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Sicilia, la direttrice dell’Istituto Zooprofilattico è anche consulente delle Procure: il doppio incarico che fa discutere

La vicenda di Francesca Di Gaudio, nominata in quota Fratelli d'Italia, ha spinto il Pd a chiedere chiarimenti al governatore Schifani. Lei rifiuta le polemiche: “Incarichi conferiti ed assunti tutti nel fine settimana, giorni nei quali l’IZS non svolge attività”
Sicilia, la direttrice dell’Istituto Zooprofilattico è anche consulente delle Procure: il doppio incarico che fa discutere
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La direttrice dell’Istituto Zooprofilattico di Sicilia (IZS), Francesca Di Gaudio, nominata in quota Fratelli d’Italia, può guidare l’Ente e nello stesso tempo continuare a svolgere la sua attività professionale privata come consulente tecnico d’ufficio per diverse procure siciliane? È stata autorizzata a farlo? È la domanda a cui dovrà, prima o poi, rispondere il ministro della salute, Orazio Schillaci, che è già stato sollecitato ben quattro volte (l’ultima ad aprile) dal senatore Pd, Anthony Barbagallo con un’interrogazione scritta, e dal senatore dem Antonio Nicita con un atto di sindacato ispettivo.

Vicenda nota soprattutto in regione, dove il gruppo Pd a Palazzo dei Normanni ha chiesto “chiarimenti urgenti” al governatore Renato Schifani. Una questione politicamente spinosa per il presidente, e il suo neo assessore alla salute, il forzista Marcello Caruso, perché nel caso venisse certificata incompatibilità della manager, gli alleati di FdI rischierebbero di perdere un altro pezzo nello scacchiere degli incarichi politici, dopo l’allontanamento di Ferdinando Croce dall’Asp di Trapani a maggio 2025, e potrebbero compromettere i già precari equilibri di giunta. Senza dimenticare che nel frattempo, a seguito dei numerosi esposti presentati, gli atti sono finiti sul tavolo della procura di Palermo, della Corte dei Conti isolana e dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

L’esclusività del contratto

Il nodo della vicenda è legato al contratto firmato l’1 agosto 2024 con la Regione Sicilia dalla ricercatrice biochimica Di Gaudio, al momento in aspettativa dall’Università di Palermo. L’articolo 2 del contratto (“modalità di esecuzione dell’incarico ed esclusività dell’impegno”) sancisce che “il direttore generale si impegna a prestare la propria attività a tempo pieno e con impegno esclusivo”.
I sindacati Cisl Medici Palermo-Trapani e Uilfpl Palermo, che hanno sollevato il caso nei mesi scorsi con le loro denunce, e in seguito le note del Cda di IZS, a firma della presidente Maria Barreca, nominata in rappresentanza del Ministero della Salute, e del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza interno a IZS, hanno contestato “formalmente la condizione di incompatibilità” Di Gaudio. Questo perché, dalle dichiarazioni fornite dalla stessa direttrice, Di Gaudio ha ricevuto nell’ultimo biennio 37 incarichi dalle procure di Palermo, Termini Imerese e Marsala: 13 nel primo semestre 2024 con compenso lordo di 30.797 mila euro, 12 nel secondo semestre 2024, quindi successivo alla firma del contratto; 24 nel primo semestre 2025 e un “numero imprecisato di incarichi nel secondo semestre 2025”. La stessa direttrice dichiara di aver “percepito nel 2024 un importo di 153.679 mila euro per le consulenze di CTU pregresse svolte tra il 2018 e il 2023”.

“Incarichi svolti nel fine settimana”

