. Il Movimento Cinque Stelle ha celebrato il funerale per la scuola con lumini rossi e lutto al braccio, Sel ha fatto risuonare i fischietti. La capogruppo del gruppo Misto-Sel Loredana De Petris è andata ai banchi del governo per regalare una maglietta bianca con la scritta “Libertà di insegnamento” al ministro Giannini. Ma quest’ultima con un gesto della mano ha scansato il “dono” che è scivolato dall’altra parte del tavolo. “Ministro, non parli così sottovoce – hanno attaccato i senatori vendoliani – se ha qualcosa da dire, la dica apertamente, ci faccia conoscere il suo pensiero. Intervenga in Aula”. E ancora: “Dal ministro non abbiamo ancora sentito una parola. Perché non parla?”. “E’ assurdo – ha aggiunto la De Petris – che dal ministro non sia stata detta neanche una parola”.

La maggioranza è rimasta compatta, anche se in mattinata il Nuovo centrodestra aveva minacciato di non votare il provvedimento a causa del comma che prevede il cosiddetto “insegnamento di genere”. A mediare è stato il ministro per l’Istruzione Giannini che “ha ribadito che le attività formative” previste dal ddl sulle attività formative contro le violenze di genere e le discriminazioni “sono riferibili all’educazione contro ogni forma di violenza fisica o psichica” e che di queste, comunque, i genitori dovranno sempre essere informati. Tutte cose che il ministro ha chiarito durante una riunione convocata d’urgenza in mattinata alla quale avevano partecipato, oltre alla Boschi, anche il capogruppo di Ap Renato Schifani e una delegazione di parlamentari guidata dal coordinatore nazionale del partito Gaetano Quagliariello.