Telecom Italia denuncia Cassa Depositi e Prestiti all’autorità di vigilanza dei mercati. L’ex monopolista ha presentato in Consob “una segnalazione” sulle dichiarazioni del presidente della Cdp, Franco Bassanini, che ha messo in dubbio la veridicità dei conti dell’ex monopolista. A margine di un convegno, il numero uno della Cassa aveva, infatti, spiegato che “secondo alcuni tecnici, la rete in rame di Telecom Italia sarebbe stata sopravvalutata in bilancio, con un goodwill (avviamento, ndr) molto notevole”. Detta in altri termini, per Bassanini, il valore della rete in rame non corrisponde alla cifra scritta nei conti della società guidata da Marco Patuano.

“Non ho dato e non intendo dare” giudizi sui bilanci Telecom, ha replicato in una nota Bassanini. “Apprendo dai giornali di oggi che – secondo un esposto di Telecom Italia alla Consob – avrei messo in dubbio la veridicità dei bilanci della medesima società – è la premessa – In realtà in un convegno scientifico presso l’Università Luiss avevo lunedì esposto le difficoltà incontrate nel tentativo di implementare la soluzione indicata alcuni mesi fa come preferibile dalle due Autorità competenti nel settore, Agcm e Agcom, cioè quella di provvedere alla infrastrutturazione di nuova generazione in fibra ottica mediante una società delle infrastrutture non verticalmente integrata, ma partecipata da tutti i maggiori operatori dei servizi di telecomunicazione oltreché da investitori finanziari di lungo termine in grado di offrire identiche condizioni di accesso a tutti gli operatori del settore. Tra queste difficoltà avevo indicato la legittima preoccupazione di Telecom Italia di salvaguardare il valore di un suo asset fondamentale, la rete di accesso secondario in rame, valore che potrebbe essere eroso da una rapida estensione delle reti in fibra, incentivata dal Piano Banda ultra larga del Governo”, ha ricostruito. “Le mie affermazioni, peraltro, non hanno avuto alcun effetto negativo sul titolo Telecom, che al contrario – ha quindi rilevato Bassanini – nella giornata di martedì ha avuto un andamento largamente positivo e superiore alla media del mercato azionario. Ogni altro eventuale effetto è certamente responsabilità non mia ma evidentemente di chi, alle mie affermazioni, ha attribuito una interpretazione estensiva, attribuendomi giudizi sui bilanci Telecom che non ho dato e non intendo dare”.

Sempre nel corso del convegno, sul tema della partecipazione di Telecom ad un progetto comune sulla fibra, Bassanini aveva aggiunto: “Il sistema funzionerebbe se fosse possibile andare nella direzione di una società dell’infrastruttura con tutti gli operatori maggiori. Ma questo sembra sia difficile in Italia, anche l’ex ministro Romani fece un buco nell’acqua. La ragione è che è difficile la partecipazione da parte di Telecom Italia, perché avrebbe molti benefici con la condivisione dell’investimento, ma subirebbe l’effetto negativo dell’obsolescenza e della rapida sostituzione della rete in rame, che rappresenta un asset fondamentale” per il gruppo di Patuano. Il network in rame è infatti la maggiore garanzia per i 29 miliardi di debiti dell’ex monopolista.

Per governo e Cdp, le scelte di Telecom non condizioneranno i piani per la fibra che si arricchiscono di una nuova serie di scadenze. Entro fine maggio, l’esecutivo ha chiamato a raccolta le multiutility con l’obiettivo di farle partecipare al progetto di diffusione della banda ultralarga su tutto il territorio nazionale. Inoltre, come anticipa Il Sole 24 Ore, il governo Renzi sta lavorando alla bozza del “decreto Comunicazione” che potrebbe essere discusso in Consiglio dei ministri prima del 31 maggio. Il documento prevede “l’apertura e condivisione delle infrastrutture fisiche esistenti” per favorire la posa della fibra. In questo modo, il piano per la banda larga coinvolgerà non solo Enel e Terna, ma anche Fs, Eni e Anas. Inoltre la bozza stabilisce anche l’obbligo per chiunque effettui scavi di posare anche “minitubi standard vuoti per il passaggio di cavi in fibra ottica” e fissa al 30 giugno il completamento del catasto delle reti.

Sul fronte normativo, insomma, tutti i tasselli stanno andando lentamente al loro posto. Resta ancora l’incognita della futura strategia di Telecom Italia che si sta preparando a presentare entro il 20 giugno le manifestazioni di interesse per le aree a fallimento di mercato su cui ci sono 6,5 miliardi di contributi pubblici. Se ne discuterà, mercoledì 20 maggio, nell’assemblea che riunisce i soci per l’approvazione del bilancio. Ma è evidente sin d’ora che le scelte dell’ex monopolista sono legate a doppio filo con il cambio degli assetti azionari che, nel giro di una manciata di giorni, vedrà la società francese Vivendi, presieduta dal finanziere bretone Vincent Bolloré, diventare il primo azionista di Telecom Italia.

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