L’accordo tra la Grecia e i creditori continua a slittare, ma ora sul tavolo delle trattative c’è una novità cruciale per il governo Tsipras. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroem Dijsselbloem, intervistato dal quotidiano francese Le Monde, ha aperto alla possibilità di una ristrutturazione del debito del Paese, salito al 180% del pil. Stavolta non si tratterà però di una riduzione del dovuto (in gergo haircut), come quella subita nel 2012 dai creditori privati, bensì di un (ulteriore) allungamento dei tempi di rimborso. In pratica quello che il nuovo esecutivo ha sempre auspicato. “La discussione sulla riduzione del debito della Grecia non è un tabù”, ha detto l’olandese. “La sola cosa che è politicamente impossibile è la cancellazione del suo valore nominale. Tuttavia, la discussione sul debito sarà tenuta solo quando il secondo programma sarà completato”. Cioè alla fine di giugno.

In pratica, dunque, i partner europei che finora hanno prestato alla Grecia quasi 190 miliardi di euro sui 320 complessivi sono disposti a concedere una nuova dilazione dopo quella che, nel novembre 2012, ha rinviato i termini di pagamento al 2057 e concesso sconti sugli interessi, abbassando di 100 punti base il tasso a carico di Atene. I ministri delle Finanze dell’area euro si sono insomma allineati su una posizione simile a quella espressa nei giorni scorsi dal Fondo monetario internazionale ma non condivisa, pareva, dalla Ue. Tanto che Tsipras aveva avuto buon gioco ad accusarli di perseguire “strategie differenti” rendendo così impossibile un’intesa. Ora quel presunto scoglio è ufficialmente superato.

Non è detto però che basti per mandare in porto il negoziato in tempi brevi. Tutti i protagonisti sono d’accordo sul fatto che la riunione dell’Eurogruppo di lunedì 11 maggio – alla vigilia della scadenza di una rata di rimborso da 750 milioni di euro al Fondo monetario – non sarà risolutiva. E certo non aiuterà la mossa fatta da Atene mercoledì: il Parlamento ha dato il via libera alla riassunzione di circa 4mila funzionari e impiegati pubblici licenziati negli ultimi due anni per adeguarsi alle misure di austerità imposte dal memorandum. Non solo: la norma permette anche l’inserimento nella macchina statale di altre 9mila persone che pur avendo vinto un concorso non hanno mai preso possesso del posto di lavoro perché sono incappate nel blocco delle assunzioni. Uno schiaffo in piena regola ai creditori che chiedono di contenere la spesa. Eppure il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis si è detto “certo che troveremo un accordo entro due settimane”, sostenendo che “chi parla di Grexit è un antieuropeo”.