Finiti i tempi della grandeur di Sochi, ora anche la Russia è costretta alla spending review in vista dei Mondiali di calcio 2018. Colpa del difficile momento economico attraversato dal Paese, della svalutazione del rublo e degli effetti del conflitto con l’Ucraina. Così, dopo aver già sforbiciato il budget faraonico per la prossima Coppa del Mondo, adesso il governo di Vladimir Putin ha deciso di tagliare gli hotel di lusso. E di ridurre drasticamente le esportazioni, nel tentativo di tamponare la crisi. Lo scorso gennaio il ministro dello Sport, Vitaly Mutko, ha annunciato un taglio del 10% del budget per i Mondiali 2018, letteralmente esploso rispetto alle cifre stimate al momento dell’assegnazione. Nel 2010, quando la Russia di aggiudicò la rassegna superando la candidature congiunte di Spagna e Portogallo e Belgio e Olanda (non senza sospetti di corruzione), il comitato organizzatore aveva parlato di 7-8 miliardi necessari allo svolgimento della competizione. Poi i costi sono quasi raddoppiati, come avvenuto del resto anche per le Olimpiadi invernali di Sochi 2012. Intanto, però, è cambiato lo scenario economico del Paese. E adesso il governo è costretto a fare marcia indietro, per ridurre una spesa che rischia di essere insostenibile per le finanze pubbliche (nel 2013 Standard & Poor’s aveva lanciato un grave allarme sullo stato economico delle città ospitanti, parlando di “pericolo bancarotta” per molte di loro).

Per questo Mosca ha deciso di cancellare la costruzione di molti hotel già messi in cantiere e di ridurre le esportazioni. Il sito del ministero ha pubblicato una lista di 25 alberghi che non saranno più realizzati: cassati in toto, nonostante fossero già stati approvati i relativi progetti. Altri 23 saranno ridimensionati in maniera significativa, così da garantire un risparmio stimato in circa 27 milioni di rubli (pari a 440 milioni di euro). Ciononostante, il costo dell’organizzazione resterà molto alto: 10,5 miliardi di euro, appena sotto la cifra spesa dal Brasile per l’ultima edizione, la più cara di sempre e fortemente criticata per gli aspetti economici. E non è tutto: per rispondere al calo del prezzo del petrolio (che rappresenta una buona fetta del bilancio russo) e alle sanzioni della comunità internazionale per le azioni in Crimea, il governo ha deciso di tagliare anche le importazioni, e puntare sui materiali interni nella speranza di dare nuovo impulso all’economia.

Mosse radicali che testimoniano la difficoltà a sostenere una grande manifestazione sportiva al giorno d’oggi. E che potrebbero avere conseguenze negative anche sulla rassegna, in particolare la cancellazione degli alberghi. La maggior parte dei progetti annullati sono hotel di lusso. Ma alcuni di essi erano strutture fondamentali per ospitare la massa di turisti prevista: la capacità di accoglienza potrebbe ridursi in maniera pericolosa, specie nelle città piccole (come ad esempio Nizhny Novgorod), le più colpite dal provvedimento (ben 14 degli alberghi cancellati avrebbero dovuto essere realizzati nel centro sul fiume Volga). La situazione (d’emergenza, nonostante le tante rassicurazioni del governo nei confronti della Fifa) ha richiesto dei sacrifici. Per il momento relativi. Ma la strada verso i Mondiali 2018 è ancora lunga. E si fa sempre più in salita.

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