È quasi identico al simbolo del Pd, ma non è il simbolo del Pd. Eccola qui l’ultima trovata dell’ex “impresentabile” Mirello Crisafulli per dare lo scacco matto ai vertici del Partito democratico: si chiama Enna Democratica ed è la lista che lo sosterrà alle elezioni comunali nel suo feudo elettorale. Temendo che dai vertici del Nazareno non arrivasse alla fine il via libera per l’utilizzo del simbolo di partito, l’ex senatore (prescritto per abuso d’ufficio e archiviato dopo che nel 2001 era stato “beccato” in compagnia del boss Raffaele Bevilacqua) è corso ai ripari, raccogliendo le firme per presentare una lista civica. “Solo chiacchiere: a Enna il partito sono io, sono segretario provinciale, e sono io il candidato sindaco”, diceva Crisafulli, liquidando chi gli faceva notare che secondo lo statuto del Pd l’uso del simbolo appartiene al segretario nazionale. Le dichiarazioni di Debora Serracchiani e i rumors provenienti dalla segretaria nazionale, però, erano di senso opposto: il giglio magico renziano mal tollerava una candidatura ufficiale dell’impresentabile cacciato dalle liste già nel 2013. Ecco dunque che Crisafulli è andato al contrattacco, studiando una soluzione che salvasse capra e cavoli. Il risultato è una lista che ha praticamente lo stesso simbolo del Pd: stessi colori scelti otto anni fa da Walter Veltroni, rosso e verde, identico ramoscello d’ulivo ereditato dalle coalizioni di Romano Prodi. Solo una è la differenza tra i due simboli: invece della P, la lista di Crisafulli ha un’enorme “E” di Enna.

L’ex parlamentare spera così di aggirare l’ostacolo del gran rifiuto di Matteo Renzi alla concessione del simbolo: come dire che non è il partito a vietargli le insegne ufficiali, ma lui a rifiutarle nella sua personalissima capitale. Per la verità, in città Crisafulli ha continuato a rassicurare gli elettori: alla fine il segretario regionale Fausto Raciti porterà a Enna il parere positivo dei dirigenti romani sull’uso del simbolo. A poche ore dalla presentazione delle liste, però, la città al centro della Sicilia è già stata inondata da manifesti elettorali siglati Enna Democratica. La scelta della lista con il simbolo identico a quello del Pd non è piaciuta per niente ai renziani ennesi. “Vorremmo ricordare, per usare le parole dello stesso Crisafulli, che il partito non è una porta girevole, dalla quale si entra ed esce a proprio piacimento: chi si candida senza il simbolo si pone fuori dal partito, secondo le regole statutarie”, dicono dal coordinamento di Enna dell’Area Renzi. “Va sottolineato – continuato i renziani – che ad Enna la vicenda è ancor più grave, poiché a non utilizzare il simbolo è il Segretario Provinciale, il custode delle regole, non un iscritto qualsiasi”. All’orizzonte potrebbe spuntare a breve un ricorso, per vietare a Crisafulli l’utilizzo di un simbolo così simile a quello del Pd. Secondo l’articolo 18 della legge elettorale regionale, infatti, la commissione ha il dovere di ricusare “i contrassegni di lista che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli di altre liste o notoriamente usati da altri partiti”: esattamente il caso del simbolo di Crisafulli, copia sputata di quello del Pd.

E se sulle schede elettorali del comune di Enna sarà stampato un simbolo identico, ma che nulla ha a vedere con quello del partito, ad Agrigento i colori del Pd non ci saranno quasi sicuramente. Dopo aver partecipato alle primarie vinte da Silvio Alessi, il candidato del deputato di Forza Italia Riccardo Gallo, il democratico ha deciso di fare marcia indietro: prima il segretario Raciti ha chiesto all’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa di candidarsi, poi, dopo il secco rifiuto, ha ventilato un appoggio esterno a Calogero Firetto, candidato dell’Udc. Il risultato è che a meno di un mese dal voto, il Pd è praticamente svanito dal quadro politico agrigentino, mentre perfino la Lega Nord candida il deputato veneto Marco Marcolin a sindaco della città dei Templi: uno schiaffo ad Angelino Alfano proprio nella sua terra d’origine.

Il simbolo del Pd, dunque, non comparirà in nessuno degli unici due capoluoghi di provincia siciliani che vanno al voto il prossimo 31 maggio. Nel frattempo a Raffadali si registra il ritorno di un cognome pesante: il candidato favorito per andare ad occupare la poltrona di primo cittadino è infatti Silvio Cuffaro, già sindaco fino al 2012, fratello minore di Totò, ex governatore della Sicilia oggi detenuto dopo la condanna definitiva per favoreggiamento a Cosa Nostra.

Twitter: @pipitone87