Caos a Ventimiglia, perché a Mentone il confine è sigillato dalla Francia. I migranti vogliono attraversare la frontiera come accadeva fino a venerdì, quando le maglie larghe francesi permettevano il passaggio (come documentato nel reportage de Ilfattoquotidiano.it). “Abbiamo bisogno di passare” dicono. Non vogliono spostarsi e così la polizia e i carabinieri italiani caricano. Qualche straniero si getta in acqua, riporta La Stampa, altri gridano: “Non siamo animali, siamo uomini”. La situazione al confine continua ad essere delicata, mentre le forze dell’ordine d’Oltralpe hanno fatto sapere che oltre mille migranti “sono stati rimandati in Italia”. E l’emergenza continua anche nel resto d’Italia. A Milano è stato sgomberato l’interno della stazione Centrale e il prefetto ha annunciato una “soluzione ponte”: l’allestimento di hub. A Roma inveceil Comune ha allestito un campo di accoglienza vicino alla stazione Tiburtina.

A Mentone chiusa frontiera con l’Italia
Per quanto riguarda la situazione a Ventimiglia e Mentone, le proteste derivano dal fatto che molti immigrati una volta arrivati in Italia vorrebbero raggiungere i paesi del Nord Europa per ricongiungersi alle proprie famiglie. Ma a Mentone, primo punto d’accesso tra Italia e Francia, la police nationale francese sta presidiando, insieme alla Gendarmerie, il confine. Il sindaco della cittadina transalpina, Jean Luc Guibal, ha confermato che la frontiera resterà chiusa. Da fonti delle forze dell’ordine si apprende che oltre mille migranti “sono stati rimandati in Italia. Comprendiamo perfettamente le loro difficoltà ma non è qui che si possono risolvere questi problemi. E il problema impossibile da aggirare è il regolamento Dublino: lo Stato membro competente all’esame della domanda d’asilo è lo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Ue”.

Ventimiglia: migranti respinti dalla Francia minacciano sciopero della fame. Le forze dell’ordine caricano
Le persone che vogliono lasciare l’Italia, trovando la porta chiusa a Mentone, hanno trascorso la notte a Ventimiglia dove la situazione si fa sempre più tesa. Le forze dell’ordine hanno fatto spostare il gruppo di migranti che stazionava sulla ‘linea confinaria’, di circa 400 metri. I profughi sono stati accompagnati lungo la strada statale Aurelia che per motivi di sicurezza è stata chiusa al traffico. La questura fa sapere che al momento la situazione è sotto controllo, ma una carica delle forze dell’ordine c’è stata. Proprio nella città ligure si stanno ammassando centinaia di persone, in prevalenza eritrei, che intendono passare in Francia ma sono bloccati dalla gendarmeria d’Oltralpe. Adesso minacciano lo sciopero della fame. E qualcuno ha già rifiutato le confezioni di cibo fornite dalla Croce Rossa. Mentre questa mattina un gruppo di immigrati ha dato vita a un sit-in contro le politiche del governo. 

(video di Roberto Vallepiano)

Milano: migranti allontanati dalla stazione. Il prefetto: “Trovata soluzione ponte”
Situazione tesa al confine con la Francia quindi. A Milano invece, nella notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno le forze dell’ordine hanno allontanato i profughi che da giorni, tra mille polemiche, avevano trovato riparo all’interno della Centrale. I mezzanini sono stati recintati con reti metalliche, e i migranti al momento non hanno fatto altro che spostarsi all’esterno della stazione. Il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca assicura di aver trovato una soluzione ponte, ma la situazione resta comunque delicata. Tronca sottolinea che salcuni locali all’interno della stazione Centrale potranno svolgere “le funzioni di hub e essere punto di riferimento per i profughi. Abbiamo individuato – aggiunge – una soluzione che a noi sembra utile, decorosa e dignitosa: usare le due strutture che sono presenti nella galleria delle carrozze”.

