Matteo Renzi ha fatto una carriera fulminea (e impensabile!) appoggiandosi su due elementi del confronto poilitico risultati vincenti:
1) le riforme – una costante sempre necessaria in ogni sistema democratico per restare al passo con l’evoluzione dei tempi.
2) le “rottamazioni” –  di fatto solo un suo slogan vincente. Infatti se si riferisce ai necessari cambiamenti, è sostanzialmente la stessa cosa detta al punto uno, se invece si riferisce alla sua necessità di “pensionare” i vertici del suo partito per prenderne il loro posto, occorreva, è vero, grandissima abilità per mettere da parte quei ‘secolari’ marpioni, ma è semplicemente una scalata del potere come sempre se ne vedono nelle posizioni di potere, non certo una riforma utile alla gente o al paese.

Eppure sono stati i due gradini con i quali, in due balzi da record mondiale, è arrivato al vertice massimo del potere esecutivo in Italia.

Col primo balzo ha conquistato la segreteria del partito grazie a primarie in cui è emersa tutta la sua bravura affabulatoria. Ma ha contribuito non poco al suo successo la veramente scarsa trasparenza di elezioni primarie aperte a chiunque, che sono facilmente manipolabili, persino di più che le famigerate compravendite di tessere, vecchia piaga dei partiti della prima repubblica.

Col secondo balzo, subito dopo essersi messo il cappello di segretario, ha individuato immediatamente la fragilità della “linea Maginot” del premier Letta, troppo di ‘sinistra’ (?!) per affiancarlo nel suo progetto (e comunque, di persona, certe cose vengono meglio, no?) e non ha esitato un secondo a voltare le spalle al voto politico degli elettori del suo partito (assolutamente contrari a qualunque tipo di collaborazione con Berlusconi) per incontrarsi a porte chiuse proprio col medesimo e avviare una politica di riforme che cavalcava in pieno il suo slogan di rottamatore, ma non faceva nessuna delle riforme che i suoi elettori si aspettavano (anche se nessuno aveva mai chiarito veramente cosa fossero).

Quindi, alla prima occasione, con un semplice sgambetto propiziato dal presidente Napolitano (l’unico ex comunista capace di andare d’accordo con Berlusconi e di scavalcare a destra tutti gli ex notabili del Pd) ha fatto un balzo da far impallidire il mitico Carl Lewis arrivando di getto sulla poltrona di primo ministro.

Molti trombati (compreso Berlusconi) rinfacciano ora a Renzi (e al presidente della Repubblica) lo “strappo” di governare senza mai essere stato eletto dal popolo. In realtà questa è una delle poche cose di cui Renzi non può essere accusato (anche se ne ha prontamente approfittato). Infatti la democrazia italiana è una democrazia parlamentare dove il presidente del Consiglio, per governare, necessita sempre della fiducia del Parlamento (eletto dal popolo). Perciò, in un semplice gioco ad incastro, i nostri Costituenti nel 1945, non hanno ritenuto necessario imporre il voto popolare anche per il capo del governo, essendo già il Parlamento investito della volontà popolare. Senza la fiducia il governo cade. Ma è dai tempi di De Mita che lo strappo del segretario-Premier è stato consumato, quindi perché un perfetto “ortodosso” della democrazia come è lui non avrebbe dovuto approfittarne a sua volta?

Qualcuno è davvero convinto che questo Parlamento rappresenti ancora il popolo? Con tutti i parlamentari eletti con la legge “Porcellum” (tutti i candidati scelti dalle segreterie dei partiti)? Con il segretario del partito di maggioranza (pilota del potere legislativo) che è anche Primo Ministro (massimo potere esecutivo)? E la separazione dei poteri, cardine della democrazia, dov’e? E la rappresentatitività tra elettori ed eletti, dov’e finita?

Tutto alle ortiche, ecco dove sono finite.

E c’è qualche partito che se ne lamenta? Neanche per sogno! A loro sta bene così (salvo il partito del comico, che però, su consiglio dei partiti “seri”, non può essere credibile), anzi, adesso è lo stesso Renzi che ha imposto, grazie alla maggioranza di parlamentari che ha trovato per strada, una riforma che ha chiamato “Italicum” (per competere, usando il latino, con lo stantio “Forza Italia” del suo socio-rivale).

Va beh, però sulle riforme è un vero campione! E lui aveva promesso riforme e rottamazione. Sulla rottamazione si è rivelato un vero campione, ha rottamato tutto (a partire dai notabili del suo partito), poi è riuscito persino là dove avevano fallito tutti quelli di sinistra, di centro e di destra: la rottamazione di Berlusconi. Anche sulle riforme si è rivelato un vero campione! Infatti ha rottamato tutte quelle dei “riformatori” che avevano vinto le elezioni del 2013, ed è riuscito prodigiosamente a fare quella che la destra e il centro uniti non erano mai riusciti a fare in quarant’anni di tentativi: la rottamazione dell’art.18 e dei diritti sindacali.

Però a sentir lui siamo solo solo all’antipasto, il bello deve ancora venire (Dio ce ne scampi!).

Basta dare un occhio al suo rispetto dei diritti acquisiti, applicato alla restituzione del maltolto sulle pensioni per capire come la pensa. La consulta ha detto che il blocco delle indicizzazioni sulle pensioni è illegale? Lui ci scherza sopra e dice che sanera’ l’appropriazione indebita con un “bonuspari a circa un decimo del maltolto (tanto per far capire che quando vuole mette in vetrina anche la sua ‘onestà intellettuale’ oltre che le promesse da marinaio). Che gli importa a lui se con il blocco delle indicizzazioni l’80% circa dei pensionati in meno di dieci anni finirà nella fascia dei poveri, mica l’ha fatto lui il blocco!

No, però toccherebbe a lui sanare quella vergogna, invece ne approfitta (come al solito) per procedere come uno schiacciasassi su tutto e su tutti per arrivare ai suoi scopi. E quali sono i suoi scopi? Non ne ha. L’unico vero scopo l’ha già raggiunto, gli altri li sceglie strada facendo tra quelli che gli consentono di stare sul ponte di comando.

Se questo è l’uomo, è davvero necessario farsi altre domande sulle sue riforme e sulle sue rottamazioni?

Dallas, Texas