Cassa depositi e prestiti contro Telecom. Mentre il governo assicura che il piano per la banda larga approvato in Consiglio dei ministri il 3 marzo “va avanti” anche se manca il decreto attuativo sugli incentivi fiscali previsti dal decreto Sblocca Italia, il presidente di Cdp Franco Bassanini va all’attacco dell’ex monopolista. Sottolineando che l’investimento da 500 milioni annunciato da Telecom per portare la fibra ottica in 40 città basta per “fare solo qualche quartiere. Basti pensare che noi a Torino per una copertura del 70% con la fibra agli edifici facciamo un investimento un po’ superiore ai 100 milioni”.

La polemica si inquadra nella partita su Metroweb, controllata dal fondo F2i e partecipata dal Fondo strategico italiano di Cdp. Nei progetti dell’esecutivo, Metroweb dovrebbe diventare il veicolo per gli investimenti pubblici e privati nella banda ultralarga destinata che dovrà coprire l’85% del Paese. Per partecipare, Telecom ha chiarito in febbraio di volerne acquisire la maggioranza. Aspirazione che si è però scontrata con i desiderata di Cdp e che di recente è stata bocciata dall’Antitrust, secondo cui i finanziamenti pubblici dovranno andare a un operatore di rete “puro”, partecipato da diverse società di cui nessuna in posizione di controllo.

Di qui la provocazione di Bassanini, che ha ribadito che “Metroweb ha la rete in fibra più importante d’Italia e intendiamo proseguire su questa strada con chi ci sta. L’ideale sarebbe che ci stessero tutti gli operatori di tlc, sennò lo faremo con chi ci sta”. “Se Telecom ci sta per noi è l’ideale”, ma se fa la rete da sola “va benissimo, ma ci sarà anche la rete Metroweb”. E in effetti se da un lato Telecom vuole portare la fibra in 40 città, Metroweb dal canto suo ha rilanciato con manifestazioni d’interesse per 580 centri urbani. Dunque se le due società non si mettono d’accordo per procedere insieme, alla fine le reti potrebbero essere due. In quella di Metroweb potrebbe entrare Vodafone, con cui Bassanini ha confermato che “c’è un negoziato in corso”: “Le manifestazioni di interesse che non pongono condizioni rispetto alla presenza di altri azionisti sono oggetto di un’attenzione non generica ma concreta“. Per altro Bassanini ha annunciato che la cassa di via Goito a sua volta “è pronta ad offrire un paracadute” se il fondo F2i decidesse di uscire e non trovasse un acquirente: “In caso di necessità, cioè se non ci fosse nessun a rilevare la quota, sarà Cdp a farsene carico”.

Lo scenario della “doppia rete” è stato nel frattempo bollato come “uno spreco di risorse” dal vicesegretario generale di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar, che sta seguendo tutta la partita. E non sembra credere alla possibilità che si vada davvero verso la duplicazione: “Per ora si chiacchiera, quando ci saranno persone che scavano, mi porrò la domanda se sono veramente impazziti…”. Tiscar ha poi ammesso come gli incentivi fiscali previsti dallo Sblocca Italia siano in stand-by, ma ha sostenuto che “gli operatori devono stare buoni e tranquilli” perché “i soldi per il piano per lo sviluppo della banda ultralarga ci sono. Le modalità operative sono al centro di un documento su cui sono al lavoro Palazzo Chigi e il Mise” e che sarà sottoposto alla Commissione Europea “quando presenteremo ufficialmente il piano, con tempi e modalità di spesa dei fondi”. Nell’arco del mese di aprile il documento sarà ultimato ed è già al lavoro il tavolo sugli strumenti finanziari che scriverà un decreto legge per la predisposizione del Fondo di garanzia.