Nessuna marcia indietro sull’emendamento che esclude i titolari di concessioni affidate con la formula della finanza di progetto dall’obbligo di gara per affidare lavori, servizi e forniture. Anzi: i relatori al ddl delega di riforma del codice degli appalti, Stefano Esposito del Pd e il fittiano Lionello Marco Pagnoncelli (gruppo Conservatori riformisti italiani) hanno riformulato la proposta di modifica ampliando la platea delle aziende che non saranno più tenute a bandire gare per selezionare progettista, costruttore, impresa di pulizie e simili. La nuova versione non “grazia” solo le imprese concessionarie di un’opera realizzata in project financing, la tecnica di finanziamento che prevede che il privato ci metta il capitale e venga ripagato con l’affitto e i proventi della gestione, ma estende il favore alle concessioni affidate con gara europea. Questo dopo che i sindacati hanno annunciato un’agitazione del comparto della manutenzione e progettazione autostradale, sostenendo che l’obbligo di mandare a gara i lavori avrebbe messo a rischio “3mila posti” nelle aziende del settore.

“La versione originaria del ddl”, ricapitola Ivan Cicconi, direttore dell‘Istituto per la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, “stabiliva l’obbligo per tutti i concessionari di fare gare a evidenza pubblica per affidare lavori e servizi. Il primo emendamento dei relatori introduceva invece un’eccezione per i soli concessionari individuati tramite finanza di progetto, che quindi avrebbero potuto continuare a stipulare centinaia di contratti di appalto di diritto privato con affidamento diretto”. Contrario il MoVimento 5 Stelle, il cui capogruppo in commissione Trasporti e Lavori Pubblici del Senato Andrea Cioffi ha chiesto il ritiro della richiesta di modifica sostenendo che avrebbe favorito “corruzione infiltrazioni mafiose” e non avrebbe garantito “la concorrenza tra imprese”.

Dopo aver incassato anche il parere contrario della commissione Bilancio, mercoledì i senatori hanno sostituito la proposta con una formulata diversamente. Ma, appunto, ancora più generosa per i concessionari: l’obbligo resta solo per “tutti i contratti di lavori” e, “limitatamente agli affidamenti di importo superiore a 150mila euro“, per “tutti i contratti di forniture relativi alle concessioni”. Vale a dire, spiega Cicconi, che “restano fuori anche per i titolari di concessioni affidate dallo Stato con gara i servizi, che comprendono anche la progettazione”. Insomma, “si peggiora il testo” perché sarà possibile continuare a far fare quei lavori a società in house o collegate.

Il ripensamento che allarga ulteriormente le maglie è arrivato dopo che, martedì, le sigle FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno chiesto un incontro urgente al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Lamentando che “3.000 lavoratori rischiano il posto di lavoro nelle aziende autostradali, costrette a chiudere se sarà approvato il comma ‘zz’ contenuto nel disegno di legge delega sugli appalti pubblici in discussione in Parlamento”, cioè appunto il testo originario.”L’approvazione del comma comporterà inevitabilmente la perdita delle professionalità presenti nel comparto della manutenzione e progettazione delle autostrade e la chiusura di numerose aziende, molte delle quali leader nazionali, come Pavimental con 700 lavoratori, Spea con 650 lavoratori (una delle prime aziende di progettazione), Itinera con 750 lavoratori ed ABC 140 lavoratori, di cui di cui 73 già in cassa integrazione per chiusura di ramo d’azienda”. Per capire chi c’è dietro, basti dire che Pavimental è di Atlantia e Autostrade per l’Italia (famiglia Benetton), così come Spea, mentre Itinera e Abc fanno parte del gruppo Gavio. Cioè i primi due concessionari italiani per dimensione della rete gestita.