“C’è una buona notizia. Alleluja, alleluja! Il famoso emendamento sul falso in bilancio è arrivato e questa è una novità importante”. Nel giorno in cui scoppia l’ennesimo scandalo corruzione, il presidente del Senato Pietro Grasso accoglie con soddisfazione l’agognato emendamento del governo sul falso in bilancio che dovrebbe sbloccare la legge anticorruzione in giacenza a Palazzo Madama da due anni. La seduta in Commissione giustizia al Senato, prima sospesa a causa dell’assenza dei senatori del Partito democratico che non si erano presentati, è poi ripresa, ma in serata si è interrotta e proseguirà domani 17 marzo a partire dalle 10. Inoltre è stato anticipato di tre ore, alle 13 di mercoledì 18 marzo il termine per la presentazione dei subemendamenti. Slitta quindi l’esame del ddl, visto che il testo, atteso per domani in Senato, verrà esaminato molto probabilmente dall’assemblea la prossima settimana.

“Penso che saremo pronti per portare il testo in Aula la prossima settimana”, conferma il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama Francesco Nitto Palma. “Abbiamo votato tutti gli emendamenti rimasti tranne una decina – prosegue – domani alle 14 finiremo il lavoro. Appena la commissione Bilancio ci darà il parere, noi se possibile li votiamo e penso non sarà un problema portare in Aula il testo la prossima settimana”.

Per il Guardasigilli Andrea Orlando il provvedimento presentato dal governo “è equilibrato, efficace e incisivo. Colma le lacune – ha detto il ministro – e può mordere il fenomeno della corruzione“. E su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha scritto: “Contro corruzione proposte governo: pene aumentate e prescrizione raddoppiata. E l’Autorità oggi è legge col presidente Cantone“. I componenti dem in una nota hanno poi chiarito che “non c’è stata assenza dei senatori del Pd in commissione Giustizia a palazzo Madama, né tanto meno alcuna richiesta di verifica del numero legale”. Al contrario, “c’è stato solo qualche ritardo sull’inizio dei lavori per permettere a tutti i senatori, alcuni dei quali impegnati in riunioni che si svolgevano fuori dal Senato, di raggiungere la commissione. Ora i lavori procedono speditamente con l’esame degli emendamenti al ddl anticorruzione”. 

L’emendamento del governo – La norma prevede l’aumento delle sanzioni nelle società quotate e non e conferma l’eliminazione delle soglie di non punibilità di berlusconiana memoria come previsto dal ddl Grasso. Così il falso in bilancio torna ad essere un reato. Ma non un reato di danno, bensì di pericolo. Il che significa che non si dovrà provare di aver alterato il mercato o di aver prodotto un danno alla società quando si rappresentano situazioni non vere nei bilanci.

Si inaspriscono inoltre le pene per le società quotate in borsa, per quelle che emettono titoli sul mercato e per le banche: chi falsifica il bilancio di questo tipo di società rischia da 3 a 8 anni di reclusione. Rendendo così possibili eventuali intercettazioni.

Per le normali società, invece, nel caso in cui “consapevolmente” si espongano “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero” o li si omettano, la pena è della reclusione da 1 a 5 anni. Cioè senza intercettazioni, previste per i reati con condanne superiori ai 5 anni.

Per le piccole società, cioè quelle che secondo il codice civile non possono fallire, è prevista la procedibilità a querela di parte. Per i fatti di lieve entità, la reclusione andrà dai 6 mesi ai 3 anni, mentre è prevista, sulla base di quanto deciso dalla recente riunione del Consiglio dei ministri, la non punibilità per particolare “tenuità del fatto”. Ma toccherà al giudice valutare caso per caso.

Tuttavia non saranno solo i direttori generali o gli amministratori, o i sindaci a pagare in caso di falso in bilancio. Se i vertici delle società commetteranno tale reato, anche per loro sanzioni più severe: dovranno pagare dalle 200 alle 600 quote.