Le lettere dei sindacati e del cda hanno provocato la reazione di Di Gaudio, che ha risposto a tono alle contestazioni, definendole “insussistenti”, spiegando che la consulenza “non è attività subordinata e non è mai stata prestata a tempo pieno, è stata esercitata quale prestazione occasionale senza che ciò incidesse sull’Ente”. Si tratta, secondo Di Gaudio, di “incarichi conferiti ed assunti tutti nel fine settimana, giorni nei quali l’IZS non svolge attività”, e “gli elaborati peritali scritti sempre nel corso dei fine settimana ed i depositi degli stessi effettuati sempre nei giorni di sabato e domenica oppure, ma in maniera sporadica, in tardo orario serale”. Per questo motivo, non sarebbe stato “mai messo a rischio l’impegno esclusivo per l’Ente o l’obbligo di fedeltà nei confronti” dell’IZS, perché si tratta di “attività non in conflitto”. Infine, Di Gaudio cita la sentenza del Consiglio di Stato del 2017 sugli incarichi affidati dall’autorità giudiziaria ai consulenti, che riconosce “il giudice o il pm” un “soggetto non identificabile con le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici economici ovvero i privati”, e quindi non si tratterebbe di un “contratto di prestazione d’opera professionale o di altro tipo, ma una funzione pubblica che si adempie a fini di giustizia”.

Mancate autorizzazioni

Una ricostruzione che secondo i sindacati sarebbe “incredibile ed inverosimile”, in quanto “esclusivamente per lei (Di Gaudio), quando chiamata a dedurre sulle proprie perizie”, il tribunale “fissi le udienze nelle ore serali, notturne, di sabato e di domenica”. La Procura di Marsala, a firma del procuratore capo Fernando Asaro, sollecitato dalle verifiche svolte dal cda dell’IZS, ha spiegato che “la stessa (Di Gaudio) attesta di svolgere l’attività in regime di prestazione di lavoro autonomo occasionale tempestivamente comunicata, di volta in volta, all’amministrazione pubblica di appartenenza”. Questo è un altro punto chiave della vicenda, perché secondo il cda e i sindacati, Di Gaudio non avrebbe comunicato nulla. L’Ispettorato della funzione pubblica del ministero della salute a febbraio ha risposto all’interrogazione di Barbagallo spiegando che “l’incarico di CTU non rientra nel disposto di cui all’articolo 53 del d.lgs. 165/2001 che prevede la preventiva autorizzazione da parte dell’Amministrazione di appartenenza”. Ma, aggiunge: “Si invita a fornire elementi informativi in merito ai riferiti profili di incompatibilità”. Nessun cenno però sull’eventuale incompatibilità come consulente tecnico d’ufficio.

Ad inizio dicembre 2025, l’assessora regionale alla salute, Daniela Faraoni, ha preso le difese della direttora Di Gaudio bacchettando il cda IZS perché “incompetente a richieste la risoluzione del contratto del direttore”, prendendo “atto del perdurare del clima di ostilità e conflittualità ancora esistenti all’interno dell’Istituto”. Per l’allora assessora Faraoni, oggi sostituita da Caruso, le figure del pubblico ministero e dei giudici “non sono identificabili con le pubbliche amministrazioni”, quindi gli incarichi CTU sono legittimi.
Eppure alcune settimane dopo (31 dicembre), il dipartimento di pianificazione strategica dell’assessorato alla salute regionale chiede espressamente a Di Gaudio se ha informato le procure “e gli altri uffici giudiziari dai quali ha eventualmente ricevuto incarichi di consulenza”, in modo preventivo del “ruolo attualmente ricoperto”, in modo da “consentire al giudice conferente l’incarico di CTU la possibilità di valutare eventuali motivi di astensione conseguenti alla natura privatistica e di esclusività del contratto da direttore generale dell’IZS”.

Il precedente del Coribia

C’è già stato un altro caso di “incompatibilità” di incarichi per la direttrice come ha ricostruito PalermoToday: Di Gaudio a fine luglio 2025 si è autonominata vicepresidente del Consorzio di ricerca su rischio biologico in agricoltura (Coribia), un “ente di ricerca senza scopo di lucro avente natura privatistica” di cui l’IZS è “costituente”, tanto che il consorzio risiede nella stessa sede dell’Ente. Quando Di Gaudio informa la regione della sua autonomina, la risposta dell’assessora Faraoni e dei dirigenti della pianificazione strategica siciliana è netta, sbandierando l’articolo 2 del contratto, la invitano a far un passo indietro, perché “l’incarico che intenderebbe ricoprire sembrerebbe mal conciliarsi con il ruolo rivestito” nell’IZS. Di Gaudio ha rimesso l’incarico del Coribia, ma nel frattempo continua con le consulenze.

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