Poco meno di un anno fa l’inchiesta: “Pressioni del governatore della Lombardia per far ottenere contratti a due fedelissime”. A 11 mesi dall’avviso di garanzia il pm di Milano Eugenio Fusco ha chiuso le indagini nei confronti di Roberto Maroni. Al leghista, che siede sulla poltrona di presidente della Giunta della Lombardia, viene contestato il reato di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte spinte per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici al Viminale. Nel settembre del 2014 l’inchiesta si allargò anche ad Andrea Gibelli, già segretario generale della Regione Lombardiai. Tra gli indagati c’è Expo, in base alla legge 231 per la responsabilità amministrativa delle società, e il suo direttore generale Christian Malangone.

Le due ex fedelissime dell’allora ministro
A far finire nei guai l’ex segretario del Carroccio sono state Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, che non erano state inserite nello staff del presidente per timore che la Corte dei conti potesse fare dei controlli e contestare le assunzioni. A compensazione, però, le due signore avevano ottenuto due contratti, uno da Eupolis e l’altro da Expo 2015.

La Carluccio era stata già in passato collaboratrice del leghista quando era ministro dell’Interno e in passato aveva ottenuto incarichi di consulenza. A lei era finito, secondo quando si leggeva nel capo di imputazione, un contratto di Eupolis Lombardia l’Istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione del Pirellone. Un contratto da 29.500 euro annui, somma “fissata” dalla stessa “per proprie esigenze fiscali”. Più importante il secondo  contratto: alla Paturzo, già collaboratrice di Isabella Votino portavoce di Maroni, dovevano arrivare 5417 euro mensili per due anni. In questo caso, era stato ipotizzato all’inizio dell’inchiesta, a essere concussi sarebbero stati esponenti di Expo 2015 e esponenti di “Obiettivo lavoro temporary manager”.

La “relazione affettiva” e l’sms che inguaia Maroni
Secondo la procura di Milano potrebbe essere stato un legame più che professionale, “una relazione affettiva” – come si legge nel capo di imputazione e come riporta il Corriere della Sera – a indurre Maroni a fare pressioni affinché Expo pagasse la missione a Tokyo della signora Paturzo. È stato un sms del capo della segreteria del presidente, Giacomo Ciriello, che ha di fatto inguaiato Maroni. Il messaggino inviato a Malangone il 27 maggio dell’anno scorso che recitava: “Christian, il Pres. ci tiene acchè la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo attraverso la dottoressa Paturzo e voleva” che anche lei “viaggiasse” in business class e alloggiasse in albergo di lusso.

Il difensore di Maroni Domenico Aiello, però, ha rilevato un errore materiale nella trascrizione. Il messaggio esatto è questo: “Christian il Pres ci tiene acché la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo (attraverso la dottoressa Paturzo). Puoi parlarne con Sala o autorizzare la missione? Grazie. GC”. La parte che recita “e voleva che la Paturzo viaggiasse insieme alla delegazione, quindi nella stessa classe di volo e nella stessa classe di albergo” è una notazione degli investigatori inclusa per errore nel testo dell’sms in sede di trascrizione.

Nel registro degli indagati sono finiti i protagonisti del messaggino: Maroni che chiedeva, e Ciriello, che, secondo la tesi della Procura, avrebbe indotto Malangone a garantire  l’esborso di 6mila euro per le spese del volo e dell’alloggio della Paturzo in Giappone come invocato dal governatore lombardo. Il viaggio però fu cancellato e i biglietti vennero utilizzati da un’altra delegazione: il danno finale fu molto minore, ma questo cambia poco per il codice penale perché la fattispecie del 319 quater punisce già la “promessa indebita di utilità“.

Le pressioni per il viaggio a Tokyo e il no di Sala
Malangone, secondo l’ipotesi del pm, avrebbe agito salvaguardare la posizione dell’ad Giuseppe Sala, estraneo all’inchiesta, e rafforzare la sua rispetto ai vertici dell Pirellone. In questa ottica, dopo l’sms, il dg incontra Ciriello spiegandogli che per la missione Tokyo deve chiedere a Sala ricordando che in passato alla Paturzo era stata negata una trasferta a Barcellona. E Sala poi aveva risposto no. Successivamente il via libera sembra arrivare perché Ciriello scrive a Malangone e quest’ultimo attiva la pratica, volo e albergo. A un certo punto Malangone scrive al capo di comunicazione Expo: “Ok, capo allineato” volendo forse intendere che Sala ne era stato informato. Il tour nel Paese del Sol Levante salta, una nuova squadra viene allestita per Tokyo dove andrà Mantovani.

