Fermi per l’ennesima volta i lavori in commissione Giustizia sul ddl anti-corruzione e la discussione in Aula slitta ancora. Il testo sarebbe dovuto arrivare in Senato il 19 marzo, ma per un nuovo inconveniente i tempi si sono allungati. “Slitta la mia relazione prevista per domattina a causa del nuovo termine per la presentazione dei subemendamenti al falso in bilancio”, ha annunciato il relatore Nino D’Ascola (Ncd). Una possibilità che il Pd chiede però di evitare: “Si è verificato un problema tecnico”, ha detto il senatore democratico Giorgio Tonini. “Ora però ci sono dunque tutte le condizioni per proseguire spediti. Per questo sarebbe utile che l’evidente e continuato atteggiamento ostruzionistico di Fi cessasse e che il presidente della commissione lavorasse in modo imparziale per garantire il rapido proseguimento dei lavori”.

Il problema questa volta ha riguardato il decreto sui fatti di lievi entità, cui fa riferimento l’emendamento del governo sul falso in bilancio (presentato dall’esecutivo martedì 17 dopo mesi di attesa). Il provvedimento, come denunciato da Fi, Gal e M5S, al momento della presentazione della modifica non era legge, non essendo ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. “La sospensione dei lavori è stata dovuta alla situazione grottesca creatasi per il dilettantismo del governo“, ha detto il presidente della commissione Francesco Nitto Palma. Il testo è stato pubblicato alle 18 sul sito internet, ma non è bastato per bloccare l’ostruzionismo di Forza Italia. “Non è un problema di stampa”, ha detto il senatore Ciro Falanga, “ma di efficacia della norma che entra in vigore solo dopo la pubblicazione”.

Si è posto il problema dell’orario di pubblicazione del decreto: il termine per la presentazione dei subemendamenti agli emendamenti del governo scadeva infatti alle ore 13 di oggi e, secondo Fi, ciò porterebbe alla possibilità che tali subemendamenti siano stati presentati senza che i senatori abbiano avuto la possibilità di vedere il decreto cui fa riferimento l’emendamento del governo. Così il termine è stato riaperto fino alle 11 del 19 marzo e la relazione del relatore dovrà slittare. “E’ sbagliato”, ha commentato il capogruppo Pd in commissione Giuseppe Lumia, “correre il rischio di rinviare alla prossima settimana i lavori dell’aula. Il Paese non merita questo ulteriore rinvio”. Il Pd aveva “avanzato la proposta di lavorare stasera consentendo a chi volesse, di presentare ulteriori subemendamenti su un testo già conosciuto e di poter, così, approvare il testo in tarda serata e consentire domani all’Aula di affrontare finalmente la legge”.

Al momento risulta difficile per il governo mantenere la tabella di marcia prevista. Solo dalle 11 in poi del 19 marzo si potrà valutare il numero dei subemendamenti presentati, ai quali peraltro la commissione Bilancio dovrà dare un parere. Alle 15, inoltre, è convocato il Parlamento in seduta comune per l’elezione dei giudici costituzionali. E venerdì 20, al momento, l’Aula non risulta convocata.

Intanto hanno ottenuto il via libera della commissione le proposte di modifica dell’esecutivo che prevedono, per il reato di falso in bilancio, pene da 3 a 8 anni per le società quotate e da 1 a 5 anni per le società non quotate. Via libera anche alle sanzioni pecuniarie – da 400 a 600 quote per le società quotate e da 200 a 400 per le non quotate. Resta ‘sospeso’ invece l’emendamento che prevede, per le piccole società, cioè quelle che secondo il codice civile non possono fallire, la procedibilità a querela di parte con l’inclusione, sulla base di quanto deciso dalla recente riunione del Consiglio dei ministri, della non punibilità per particolare “tenuità del fatto” (e sub valutazione del giudice, caso per caso). Il Pd ha ritirato i suoi subemendamenti, tra i quali quello che portava da 5 a 6 la pena massima per le società non quotate.