“Partito senza regole“, “con 9 milioni di elettori in fuga” e senza “una credibile linea politica”. Un partito in cui le liste sono “fatte dalla senatrice Rossi” e con un “cupo bunker costruito intorno a Silvio Berlusconi“. In Forza Italia gli scricchiolii si fanno sempre più forti e non passa giorno i cui non si levi una voce di dissenso o in cui il dissidente di turno non manifesti la propria insofferenza verso la leadership. Se venerdì erano stati gli ex fedelissimi Sandro Bondi e Manuela Repetti ad attaccare l’ex premier e il partito accusandoli di “miseria politica e morale”, oggi è Raffaele Fitto a lanciare i suoi strali contro i vertici del partito. E a piantare l’ennesimo colpo di scalpello in una delle miriadi di crepe che attraversano in lungo e in largo la creatura politica dell’ex Cavaliere.

Nel momento in cui Berlusconi, rinfrancato dall’assoluzione incassata nel processo Ruby, si rilancia nell’agone politico a tirare in prima persona la carretta di Forza Italia in vista delle elezioni regionali, arriva l’ennesimo attacco dell’ex delfino, capo della nutrita schiera di politici azzurri da tempo insofferenti alle decisioni dei vertici. Che approfitta del vuoto mediatico del periodo pasquale per far rimbombare il suo affondo. “Siamo ora in un partito senza regole, dalla testa in giù”, scrive Fitto sul suo blog – siamo in un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica. C’è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Silvio Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone, e – peggio ancora – sulla linea politica”. Una linea politica che, secondo Fitto, non esiste: “Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica. Siamo soprattutto un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche “più bavaglio per tutti?“.

L’ex delfino colpisce la creatura politica di Silvio Berlusconi a tutti i livelli, dalla leadership alla dirigenza, fino ai criteri utilizzati per la selezione dei candidati. “Ma davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi (Maria Rosaria Rossi, ndr), o comunque dipendere da un suo finale atto di volontà?. Davvero pensiamo che dirigenti possano essere esclusi in Puglia e non solo dalle elezioni regionali e domani dalle elezioni politiche solo per aver espresso un’opinione nel dibattito di partito o per aver partecipato ad un’assemblea? Dove siamo finiti? Non eravamo, o non dicevamo di essere, un partito liberale di massa?”.

“Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani di un grande cambiamento e di una profonda riforma liberale  – premette Fitto nella sua lettera – un mix di errori politici e di circostanze esterne negative ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa. Per parte mia, insieme a tanti amici, rivendico di essere stato accanto a Berlusconi nelle fasi per lui più dure, quelle degli attacchi giudiziari, dell’uso politico della giustizia, del tentativo di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria.  Ma ora che le nubi giudiziarie sono in gran parte diradate intorno a Silvio Berlusconi, è venuto il momento di discutere in modo intellettualmente onesto della situazione che è sotto gli occhi di tutti”, sottolinea Fitto evidenziando di aver scritto queste “poche righe” sul suo blog “con i sentimenti con cui ci sia accosta a una vicenda che sa di tragedia greca o shakespeariana“.

Lo psicodramma azzurro non sembra avere fine. L’ex Cav si sbraccia da giorni per chiamare il centrodestra all’unità e, soprattutto, tentare di tenere unite le file del suo partito, ma non incassa altro che fughe, defezioni e tradimenti. L’ultimo, quello di Francesco Schittulli, il medico barese che giovedì ha mollato gli azzurri per proseguire “la campagna elettorale con le forze politiche e i movimenti che hanno condiviso” il suo progetto, ovvero con il leader dei ribelli azzurri Raffaele Fitto. Ma l’addio che ha destato più scalpore, per il personaggio in questione e per i toni che lo hanno accompagnato, è stato quello di Sandro Bondi.

Mercoledì l’ex ministro della Cultura e sua moglie Manuela Repetti avevano lasciato Forza Italia e venerdì avevano risposto alle critiche del leader (“Chi tra noi dispone di visibilità mediatica deve porre immediatamente fine a qualsiasi polemica – aveva detto l’ex Cavaliere – che risulta non solo inutile ma anche dannosa”. Perché “stare in un movimento politico significa accettarne le regole, discutere liberamente, e poi collaborare lealmente alla linea che la maggioranza ha deciso”) con un contrattacco al vetriolo: “La senatrice Repetti ed io abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di Fi e la giustezza della nostra decisione. Noi non staremo in silenzio perché siamo persone che possono sbagliare, ma intendiamo restare persone libere e autonome”.