“I comuni hanno fatto abbastanza sacrifici, ora tocca ad altre amministrazioni pubbliche. Serve un incontro con Renzi prima che si emani il Def”. Può essere sintetizzato così l’intervento di Piero Fassino, presidente dell’Anci (associazione nazionale dei comuni italiani), alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri che prenderà in esame il Documento di economia e finanza. Sul tavolo del governo, tra le altre cose, c’è anche l’idea di rimettere nuovamente mano alla tassazione sulla casa con una ‘Local tax‘ per unificare Imu e Tasi. E l’oggetto del contendere è proprio quello delle risorse. L’intervento di Fassino arriva infatti dopo l’approvazione del Fondo di solidarietà comunale in Conferenza Stato-Città. Un passaggio che ha generato preoccupazioni per l’esiguità delle risorse messe a disposizione.

L’Anci tratterà il tema nella riunione convocata per il prossimo 9 aprile: “Valuteremo quali siano le proposte che possiamo avanzare al governo – ha spiegato il presidente dell’associazione dei comuni -, sapendo che noi non ci sottraiamo alla responsabilità di concorrere a un risanamento dei conti pubblici, ma bisogna farlo con equità e misura, cosa che fin qui è mancata”. Alla riunione di giovedì anche i sindaci delle città metropolitane: “perché nel momento in cui questa istituzione nuova nasce rischia di non decollare per l’esiguità delle risorse di cui dispone”. Fassino ha poi posto l’accento sull’entità dello sforzo richiesto ai comuni: “Si tenga conto soprattutto che negli ultimi sei anni è stato chiesto ai Comuni uno sforzo finanziario notevole, abbiamo contribuito infatti con più di 17 miliardi di euro al risanamento dei conti pubblici. Un contributo proporzionalmente superiore rispetto a quello chiesto ad altri livelli istituzionali, in particolare si è chiesto molto più ai Comuni che alle amministrazioni centrali”.

L’altro tema posto dai sindaci all’attenzione del governo è quello della creazione di un “decreto enti locali” ad hoc per risolvere alcune questioni ancora aperte, tra cui quella del fondo di 625 milioni, indispensabile per non veder ridotto il gettito nel passaggio dall’aliquota Imu a quella Tasi, per circa 1800 Comuni.