Il simbolo del Partito Democratico rischia di non essere presente alle elezioni amministrative nei due capoluoghi di provincia siciliani chiamati al voto il prossimo 31 maggio. Dopo il caso Agrigento, infatti, anche a Enna i vertici del Nazareno sono orientati a vietare l’utilizzo del simbolo di partito a Mirello Crisafulli, l’ex “impresentabile” che corre per la carica di sindaco.

Le primarie vinte con il 73 per cento dei voti non sono bastate al ràs dei democrat per accattivarsi le simpatie del giglio magico di Matteo Renzi. “Ritengo inopportuna la sua candidatura e spero che non decida di presentarsi”, aveva detto il vicesegretario dem Debora Serracchiani alla vigilia delle primarie ennesi. “Perché non mi devo candidare? Perché ho la pancia?” diceva Crisafulli, che aveva deciso di tirare dritto per la sua strada. Dopo aver sbaragliato Dario Cardaci, il suo unico sfidante alle primarie, Crisafulli aveva accolto ad Enna Fausto Raciti, segretario regionale del Pd, arrivato a omaggiare la vittoria dell’ex senatore cacciato dalle liste per le politiche del 2013.

In queste ore, però, da Roma sono arrivate pressioni per evitare che Crisafulli corra sotto le insegne del Pd: richieste provenienti direttamente da Largo del Nazareno, e accolte con scetticismo dai democratici di Enna. “Non esiste una regola nello statuto che preveda la mia incandidabilità” tuona l’ex senatore, prescritto per abuso d’ufficio e archiviato dopo che nel 2001 era stato “beccato” in compagnia del boss di Enna Raffaele Bevilacqua. “Io sono il candidato del mio partito – dice Crisafulli al fattoquotidiano.it – le voci non m’interessano. Stasera presento la mia candidatura insieme al mio segretario regionale, che non viene certo a prendersi un caffè: mi sosterranno tre o quattro liste, il resto non esiste”. Fausto Raciti, segretario regionale del Pd, nei giorni scorsi spiegava che “il simbolo del partito appartiene agli iscritti di Enna”. In realtà lo statuto del Pd non lascia dubbi: il comma 4 dell’articolo 3 prevede infatti che “il segretario nazionale è titolare del simbolo del Partito Democratico e ne gestisce l’utilizzo”.

L’ultima parola, dunque, spetta quindi a Matteo Renzi. Che per il momento però preferisce non esprimersi. Un silenzio strategico quello del premier che vuole prima incassare il via libera sulla legge elettorale: un voto che dipenderà anche dallo stesso Raciti, che insieme ad alcuni supporter della candidatura di Crisafulli siede tra i banchi del Pd a Montecitorio. Secondo alcune indiscrezioni, sarà solo dopo l’approvazione dell’Italicum che Renzi si pronuncerà su Enna: non è sfuggito, infatti, il profondo riserbo tenuto dal premier nelle ultime settimane sia sul caso Crisafulli che sul pasticcio andato in onda ad Agrigento.

Nel frattempo nella città al centro della Sicilia, Crisafulli è pronto a presentarsi come candidato ufficiale del Pd. In cantiere, però, è stata messa una lista civica, ribattezzata “Enna Democratica”, da utilizzare sia come sigla di coalizione, ma anche come paracadute nel caso in cui il divieto sul simbolo diventasse ufficiale. Non si pongono di questi problemi i democratici di Agrigento: nella città di Pirandello, infatti, il Pd è rimasto senza alcun candidato alla carica di sindaco. Dopo il rifiuto di Angelo Capodicasa a correre per la poltrona di primo cittadino, gli ultimi rumors suggeriscono un appoggio esterno del Pd a Calogero Firetto, candidato dell’Udc ma sostenuto solo da liste civiche. Ad innescare il caos erano state le primarie vinte da Silvio Alessi, presidente della Akragas calcio (appena tornato in Lega Pro) e vicino a Riccardo Gallo, parlamentare di Forza Italia. Il Pd ha prima partecipato a quelle primarie, candidando un suo uomo, per poi fare marcia indietro dopo gli anatemi romani dovuti alla vittoria di Alessi, autore di un imbarazzante infortunio sulla presenza di Cosa Nostra ad Agrigento. Anche in quel caso Renzi era rimasto in silenzio, mandando avanti i suoi più stretti collaboratori, che avevano chiesto e ottenuto l’allontanamento del Pd dalla coalizione macedonia, anche a costo di rimanere orfani di un candidato sindaco. Più o meno lo stesso copione che rischia di andare in onda ad Enna.

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