Arriva un altro taglio al budget per il Mondiale che verrà ospitato dalla Russia nel 2018. Ad annunciarlo è stato il ministro dello sport Vitaly Mutko: la capacità di spesa sarà ridotta del 10 per cento ma, assicura, non andrà ad intaccare i fondi destinati agli stadi e alle infrastrutture, già in passato oggetto della scure imposta dalla crisi che ha costretto Vladimir Putin a varare un nuovo piano per contenere il crollo del pil. In questo caso la sforbiciata sulla Coppa del Mondo riguarderà i sussidi al comitato, la cerimonia del sorteggio e altre voci che Mutko non ha specificato. Una mossa che gli organizzatori speravano di scongiurare, ma comunque attesa. Già a fine dicembre il numero uno dello sport russo aveva affermato che nel 2015 ci sarebbe stato un deficit di budget e aveva auspicato un nuovo intervento dei privati, che hanno già finanziato l’organizzazione della Coppa del Mondo con 2,9 miliardi di euro, una spesa di poco superiore al 30 per cento del costo totale che si aggirerà attorno agli 8,6 miliardi. Più della metà arriverà dal bilancio federale (4,5 miliardi), in parte contribuiranno le regioni interessate dalle competizioni (1,3) e il resto toccherà ad Abramovich – espressamente chiamato alle armi da Vladimir Putin – e agli altri paperoni russi.

Ma la nuova ricerca di partner non è evidentemente bastata a scongiurare il ritocco verso il basso di un monte-spese che il capo del comitato organizzatore Alexei Sorokin si dice certo di non dover diminuire sensibilmente a causa della crisi economica poiché il budget è sganciato dalla svalutazione del rublo essendo stato predisposto in valuta estera. Tuttavia da quando la Russia si è aggiudicata l’organizzazione dei Mondiali – era il 2010 – non si tratta del primo ridimensionamento. Dopo l’esplosione dei costi, lievitati nei primi due anni, il comitato ha iniziato un lento dietrofront.

È già stata annullata l’ipotesi di investire sull’alta velocità sui monti Urali per facilitare gli spostamenti, oltre a ridurre la capienza di due dei 12 stadi, passati da 45 a 35mila posti per ragioni finanziarie e di gestione al termine dell’evento. Un ridimensionamento ha subito anche la Luzhniki Arena di Mosca che la Fifa avrebbe voluto portare a 90mila posti: netto il no di Mosca che ha deciso di fermarsi a 81mila – tremila in più degli attuali – per non sforare il budget per la ristrutturazione fissato in 1,5 milioni di euro. Briciole rispetto ai 625milioni che verranno investiti per il nuovo impianto di Nizhny Novogorod e le annesse infrastrutture. Ed è pesante anche la situazione relativa agli stadi di Rostov e Kaliningrad, due delle sette città ospitanti – insieme a Samara, Ekaterinburg, VolgogradSaransk e Nizhny – per le quali l’agenzia di rating statunitense Standard&Poor’s non ha escluso il rischio crack in un dossier del 2013. Tra le metropoli coinvolte dormono sonni tranquilli solo Mosca, Sochi, San Pietroburgo e Kazan, per ragioni diverse i centri finanziariamente più forti della Russia.

Twitter: @AndreaTundo1