Il contratto per Mara Carluccio e il ruolo di Gibelli
Maroni condivide l’altra contestazione, in concorso sempre con Ciriello, con Gibelli. In questo caso le pressioni portarono ad assegnare a un’altra ex fedelissima dei tempi del Viminale l’incarico in Eupolis. Tranche d’inchiesta per cui l’allora direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli ha già patteggiato 8 mesi. I fatti risalgono a fine 2013, come la Paturzo anche la Carluccio non può essere inserita nello staff di Maroni. Gibelli, secondo la ricostruzione della Procura, su indicazione di Maroni, contatta Brugnoli, all’epoca dei fatti direttore generale di Eupolis, e gli consegna il curriculum vitae di Mara Carluccio e gli preannuncia che sarà contattato da Ciriello. Cosa che avviene e il capo segreteria di Maroni chiede a Brugnoli di essere aggiornato sull‘iter dell’assunzione. A inizio novembre 2013, Brugnoli contatta a sua volta Mara Carluccio (che era stata già allertata da Ciriello su questa eventualità) e i due concordato un incontro per il 13 nella sede di Eupolis.

Il bando ad hoc e la consulenza conferita
Qualche giorno dopo, Mara Carluccio invia un sms a Brugnoli: “Gentile dottor Brugnoli, ho parlato con il mio commercialista che, per evitare di pagare troppe tasse, mi ha consigliato di prevedere una retribuzione che non superi 29.500 euro“. E proprio questa somma sarà quella inserita nel bando di gara di Eupolis, poi assegnato a Mara Carluccio. Ma prima di arrivare alla gara, il 25 novembre Brugnoli inserisce il nome della Carluccio nella lista dei consulenti accreditati presso la società e il 3 dicembre i due si incontrano di nuovo per concordare l’oggetto della consulenza che può offrire alla Eupolis. Il 13 dicembre viene attivata la procedura comparativa, il 17 dicembre emanato il bando e individuata la commissione, il 18 dicembre viene messo l’avviso della procedura sul sito di Eupolis e lo stesso giorno la commissione esamina i curricula dei candidati, così si arriva al 19 dicembre, quando viene conferito l’incarico di consulenza alla signora a decorrere dal 2 gennaio 2014.

Indagine nata da Finmeccanica, rischio Severino per Maroni
L’indagine era nata da quella su Finmeccanica per cui lo scorso ottobre è stata emessa la sentenzaLorenzo Borgoni, ex manager del gruppo pubblico, a verbale aveva raccontato di una tangente versata alla Lega nell’affaire degli elicotteri destinati all’India. Ma di questa mazzetta gli inquirenti non hanno mai trovato alcun riscontro e quindi il filone della presunta bustarella destinata al Carroccio era stato accantonato e successivamente archiviato. Gli investigatori indagando su una presunta corruzione si erano quindi imbattuti in quella che prima della legge Severino era una concussione.Nei giorni in cui si dibatte il caso di Vincenzo De Luca vale la pena ricordare che uno dei due reati contestati a Maroni, l’induzione indebita a dare o promettere (art. 319 quater), è compreso nella legge Severino che disciplina la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche. Nel caso di una condanna di primo grado il governatore sarebbe “congelato”.
Maroni: “Sono tranquillissimo”
“Finalmente dopo un anno le indagini si chiudono, era ora. Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno poveri noi. Io sono tranquillissimo” ha detto Maroni commentando l’avviso di chiusura delle indagini a suo carico. “Nella mia vita non ho mai fatto pressioni, neanche per amici, figli o parenti”. Il presidente lombardo ha voluto sottolineare, con un sorriso, di “essere colpevole solo di un cosa, di aver fatto risparmiare soldi alla Regione” non partecipando al viaggio a Tokyo per l’Expotour finito nella inchiesta. “Ho mandato il vicepresidente Mantovani – ha concluso – che ha viaggiato con 4 anziché 6 persone”.
Aggiornato dalla redazione web il 4 giugno 2015