Il falso in bilancio torna reato: il Senato ha approvato, con voto segreto, con 124 voti favorevoli, l’articolo 8 del disegno di legge sull’anticorruzione. Secondo il testo passato in Aula non si dovrà provare di aver alterato il mercato o di aver prodotto un danno alla società quando si rappresentano situazioni non vere nei bilanci. Pene più aspre per società quotate; da 1 a 5 anni per false comunicazioni. Il voto definitivo sul disegno di legge è atteso nel pomeriggio di oggi, primo aprile: alle 16 inizieranno le dichiarazioni di voto.

Nel Pd 17 assenti. Puppato: “Siamo sul filo di lana”
I contrari all’articolo sul falso in bilancio sono stati 74, gli astenuti 43. Ma la maggioranza ha rischiato più volte di finire sotto. Anche sullo stesso articolo che reintroduce il falso in bilancio, passato con soli tre voti di scarto. Su una maggioranza di 121 hanno detto sì a scrutinio segreto solo in 124. I no sono stati 74 e gli astenuti 43. In Ap-Ncd non hanno partecipato alla votazione in 15 tra cui Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Pier Ferdinando Casini. Per il Pd gli assenti sono stati 17 tra cui Linda Lanzillotta, Nicola Latorre, la responsabile Scuola Francesca Puglisi, Ugo Sposetti, Rosa Maria Di Giorgi. “La maggioranza saggia del Senato sta tenendo – spiega Laura Puppato (Pd) –  e anche l’articolo che ripristina il falso in bilancio è stato approvato dall’Aula. Ma ad ogni voto segreto si riducono di molto i margini, 40/50 voti spariscono e in alcuni casi la differenza è minima, siamo sul filo di lana”.

Sel si astiene, Fi vota contro
Prima del voto segreto Peppe De Cristofaro (Sel) ha annunciato in Aula l’astensione del gruppo dei vendoliani sulla questione del falso in bilancio spiegando che “il falso in bilancio avrebbe meritato una ben altra impostazione e non un compromesso al ribasso”. Sinistra ecologia e libertà tuttavia dirà sì in sede di voto finale. Contraria Forza Italia, espresso dall’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che ha parlato di un “articolo incostituzionale” e di una “norma propaganda” del governo. Quattordici gli assenti in Forza Italia al momento del voto. Tra questi Maria Rosaria Rossi, Denis Verdini, Niccolò Ghedini, Altero Matteoli.

Il Pd: “M5s ruota di scorta di Fi”
Il Pd definisce l’M5s una “ruota di scorta” di Forza Italia: “Deve far riflettere – dichiara Franco Mirabelli, capogruppo democratico in commissione Antimafia – il fatto che i Cinque Stelle, dopo aver fatto finta per mesi di volere le norme anticorruzione, oggi hanno persino votato contro alla reintroduzione del falso in bilancio. Gli italiani devono sapere che i grillini hanno votato con chi il falso in bilancio l’aveva cancellato. Insomma dopo aver demonizzato il patto del Nazareno, pur di combattere il governo, i Cinquestelle si sono ridotti a fare da ruota di scorta di Forza Italia nel contrastare le norme anticorruzione”. Intanto però il governo ha accolto l’ordine del giorno M5s sugli agenti “provocatori” sotto copertura. L’odg raccomanda all’esecutivo di valutare la possibilità di estendere le operazioni anche alla Pubblica amministrazione, contro i reati di concussione e corruzione.

Pene più alte per false comunicazioni delle società quotate
Approvato anche l’articolo 10 che prevede un inasprimento delle pene per le false comunicazioni delle società quotate: si rischia la reclusione da tre a 8 anni. Tra gli altri articoli approvati (146 sì, 95 no, 8 astenuti) quello sulla pena per i fatti di “lieve entità”, per i quali sono previsti da 6 mesi a 3 anni, “tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta”. Con 205 voti favorevoli, 56 contrari ed un solo astenuto è stato invece approvato l’articolo 11: previste sanzioni pecuniarie più severe per le false comunicazioni per tutti i tipi di società. Se i vertici delle società commetteranno tale reato, dovranno pagare dalle 200 alle 600 quote. Respinta la proposta M5s che prevedeva il “Daspo” per i corrotti, vale a dire “l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione”.

M5s: “Votazioni irregolari, senatori di Fi ‘pianisti'”
Ma l’esame del testo avviene tra accuse e proteste che vedono protagonisti i senatori del Movimento Cinque Stelle che additano il gruppo di Forza Italia dove sarebbero stati avvistati “pianisti”, cioè parlamentari che votano per gli assenti. Tra questi Francesco Aracri che secondo il grillino Lello Ciampolillo “per conto di Tarquinio, sia oggi che ieri”. Lucio Tarquinio è un senatore foggiano di Forza Italia in “quota Fitto”. Per contro Maurizio Gasparri ha chiesto al presidente Grasso di prendere dei provvedimenti nei confronti di Ciampolillo ritenuto “colpevole” di effettuare riprese video in aula, cosa non permessa dal regolamento di Palazzo Madama. Grasso ha poi comunicato che il voto di Aracri “non è influente” e, quindi, la “votazione è confermata”.

Ma il M5s non molla: “La legge sull’anti-corruzione è falsata dal voto di pianisti – denuncia il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Cappelletti – che si esprimono per senatori assenti e il presidente Grasso non annulla le votazioni”. Cappelletti aggiunge che “molti emendamenti anche migliorativi non vengono approvati sul filo del rasoio per 1-3 voti. Il Movimento 5 Stelle ha già scoperto un ‘pianista’ che ha votato per il senatore Tarquinio assente in Aula, ma di fronte alle denunce del M5s. Grasso non annulla votazioni palesemente irregolari. E’ assurdo, un paradosso totale. Si vota una legge che vorrebbe contrastare l’illegalità che è falsata dall’irregolarità del voto sugli emendamenti! Come se si volessero contrastare i furti e vengono ignorate le denunce puntuali di chi individua i ladri”.