Non solo un nuovo danno di immagine. Ora su Expo potrebbero abbattersi ulteriori ritardi. Le indagini della procura di Firenze, secondo cui la rete del superburocrate Ercole Incalza controllava gli appalti delle grandi opere, rischiano di avere conseguenze anche sui lavori per la costruzione di Palazzo Italia. Ad aggiudicarsi la gara è stata Italiana Costruzioni, ma l’affidamento per i pm è stato pilotato. Così le carte dell’inchiesta e del bando sono ora sotto l’esame dell’Autorità anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone. Tra le misure ipotizzate anche il commissariamento, come già successo per la società Maltauro e il cantiere delle Vie d’Acqua.

Non ci voleva, a poco più di un mese dal via dell’esposizione. Al di là delle rassicurazioni ufficiali, la situazione è già critica. Che i lavori sul sito scontino diversi ritardi lo dimostra il bando pubblicato per l’allestimento delle quinte di camouflage, ovvero le pezze con cui nascondere le opere non terminate. A Palazzo Italia si lavora 24 ore su 24 per recuperare il più possibile. E un intervento dell’Anac rischia di inceppare la macchina. Mercoledì sera in un vertice di emergenza a Fiumicino Cantone ha fatto il punto con il commissario unico Giuseppe Sala e con il ministro con delega all’Expo Maurizio Martina. La decisione del magistrato è prevista in tempi brevi, forse entro lunedì. Tre le ipotesi messe a disposizione dalla legge che gli ha affidato il potere di controllo su Expo: il commissariamento, la sostituzione dei vertici della società e la “misura di sostegno e monitoraggio” dell’azienda, ovvero una sorta di sorveglianza speciale sull’appalto. Quest’ultima è la soluzione che inciderebbe meno sui tempi del cantiere, auspicata anche da Sala.

Italiana Costruzioni ha negato ogni responsabilità. Ma tra gli indagati dell’inchiesta di Firenze ci sono i sui referenti Attilio e Luca Navarra oltre al responsabile dell’ufficio Gare Alessandro Paglia, mentre rimane da identificare un pubblico ufficiale che secondo i pm ha contribuito a pilotare la gara. A vincerla è stata a dicembre 2013 un’associazione temporanea di imprese con dentro Italiani Costruzioni e il Consorzio Veneto Cooperativo (Coveco). Alla presentazione dell’offerta ha collaborato anche Stefano Perotti, l’imprenditore arrestato che ha regalato un Rolex da 10mila euro e ha trovato lavoro al figlio del ministro Maurizio Lupi. L’importo di aggiudicazione è stato di 18,5 milioni di euro, con un ribasso del 27,58% sulla base d’asta. Italiana Costruzioni ha ottenuto in seguito anche l’appalto per la realizzazione di alcune strutture lungo il cardo, comprese nel progetto del Padiglione Italia, il cui ex responsabile Antonio Acerbo, già finito ai domiciliari per l’inchiesta milanese sulle Vie d’Acqua, è indagato pure a Firenze. L’affidamento di queste opere, per un valore di 9,5 milioni, è avvenuta senza bando, con un’estensione dell’appalto di Palazzo Italia motivata da motivi d’urgenza. Una pratica sulla cui opportunità aveva già mostrato tutti i suoi dubbi Cantone. Che ora dovrà dire la sua anche sugli extra-costi presentati da Italiana Costruzioni per 10-20 milioni di euro. E sul suo eventuale commissariamento.

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