Vivendi diventa il nuovo socio di riferimento di Telecom Italia. Il gruppo media francese presieduto da Vincent Bolloré ha fatto sapere di avere il 14,9% del capitale dell’ex monopolista gravato da 29 miliardi di debiti. “Vivendi ha ricevuto 1,11 miliardi di azioni ordinarie (8,24%) di Telecom Italia, in contropartita del 4,5% del capitale di Telefonica Brasil” spiega una nota ufficiale ricordando che il passaggio della quota era previsto negli accordi di cessione della brasiliana Gvt agli spagnoli di Telefonica.

Contemporaneamente, Vivendi ha rastrellato altri titoli Telecom sul mercato con un investimento dell’ordine di 1 miliardo di euro. “L’ingresso nel capitale di un’azienda italiana di primo piano rientra nella strategia di Vivendi di affermarsi in un paese che condivide la stessa cultura latina e identiche radici”, sottolinea Vivendi. Tale investimento “rappresenta un’opportunità per il gruppo di essere presente e svilupparsi in un mercato con significative prospettive di crescita e una fortissima richiesta di contenuti di qualità“, aggiunge la nota spiegando che è intenzione di Vivendi “accompagnare Telecom Italia sul lungo periodo”. Compresi gli investimenti sulla banda ultralarga che sono, al momento la principale preoccupazione dell’ex monopolista italiano.

Inoltre non è detto che la società francese si fermi qui: “Un tempo Vivendi era fondamentalmente una holding di partecipazioni finanziarie, oggi stiamo costruendo un gruppo industriale. E siamo pronti a investire”, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera il presidente del direttorio di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. “Faremo tutto il possibile per diventare un player importante sul mercato italiano. In cassa – ha aggiunto – Abbiamo 10 miliardi di liquidità, che ci dà capacità di investire, agilità e velocità di esecuzione. Abbiamo una mentalità aperta, siamo pragmatici, e con un grande appetito per un mercato che offre grandi opportunità”.

L’arrivo di Vivendi in forze nel capitale di Telecom avviene del resto in un momento cruciale per il futuro digitale del Paese. La bozza del decreto comunicazioni, che doveva essere approvata già una decina di giorni fa, sembra ormai destinata a essere discussa dopo l’estate. Intanto alla Cassa Depositi e Prestiti, il braccio operativo dello Stato negli investimenti in fibra, è in corso un ribaltone che ha portato all’uscita di scena di Franco Bassanini, finora grande oppositore di Telecom. L’idea che la Cdp di Claudio Costamagna possa entrare nel capitale di Telecom Italia in nome dell’italianità del gruppo non è più un tabù. Anche le fondazioni, socie della Cdp, non hanno aperto a un’ipotesi che fino a pochi giorni fa sembrava inverosimile. “Toccherà al management decidere”, ha spiegato il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti.

Lo scenario complessivo sul futuro della fibra è insomma radicalmente cambiato. Accantonato il piano sulla società delle reti a maggioranza pubblica, Renzi dovrà ora discuterne con un’ingombrante Telecom. Intanto da Parigi filtra l’indiscrezione che Vincent Bolloré incontrerà presto il premier per parlare dell’ex monopolista e della banda ultralarga, ma anche del nuovo scenario competitivo dei gruppi media italiani. Inclusa la Mediaset di Silvio Berlusconi. Anche se per ora, sempre sul Corriere, de Puyfontaine spegne facili entusiasmi: “Conosco Silvio Berlusconi e i figli Pier Silvio e Marina dai tempi in cui ero alla guida di Mondadori France. Sono un manager aperto e molto pragmatico, ma per ora la questione non è sul tavolo”.

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