“Campionato falsato!”. Dopo essersi preoccupato per settimane dei problemi seri del Parma, il calcio italiano torna ad uno dei suoi passatempi preferiti: le polemiche sugli arbitraggi. Stavolta l’attacco è da parte del Napoli, furioso per il gol di Pinilla (viziato da un fallo su Henrique non visto dall’arbitro Calvarese), che ha permesso all’Atalanta di strappare un pareggio al San Paolo. Due messaggi su Twitter, uno più pesante dell’altro: “È una vergogna: Tavecchio non può perdere la sua credibilità in questo modo”. E ancora: “Un arbitraggio non da Serie A che falsa il campionato. In Inghilterra non sarebbe successo”. Parole inequivocabili. Postate su internet attraverso l’account ufficiale del club, che è come se le avesse pronunciate Aurelio De Laurentiis in persona.

Difficile interpretare una presa di posizione dai toni così bellicosi. Al di là del riferimento esterofilo poco calzante (di orrori arbitrali se ne vedono ovunque), colpisce soprattutto la citazione del presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio. Che De Laurentiis non sia in grande sintonia con l’attuale dirigenza del pallone non è un mistero: lo dimostra anche l’astensione (dal forte valore simbolico) nell’ultima assemblea di Lega che ha varato il piano di salvataggio del Parma. Ma chiamare in causa la Figc in questa maniera significa quasi insinuare che possano esserci interessi politici ad influenzare la corsa per la Champions, dove è coinvolta anche la Lazio. Continuando a rimestare quei sospetti che, dopo la famosa intercettazione di Lotito, riconnettono ogni svista sul campo a presunte manovre extracalcistiche.

Di certo il Napoli vive in un clima da tutti contro tutti davvero esasperato. Prima il silenzio stampa ad aziendam in segno di protesta contro Sky. Adesso i tweet al veleno, rincarati da Rafa Benitez che davanti ai microfoni della pay-tv (con cui è tornato a parlare) chiede provocatoriamente l’aggiunta di altri due arbitri supplementari. “Visto che quattro non hanno visto”. Tanto rumore mediatico dietro cui si celano interessi politici e ripicche. Ma che rischia di nascondere il vero problema dei partenopei: una crisi che è tutta calcistica, e che diventa societaria soltanto perché nasce fuori dal campo, dalle scelte sbagliate di presidente, dirigenti e allenatore.

Dopo il pareggio contro l’Atalanta il Napoli è scivolato al quinto posto in classifica, di nuovo fuori dalla zona Champions che ad inizio anno sembrava un traguardo pressoché acquisito. La squadra non vince da cinque partite, non fa punti fuori casa dal primo febbraio (2-1 al Chievo); anche al San Paolo pareggia troppo, non riuscendo a battere la quart’ultima in classifica in superiorità numerica, o facendosi rimontare in dieci minuti due gol dall’Inter derelitta di questo periodo. In classifica ha 11 punti in meno rispetto all’anno scorso, frutto di addirittura 36 gol subiti (peggior difesa delle prime dieci). E tutto questo perché è una formazione costruita male. Senza un portiere vero, con Benitez che a metà stagione si ritrova costretto a promuovere titolare la riserva Andujar, per i troppi errori di Rafael (su cui aveva puntato la società, scegliendo di non sostituire Pepe Reina). Senza una coppia di difesa affidabile, visto che tutti i centrali acquistati negli ultimi anni (da Britos a Koulibaly, passando per Henrique protagonista del “fattaccio” di ieri sera) si sono dimostrati inadeguati. Senza un leader a centrocampo, in cerca di un faro dai tempi di Mazzarri, e che quest’anno invece è tornato indietro alla coppia Inler-Gargano già bocciata stagioni fa. Ciononostante, gli azzurri restano comunque la squadra probabilmente più attrezzata alle spalle di Juventus e Roma. E qui subentrano le responsabilità dell’allenatore: suscettibile e permaloso nei confronti delle critiche, ma incapace di dare continuità ai risultati, a volte prigioniero dei suoi dogmi tattici.

Il Napoli è ancora in corsa per tutto: può arrivare secondo in campionato, conquistare Coppa Italia e l’Europa League. Ma può anche rimanere a mani vuote, senza titoli e soprattutto fuori dalla Champions League. Uno scenario catastrofico per i bilanci della società e per il futuro delle sue stelle (difficilmente Higuain accetterebbe di restare un altro anno senza Champions). Forse è solo questo che turba tanto Napoli: le urla nascondono paura.

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