Non ci sarà un accordo finale sulla Grecia all’Eurogruppo di lunedì. Lo ha confermato lo stesso ministro delle finanze ellenico Yanis Varoufakis dopo l’incontro con il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, mentre l’esecutivo di Atene diramava una nota in cui è arrivato ad accusare Ue e Fmi di seguire “strategie differenti” sulla Grecia, con la prima che chiude a una ristrutturazione del debito e il secondo che non cede su pensioni e lavoro. Una “grossa contraddizione” alla luce della quale il governo greco “ha deciso di non legiferare sulle riforme prima di un accordo” tra i creditori. In pratica, è la tesi di Atene, il problema non è la credibilità delle riforme, ma il fuoco incrociato di Fondo monetario internazionale, creditori e Commissione Ue, ciascuno irremovibile sul suo rispettivo punto fermo, che starebbe impedendo di raggiungere un compromesso per risolvere lo stallo a pochi giorni dalla scadenza di una nuova rata dei debiti del Paese nei confronti dell’Fmi. Secondo quanto riferito all’agenzia Bloomberg da un esponente del governo ellenico in particolare l’Fmi non intenderebbe cedere su deregolamentazione del mercato del lavoro e pensioni, Bruxelles su surplus di bilancio e taglio del debito.

Insolitamente più diplomatico Varoufakis secondo il quale l’Eurogruppo sarà il luogo di “una discussione fruttuosa che confermerà i notevoli progressi fatti e sarà certo un altro passo in avanti nella direzione di un accordo finale. Abbiamo avuto delle discussioni costruttive che aprono la strada a un incontro positivo dell’Eurogruppo, il cui scopo è di rafforzare ulteriormente il terreno comune raggiunto nel Brussels Group”, ha detto. Per questo, ha aggiunto, “l’importante è che i buoni progressi fatti siano resi più solidi e che portino la Grecia in una situazione in cui possiamo tutti guardare verso nuovi accordi con le istituzioni e i nostri partner, in modo da superare le difficoltà di liquidità che, come noi tutti sappiamo, la Grecia sta passando”.

A partire dalle diplomazie Usa che fanno sapere che il segretario al Tesoro, Jack Lew è in contatto regolare con le controparti europee sulla Grecia. Ma anche dei mercati finanziari che hanno ben presente la scadenza del 12 maggio, l’indomani dell’Eurogruppo, giorno in cui Atene dovrà rimborsare al Fmi un miliardo di euro. E così i timori del default si sono fatti sempre più concreti sulle piazze finanziarie del Vecchio Continente già messe alla prova dell’incertezza della politica monetaria americana. La peggior performance, complici anche le incertezze dei conti pubblici di Roma, è stata quella di Piazza Affari con l’indice Ftse Mib che ha perso il 2,76% a 22.576 mentre il rendimento dei Btp decennali è arrivato all’1,84% dall’1,53% della vigilia, portando lo spread con i titoli tedeschi di pari scadenza a 132 punti base.