Abu Alaa Afri, ex insegnante di fisica di Mosul, in Iraq, ex personaggio di spicco di Al Qaeda, braccio destro di Abu Musab al-Zarqawi e autoproclamato vice califfo. È lui, secondo quanto dichiarato a Newsweek da Hisham al Hashimi, consigliere del governo iracheno sulla questione Isis, il successore di Abu Bakr al-Baghdadi alla guida dello Stato Islamico. Sarà lui, dice il Guardian citando “fonti vicine a Isis”, che guiderà un “attacco nel cuore dell’Europa” per vendicare le gravi ferite alla spina dorsale, in seguito a un raid della coalizione occidentale in marzo, che potrebbero costringere l’attuale califfo ad abbandonare il suo ruolo di guida dell’organizzazione. Secondo Hashimi, Afri avrebbe già preso il comando del gruppo terroristico che controlla vasti territori in Siria e Iraq.

Se la versione del consigliere iracheno venisse confermata, verrebbe meno la prospettiva di una lotta di potere all’interno dell’organizzazione terroristica in seguito alla morte, o alla decisione di lasciare la guida del gruppo, di al-Baghdadi. Il ferimento del leader, che non è stato confermato dal Pentagono, aveva sollevato il problema della successione al vertice di Isis, questione che avrebbe potuto destabilizzare il movimento fino a causarne lo scioglimento. Possibilità smentita, però, dalle parole del consigliere del governo iracheno che, a quanto pare, sarebbe già sulle tracce del successore dell’autoproclamato califfo. “Dopo il ferimento di al-Baghadi – ha dichiarato Hashimi -, Afri ha iniziato a guidare Daesh (Stato Islamico, ndr) con l’appoggio di altri ufficiali responsabili. Se Baghdadi muore, sarà lui il leader”.

Afri, continua il consigliere iracheno, si troverebbe a Mosul, considerata la capitale irachena del califfato, e avrebbe conquistato rapidamente la sua posizione ai vertici del movimento grazie a grandi capacità di leadership e carisma: “È più importante, intelligente e con relazioni più solide di al-Baghdadi – ha dichiarato Hashimi a Newsweek – È un bravo oratore e ha un grande carisma. Per questo tutti i leader di Daesh (che secondo le fonti del Guardian sono a conoscenza delle pessime condizioni di salute del loro attuale capo, ndr) ritengono che abbia più saggezza e capacità di leadership e amministrazione di al-Baghdadi”.

L’idea della nomina di un successore ha diviso gli analisti internazionali. Da una parte c’è chi, come Hassan Hassan, autore del libro Isis: dentro l’esercito del terrore, conferma che ci sia stata, negli ultimi mesi, un’ascesa di Afri che lo ha portato a prendere decisioni di primaria importanza per l’organizzazione terroristica. Cambiamento che, spiega l’analista, è dovuto alla necessità di al-Baghdadi di delegare alcune decisioni ai suoi fedelissimi per motivi di sicurezza. Questo,però, non sarebbe sufficiente a collocare Afri in una posizione gerarchicamente più importante dell’attuale califfo.

Diversa, invece, la visione del corrispondente di al-Rai ed esperto di Isis, Elijah Magnier, che, sentito da The Independent, sostiene che non si possa parlare di successore all’interno dello Stato islamico. Il gruppo terroristico, infatti, non avrebbe un’organizzazione orizzontale, ma piramidale, con una Shura, un consiglio, che nomina il successore. Questo avverrebbe solo dopo la morte o la decisione di al-Baghdadi di lasciare la guida del gruppo. “C’è solo un leader – ha dichiarato Magnier – ma non è come in Al Qaeda, dove bin Laden nominò al-Zawahiri come suo successore. Al-Zarqawi, considerato il padre fondatore di Isis, non aveva un suo vice. Afri è una personalità molto conosciuta, ma nella storia dei califfati non c’è mai stato un vice califfo. Nessuno sarà più importante di al-Baghdadi fino a quando ci sarà al-Baghdadi”.

Twitter: @GianniRosini