Incarichi di lavoro e regali alla famiglia Lupi. Fino alle nomine politiche. Dove arrivava il “sistema Incalza? Arrivava a far dire al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi che se qualcuno avesse solo sfiorato la “struttura tecnica di missione” creata dal superburocrate arrestato, avrebbe minacciato la crisi di governo, cosa che Ncd non ha mai fatto su temi più che sensibili come la riforma della giustizia o diritti civili. E ora che Incalza è in carcere e la magistratura lo definisce soggetto “in grado di condizionare il settore degli appalti pubblici per moltissimi anni”, il ministro continua a fargli da scudo: “Era ed è – dice – una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli”. Ma, secondo l’ordinanza del gip, nello scambio di favori che caratterizzava anche questa storia (come Expo, come il Mose) cadeva anche la famiglia Lupi. Nelle carte dei magistrati si legge che “effettivamente Stefano Perotti (imprenditore arrestato, ndr) ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi“. Cioè il secondogenito del ministro in quota Comunione e Liberazione. Così ora a chiedere le dimissioni sono il leader dei Verdi Angelo Bonelli e il Movimento Cinque Stelle, mentre Sel vuole una commissione d’inchiesta. E, in mezzo al silenzio perfetto, c’è una voce del Pd che consiglia una riflessione sul ministro: “Ancora una volta il ministro Lupi è chiamato in causa da un’inchiesta – dice Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare del Comune di Milano – Lui, Lupi, non è tra gli indagati. Però, fossi in lui, qualche domanda sui giudizi che esprime e sulle relazioni che intrattiene me la farei. E, fossi in noi, una valutazione su di lui, la farei. Anzi: io l’ho già fatta”. Chi invece ritiene sia “prematuro parlare di dimissioni” è il sottosegretario Graziano Delrio che a Otto e mezzo difende il ministro, che “ha fornito le spiegazioni sul figlio”. In una nota Lupi precisa di non aver “mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”. Ma nello stesso comunicato il ministro ammette che il figlio ha lavorato dal febbraio 2014 al febbraio 2015 allo studio Mor di Genova.

I lavori di Lupi jr
Lo studio Mor di Genova è uno dei centri dell’inchiesta: Giorgio Mor è il cognato di Perotti. A parlare, al telefono, degli incarichi a Luca Lupi nell’azienda di Perotti è Giulio Burchi, uno degli indagati, ritenuto “attendibile” dal giudice per le indagini preliminari. In due occasioni Burchi parla dell’assunzione di Lupi jr. Il primo luglio parla al telefono con Alberto Rubegni, uomo di Gavio e attuale consigliere d’amministrazione dell’Autostrada Torino-Milano: “Il nostro Perottibus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco”, ha vinto “anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita”. Perotti, scrive il giudice, nell’ambito della commessa Eni, stipulerà un contratto con Giorgio Mor, affidandogli l’incarico di coordinatore del lavoro che, a sua volta, nominerà quale ‘persona fissa in cantiere’ Luca Lupi” per 2mila euro al mese. Il 21 ottobre 2014 è al telefono con un dirigente dell’Anas, Massimo Averardi: “Ho visto Perotti l’altro giorno, tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più. Perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, glieli hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?”. 

La “triangolazione”: “A lui dobbiamo dare sicurezza”
Ma non c’è da cercare molto per saperne di più perché della questione Mor e Perotti parlano anche tra loro, al telefono. E’ il 16 febbraio 2014. Mor sembra voler salvare almeno le forme e chiede al cognato Perotti se fosse possibile assumere il giovane Lupi “in maniera meno formale”: “Ci siamo, abbiamo fatto una riflessione che sembrava poco opportuno era la triangolazione“. La “triangolazione”: secondo il gip è un’espressione che riunisce tre nomi, cioè Perotti, Mor e Luca Lupi. Il primo riceve l’incarico da Eni per un’attività di progettazione, stipula un contratto con il secondo affidandogli un incarico di coordinatore; il secondo nominerà come “persona fissa in cantiere” il terzo. Cioè il figlio del ministro. Ma Perotti “delude” il cognato: un’assunzione “meno formale” proprio non si può fare. “A lui (Lupi, ndr) dobbiamo dare la sicurezza” precisa Perotti, anche se riconosce che “può esistere un minimo di rischio“. Quale rischio? Per il gip “la preoccupazione di Stefano Perotti e Giorgio Mor non è comprensibile al di fuori di uno scenario illecito”. D’altra parte non c’è nulla da nascondere se un privato vuole assumere chicchessia. Nulla da nascondere a meno che, ipotizzano i magistrati, l’assunzione non venga “immaginata quale il corrispettivo di qualche utilità fornita da Maurizio Lupi per il tramite di Ercole Incalza”.