In giornata anche sindaco Giuliano Pisapia è arrivato sul luogo per partecipare a una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto in Centrale: “Si stanno facendo dei passi avanti, intanto la stazione ha ritrovato la dignità e stiamo cercando di ripulirla”. Sulla chiusura dei mezzanini, Pisapia ha replicato che si sta risolvendo un’emergenza molto grave. Ma c’è stato spazio anche per un battibecco tra il sindaco e una giornalista di Sky. “Vorrei che filmaste la stazione completamente rinnovata per la dignità per chi arriva”, ha risposto il sindaco quando i giornalisti gli hanno fatto notare che il problema si era solo spostato all’esterno. “Allora li ospita lei a Sky? – ha replicato alla giornalista televisiva – La differenza è questa, c’è chi parla e c’è chi opera, noi stiamo lavorando tutti insieme per trovare una soluzione”. “C’è un comitato ordine di sicurezza che è riunito e un livello di riservatezza che voi dovete rispettare e che io devo rispettare come sindaco”, ha concluso Pisapia.

A comitato iniziato, l’assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha precisato che l’obiettivo è quello di spostare le persone accampate in stazione entro la giornata del 13 giugno: “Stiamo vagliando – ha spiegato – le ipotesi possibili, in strutture comunali o altro, ma ci sono questioni tecniche che non sono facili da risolvere”. In stazione è presente anche il questore di Milano Luigi Savina che ha partecipato al vertice del comitato per l’ordine e la sicurezza e ha precisato che anche oggi in Centrale è presente il presidio delle forze dell’ordine: “Sul turno di servizio che va dalle ore 7 alle ore 13, soltanto presso la stazione Centrale erano in servizio nove pattuglie della Polizia ferroviaria, di cui tre anche con personale dell’esercito Italiano. Anche nella fascia oraria 13-19 sono presenti lo stesso numero di pattuglie con la medesima composizione”. La preoccupazione per la scabbia, invece, resta: ai trenta casi sospetti di ieri se ne sono aggiunti altri dieci, secondo quanto riferito da Giorgio Ciconali, direttore servizio igiene dell’Asl.

Intanto centinaia di persone stazionano all’esterno, appena fuori dall’ingresso, nella Galleria delle carrozze. Una ventina di volontari, in mezzo ai passanti e ai turisti, distribuisce bottiglie d’acqua e generi di prima necessità. E oggi, 13 giugno, in stazione, è arrivato per la prima volta un pediatra per visitare i bambini. A riferirlo è ancora il direttore del servizio igiene pubblica dell’Asl. Per quanto riguarda il presidio medico disponibile per l’emergenza profughi, sono disponibili tutti i giorni un medico generalista e un infettivologo.

Comune Roma allestisce campo temporaneo per accoglienza
A Roma invece,  il Comune sta allestendo in zona stazione Tiburtina-ponte Lanciani un sito con letti, cucine da campo e bagni chimici per accogliere i migranti accampati nei pressi della Stazione Tiburtina, a Roma. Ad annunciarlo è l’assessore al Sociale Francesca Danese. “In attesa di una struttura che si sta allestendo e che sarà definitiva per l’accoglienza – spiega l’assessore – si sta predisponendo un sito per alleggerire la presenza al Baobab e dare agli immigrati una soluzione più comoda data la portata dei numeri”. Secondo quanto si è appreso, la decisione è stata presa stamattina nel corso di una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura, a cui hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine di Roma.

La tendopoli sarà attrezzata con letti e bagni chimici e secondo quanto si è appreso, sarà gestita anche dalla Croce Rossa. Intanto continua la ricerca per individuare in zona un edificio in disuso che possa essere adatto ad accogliere i migranti. Prosegue, inoltre, il monitoraggio degli arrivi da parte delle forze dell’ordine.

La bozza Ue: sì a rimpatri, ma la parte sulle quote resta in bianco
Mentre la situazione nelle strade è questa, l’Europa continua a valutare quali siano le soluzioni più adeguate per affrontare l’emergenza. Nell’ultima bozza delle linee guida per il vertice dei leader Ue che si terrà il 25 e 26 giugno, si legge che è necessario “mobilitare tutti gli strumenti per la riammissione dei migranti non autorizzati nei Paesi di origine e di transito”. Si sollecitano inoltre un’accelerazione dei negoziati per gli accordi con i Paesi terzi più coinvolti, un rafforzamento dei mezzi e del ruolo di Frontex nelle politiche di rimpatrio e degli incentivi verso i Paesi partner per concludere accordi di riammissione. Rimane però in bianco, almeno per ora, il paragrafo sulla ricollocazione degli immigrati. Quello che vorrebbe introdurre quote obbligatorie di accoglienza per ogni Paese membro.