Gli accordi stipulati dal comune di Roma sono datati nel tempo e gli immobili sono concessi a governi stranieri. Ma a leggere i costi c’è da restare comunque stupiti. Soprattutto considerando quanto cari sono gli affitti, nella capitale, per i cittadini e gli studenti fuori sede. Ilfattoquotidiano.it ha letto il report sui costi pagati dai governi stranieri per gli immobili di proprietà comunale per uso sedi diplomatiche. Sono dati pubblicati sul sito del comune di Roma guidato dal sindaco Ignazio Marino, a metà marzo, nell’elenco “canoni per concessioni patrimonio indisponibile” inseriti nel data-base della Romeo Gestioni, la spa affidataria, fino allo scorso gennaio, della cura del patrimonio immobiliare della capitale (vedere immagine in basso).

FRANCIA MON AMOUR Sono tre le sedi in questione che compaiono nell’elenco. Quello che emerge, oltre al costo a dir poco irrisorio, è che le concessioni sono anche scadute. Il primo fabbricato, che ha la denominazione “Immobile ricompreso in sede diplomatica”, si trova in via Venti Settembre, a Roma. L’utilizzatore risulta l’ambasciata di Francia, la decorrenza dell’accordo è datata primo gennaio 2002, la concessione è scaduta a fine dicembre 2007, ormai 8 anni fa. Il costo è di 4.307 euro all’anno.

L’altro immobile, presente nell’elenco, è un locale che ospita l’ambasciata britannica, si trova sempre in via Venti Settembre, e la decorrenza, in questo caso risale al primo gennaio del 1990. La concessione è scaduta nel 1995, il corrispettivo annuo è pari a 402 euro. Parliamo di meno di 40 euro al mese.

SEDI REGALATE L’ultima struttura è usata come “Ufficio culturale dell’Ambasciata egiziana”, l’utilizzatore è ovviamente la Repubblica Araba d’Egitto, e si trova in via delle Terme di Traiano, in questo caso la tipologia della struttura è un fabbricato. La concessione risale all’ottobre 1929, anno VII dell’era fascista, ed è scaduta nel 2003. Il costo è di 51 euro all’anno: cioè poco più di 4 euro al mese.

Ora tocca al comune di Roma ridiscutere le concessioni e fissare i corrispettivi considerando che «tutti i dati pubblicati – si legge in testa all’elenco – sono in fase di verifica e riordino». Il Movimento 5 stelle si sta occupando della vicenda. Dice il consigliere comunale di Roma Daniele Frongia: «Siamo convinti che i Paesi che stanno utilizzando queste proprietà pubbliche possano pagare anche un canone maggiore. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, non possiamo permetterci di gestire il patrimonio immobiliare comunale con leggerezza. Bene rispettare gli accordi internazionali», aggiunge Frongia, «male regalare sedi a Paesi stranieri a queste condizioni. O pagano un affitto di mercato oppure, visto che le concessioni sono scadute, posso cercarsi altri immobili”.

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