I regali ai Lupi: l’abito sartoriale e il Rolex
Ma l’intreccio tra i personaggi dell’inchiesta e la famiglia Lupi non finisce agli incarichi. Sconfina anche in qualche regalino generoso. A regalare un abito sartoriale al ministro è Franco Cavallo (arrestato) che secondo gli inquirenti ha uno “stretto legame” con il ministro. “Da una telefonata del 22 febbraio 2014 – si legge nell’ordinanza – emerge che Vincenzo Barbato“, un sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero, “sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi”. Al figlio Luca, invece, sarebbe stato regalato un orologio. “Va segnalato – scrive il giudice – il regalo fatto dai coniugi Perotti al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: trattasi di un orologio Rolex del valore di 10.350 euro che Stefano Perotti fa pervenire a Luca Lupi tramite Franco Cavallo”.

Lupi con Incalza a costo di far cadere il governo
Incalza pare fare e disfare. Sembra avere potere di nomina. La sua struttura sembra talmente inattaccabile che un eventuale smantellamento fa andare su tutte le furie il ministro Lupi, tanto da fargli minacciare di buttare giù il governo, altro che “centrodestra responsabile” al “servizio del Paese” per le “riforme”, eccetera. Incalza, sottolinea il gip, si batte senza riposo per difendere la Struttura tecnica di missione, da lui creata e da lui diretta per la realizzazione delle cosiddette grandi opere. Ma vuole anche non venga trasferita dal ministero a Palazzo Chigi. Il 16 dicembre 2014 Lupi chiama Incalza e lo rassicura: a difendere la Struttura di missione c’è lui. “Vabbè, l’altra cosa che mi dispiace e ne parlerò con la Ida domani, è questa roba per cui è evidente che… Cioè ancora continuare a dire che nessuno ha difeso la Struttura Tecnica di Missione mi fa girare molto i coglioni eh! Scusami, perché se non l’avessi detta io, se non fossi intervenuto io, lasciate stare il Pd che la vuole trasferire, non entrava nell’emendamento governativo questa cosa qui”. La difesa è a qualunque costo, apparentemente (e forse è la notizia) anche a quello di mollare la poltrona di ministro: “Vado io, guarda. Siccome su questa cosa, te lo dico già, però io non voglio… Cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a cagare! Cazzo! Ho capito! Ma non possono dire altre robe! Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura tecnica di missione non c’è più il governo! L’hai capito non l’hanno capito?”.

Nencini vice di Lupi: il ritorno dei socialisti (amici di Incalza)
Incalza è così potente, secondo i magistrati, che sembra in grado di ricostruire al ministero il circolo ricreativo dei socialisti. E’ Maurizio Lupi, ancora una volta, a parlare (al telefono) e conferma al suo dirigente che è grazie alla sua “sponsorizzazione” che uno dei viceministri ai Trasporti è Riccardo Nencini: “Dopo che tu hai dato… hai coperto … hai dato la sponsorizzazione per Nencini, l’abbiamo fatto vice ministro, alle Infrastrutture”). E Lupi invita quindi Incalza a parlargli e a dirgli “che non rompa i coglioni“. Il viceministro replica che è “millantato credito”. Riccardo Nencini è un senatore eletto nelle liste del Pd, ma è segretario nazionale di quel che resta del Psi. Ha fatto il presidente del consiglio regionale della Toscana per 10 anni, successore di Giulio Boselli (sempre se qualcuno se lo ricorda). Ancora prima fu europarlamentare e si segnalò tra l’altro per una vicenda giudiziaria di rimborsi di viaggio e indennità per gli assistenti parlamentari: fu condannato dal tribunale Ue a rimborsare circa 450mila euro, ma poi la sentenza è stata annullata dalla Corte di giustizia del Lussemburgo. Ma non è l’unico socialista che ritrova Incalza al ministero. L’altro è il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, ex craxiano ed ex dalemiano, attualmente indagato per peculato nell’inchiesta sui rimborsi in consiglio regionale in Campania. Incalza, al telefono, si rallegra per la compagnia al ministero. Il suo interlocutore commenta: “Complimenti, sempre più coperto“.