Il Vaticano riconosce ufficialmente lo Stato Palestinese. Dopo l’approvazione della bozza dell’intesa tra i due Paesi e un mese dopo l’abbraccio tra Papa Francesco e Abu Mazen, è stato firmato il primo accordo tra la Santa Sede e la Palestina. Inutile la “delusione” manifestata da Israele che ha sperato fino all’ultimo che il Vaticano non si allineasse alla posizione già presa dall’Onu che, nel 2012, ha ammesso la Palestina come Stato non membro delle Nazioni Unite.

L’intesa fa seguito all’Accordo Base che era stato firmato tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina il 15 febbraio 2000 ed è il risultato dei negoziati svolti da una commissione bilaterale nel corso degli gli ultimi anni. L’auspicio espresso dal ministro degli esteri vaticano, monsignor Paul Richard Gallagher, è che questo accordo “possa in qualche modo costituire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese, che continua a provocare sofferenze ad ambedue le Parti. Spero anche che l’auspicata soluzione dei due Stati divenga realtà quanto prima. Il processo di pace può progredire solo tramite il negoziato diretto tra le Parti con il sostegno della comunità internazionale. Ciò richiede certamente decisioni coraggiose, ma anche sarà un grande contributo alla pace e alla stabilità della Regione”.

Da sempre, infatti, la Santa Sede è per la cosiddetta “soluzione dei due Stati” per la fine della questione israeliano-palestinese. Una posizione ribadita anche da Benedetto XVI nel 2009 durante il suo viaggio in Israele e da Papa Francesco nel suo pellegrinaggio in Terra Santa nel maggio 2014. “È giunto il momento per tutti – aveva affermato Bergoglio parlando ad Abu Mazen – di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati a esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti”. Per monsignor Gallagher, “nel contesto complesso del Medio Oriente, dove in alcuni Paesi i cristiani hanno sofferto persino la persecuzione, questo accordo offre un buon esempio di dialogo e di collaborazione e auspico che possa servire da modello per altri Paesi arabi e a maggioranza musulmana. Al riguardo, – ha concluso il presule – voglio sottolineare la portata del capitolo dedicato alla libertà di religione e di coscienza”.

Per il ministro degli Esteri palestinese, Riad Al-Malki, quello firmato oggi è “un accordo storico” che “non sarebbe stato possibile senza il sostegno e l’impegno personale del Presidente Abbas e senza la benedizione di Papa Francesco verso i nostri sforzi al riguardo”. Al-Malki ha precisato, inoltre, che l’intesa è un “segno di riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e dignità in un proprio Stato indipendente libero dalle catene dell’occupazione. Esso appoggia anche la visione a favore della pace e della giustizia nella regione, conformemente con il diritto internazionale, sulla base di due Stati, che vivono uno accanto all’altro in pace e sicurezza sulla base delle frontiere del 1967”. Il ministro degli Esteri palestinese ha ribadito anche l’impegno del Paese “a combattere l’estremismo e a promuovere la tolleranza, la libertà di coscienza e di religione e a salvaguardare nello stesso modo i diritti di tutti i suoi cittadini”.

Inoltre, dopo le polemiche per i 3 milioni di euro spesi per il padiglione vaticano all’Expo, il Papa ha deciso che tutti i fondi raccolti all’interno della struttura della Santa Sede saranno destinati ai bisogni dei bambini e delle famiglie di profughi presenti attualmente in Giordania. Per Bergoglio, infatti, essi sono le fasce più deboli colpite dal conflitto in Medio Oriente. La somma raccolta nel padiglione della Santa Sede al termine dell’Expo, che verrà ripartita attraverso la Chiesa locale nelle aree dove i profughi vengono ospitati, sarà destinata in particolare al finanziamento di progetti nel campo dell’educazione e del sostegno alle prime necessità delle famiglie.

Twitter: @FrancescoGrana